Il senso della bellezza | Giulia Marcon

Testo inedito

“Forse l’Italia e’ destinata a chiarire su quali fattori della vita moderna ci si debba fondare per recuperare il perduto senso della bellezza e promuovere, nell’era industrializzata, una nuova unita’ culturale”, suggerisce fiduciosamente Walter Gropius nell’introduzione alla prima edizione in italiano di Architettura integrata, nel 1958, pubblicata da Mondadori nel 1959.

Ancora invece, il processo progettuale in Italia e’ in fase di stallo, da sempre, da quando le rovine sotto alla marea di strati sono state rispolverate e si e’ rimasti a rimirarle stupefatti.

Gropius aggiunge poi di aver percepito, gia’in giovane eta’ “la caotica bruttezza dell’ambiente umano che l’eta’ moderna, dominata dall’industrializzazione, ha modellato, in confronto all’armonia, alla bellezza delle citta’ antiche” (Gropius, 1959, introduzione)

E sono proprio questi magnifici centri che hanno determinato la nostra immobilita’: i vecchi centri non hanno sbocchi, sono inchiodati al muro di una parete invalicabile, intoccabile, costosa da manutentire.

Tuttavia il vero stallo riguarda l’approccio: non si interagisce con l’esistente, che viene visto come qualcosa da conservare così come è, e siamo famosi per questo, diversamente all’estero senza remore piegano il resto all’attualità, ovvero al bisogno, esso diviene cosi’ spazio integrante della comunita’.

Un cattivissimo esempio vede protagonista il centro di Sofia: i bulgari hanno riesumato i resti romani, sono finalmente riusciti a darsi un certo tono europeo, che li allontani dalla Russia, ma hanno congestionato l’intera area centrale, monopolizzandola.

“We can all enjoy a unique site, which no other EU capital has, except Rome,” asseriva infatti a tal proposito nel 2016, Vezhdi Rashidov, Ministro della Cultura della Repubblica di Bulgaria in un articolo del Balkan Insight, marcando le enormi dimensioni del progetto di rinvenimento.

Infatti aggiunge che: “The project had been long-anticipated and had “suffered”, referring to its problematic realization”, iniziato cinque anni addietro in occasione del processo di scavo per i tunnel della metropolitana. Il risultato e’ artificioso, occasionalmente rispettoso del reale tracciato, il quale e’ aggiustato alla bella meglio perche’ a pochi metri vi e’ gia’ una citta’ con un assetto prestabilito.

Il vero stallo sta nel non sapere come proceder con la questione della bellezza.

La bellezza deve facilmente essere correlata alla funzione per non ricadere nell’effimero.

Ma allora dove sono i nuovi progetti che incorporano i pannelli solari? Come superare i tetti con queste croste blu sparsi per tutta Italia?

Come e’ possibile che non ci siamo ancora premuniti di creare il linguaggio adeguato ad accogliere il pannello solare?

I nostri centri sono immobili perche’ e’ il borgo antico l’unica cosa che ci rimane da guardare e stiamo bene attenti a salvaguardare questo ultimo ancestrale barlume di bellezza.

Come abbiamo potuto lasciare che ad un passo dal centro, non si possa volgere lo sguardo ne’ a destra ne’ a sinistra senza inorridire?

Le zone industriali sono come un pugno nell’occhio. Quale occasione perduta! Ha mai veramente progettato un architetto in Italia una fabbrica? Il processo progettuale deve essere quell’univoco universale processo che tiene in considerazione le specificita’ di ogni singolo programma, basato su quei comini denominatori validi dal tempo dei tempi, quali l’interazione con la natura, il benessere sociale, l’utilizzo di materiali sani, la creazione di un oculato rapporto con il contesto.

A cosa ci sono servite le lezioni di Gropius e Behrens che a scuola ripetiamo ad ogni corso?

A cosa serve la tutela ambientale se poi lasciamo costruire questi scempi che nemmeno in Bulgaria nel 2020 si permettono di creare?
E adesso che sono abbandonati e vuoti? Cosa stiamo facendo? Abbiamo l’occasione di disfarcene senza fatica, ma no, da bravi italiani rispettiamo le rovine. Tanto abbiamo quelle belle in centro se l’occhio sta male!

La bellezza si crea da se’ in base alla funzione, qui nemmeno la funzione esiste piu’. Le case del centro sono vuote e non servono a niente e le zone industriali sono brutte e abbandonate

Definendo lo spazio, a qualsiasi scala, dal piu’ complesso sistema metropolitano al minuzioso dettaglio di un oggetto, l’architettura determina la qualita’ della vita, influenza le relazioni che si creano tra ambiente e soggetto, crea le condizioni per lo sviluppo del benessere sociale.

Diceva bene Gropius che l’architetto deve concepire gli edifici come “ asili del flusso di vita che devono servire”. (Gropius, 1959, p.114)

Riferimenti bibliografici:
Walter Gropius, Architettura integrata, Amicizia italo-romena, Mondadori, Milano, 1959
dal web :
Mariya Cheresheva, Bulgaria Unveils Lost Roman City in Sofia, in Balkan Insight (21 aprile January 2016), https://balkaninsight.com/2016/04/21/bulgaria-opens-an-ancient-roman-city-in-sofia-for-visitors-04-20-2016/ (24/2/2020).

DATI PERSONALI:
Nome: Giulia
Cognome: Marcon
Data  di nascita:17/01/1987
Professione: Architetto

Scrivi un commento