H2Oltre | Rachele Mangano

Cara Adele,

ti scrivo per raccontarti del mio ultimo viaggio. Non so quanti altri viaggi potrò fare ed è fondamentale che tu sappia quanto sia importante preservare il mondo e le sue bellezze.

Il giorno che sono partita era un giorno di pioggia: le nuvole in cielo si erano addensate velocemente e di lì a poco sarebbe iniziato il mio viaggio. Non mi sono lasciata scoraggiare e sono partita: il paesaggio intorno era qualcosa di mai visto prima. Era infatti la prima volta che vedevo le montagne. Dall’alto sembrava di vedere come tante guglie, tipiche delle chiese gotiche, grigie e bianche, che spiccavano in mezzo a prati verdi. A loro volta, queste distese di alberi e vegetazione erano interrotti e attraversati da rivoli d’acqua più o meno grandi, che dalle cime delle montagne, dai laghetti che si vedovano tra una cima e un’altra e dalle sorgenti, scorrevano giù a valle. Più mi avvicinavo a terra e più si iniziavano a distinguere i vari paesi e le varie città, incastonate tra le montagne come dei diamanti in un anello. Questi paesi e chi li abita sono come sposi per queste montagne: dipendono uno dall’altro e ogni luogo parla di questo forte legame che li unisce. La conformazione delle città, le strade che si intravedevano e che collegano le comunità sparse per le valli, le architetture delle case stesse, sembravano come il riflesso della montagna che li protegge. Era la prima volta che vedevo paesi così piccoli, abituata come sono alla città e ai suoi spazi, e non ho potuto resistere: mi sono lanciata a capofitto nel primo borgo che ho incontrato, anche se l’itinerario del mio viaggio era diverso. Avrei dovuto infatti raggiungere la località di mare che avevo scelto il più velocemente possibile; ma la vista delle montagne mi aveva come incantata. Purtroppo non si viaggia più con la stessa facilità di un tempo: siamo ormai in poche, il clima è cambiato e il riscaldamento globale sta mettendo a dura prova tutta la mia comunità. Dobbiamo lavorare molto affinché la vita sulla Terra continui il suo ciclo vitale. Le mutazioni e l’evoluzione hanno nel tempo saputo risolvere molti problemi ma penso che senza acqua sulla Terra sarà impossibile andare avanti. I ghiacciai si sciolgono e occupano sempre meno superficie nel nostro pianeta e così è difficile poter integrare chi ci lascia per sempre. Sono scesa e davanti alla stazione ho incontrato una giovane ragazza mora, dai capelli mossi, alta e con un cappello rosso in testa. Avrà avuto vent’anni e stava aspettando l’autobus per raggiungere la sua famiglia. Stava parlando al cellulare e così ho potuto cogliere ciò che diceva: parlava del suo ultimo esame universitario con un’amica. Le stava raccontando del suo viaggio in treno dalla città alle “sue” montagne, così le aveva definite. Parlava delle Dolomiti e di come, al solo intravederle dal finestrino, si fosse emozionata. Strano, mi son detta. C’è così tanto amore per queste architetture naturali che non trova però spesso un riscontro nei comportamenti che ho visto avere da parte della maggior parte delle persone. Le “sue” montagne: pensare che avevo sentito lo stesso aggettivo possessivo usato da un marinaio seduto davanti al “suo” mare. Allora è vero quello che avevo visto scendendo dall’altro: queste montagne, questi boschi e questi prati non sono solo confini, delimitazioni, spazi. Sono entità vive, tanto più vive quanto si rispecchiano in chi li abita. Il paesaggio non è qualcosa di astratto ma anzi, è la parte più concreta e presente di tutti i tanti discorsi intorno l’architettura che ho sentito. Eppure non si parte mai da lui, quando si progetta. Non lo si interpella, non si va a conoscere la sua storia, non lo si rispetta; si ha la presunzione di pensare che l’idea progettuale che si ha in testa sia razionale e quindi giusta. In città ho avuto modo di conoscere personaggi di rilievo nell’ambito dell’architettura contemporanea e la parola chiave di ogni progetto era “il concept”. Quanto sarebbe invece molto più semplice guardare al paesaggio, ascoltare i suggerimenti che fornisce e partire da lì, per progettare. Il paesaggio è tale perché ha in se stesso un senso affettivo, storico e artistico. Allora perché non ci si rende conto di quanto pericoloso sia il consumo di suolo; perché non si ragiona sugli spazi cercando di valorizzare l’ambiente, proteggerlo e preservarlo invece di sfruttarlo ed inquinarlo. Non servono campagne politiche per cogliere l’importanza che ha l’acqua per la vita. Ci si deve asciugare la bocca da slogan e frasi fatte perché la morte delle mie sorelle sul ghiacciaio del Monte Bianco ha colpito duramente tutte noi gocce d’acqua dolce. Sembra però che l’uomo non pianga una lacrima per noi, così utili alla sua vita e alla sopravvivenza sua e della Terra. Si pensa che siamo una risorsa illimitata. Invece no, cara Adele, dillo a tutti che non siamo illimitate e che anzi, siamo sempre meno. Il paesaggio naturale è architettura, la influenza e la condiziona e nei migliori dei casi, preserva e protegge l’uomo. L’atteggiamento dell’uomo nei confronti dell’ambiente che lo circonda e in cui vive non è sempre stato però corretto. Questo ha portato all’omologazione del paesaggio, alla nascita delle periferie in cui tutto è standardizzato, dall’abitazione alla vita stessa delle persone. In alcuni casi però la natura si è poi ribellata a questa invasione senza controllo, riprendendosi i suoi spazi e ripristinando un ecosistema che stava andando estinguendosi.

L’autobus che la ragazza stava aspettando è arrivato ed nel frattempo è spuntato il sole. Il mio viaggio si è concluso in fretta questa volta. Il classico acquazzone estivo, intenso e vigoroso ma che dura poco e che lascia spazio al sole. Evaporo su nel cielo, lasciandoti però con un sorriso e colorando il cielo delle tinte dell’arcobaleno. Cara Adele, che stai tornando a casa su quell’autobus dalle “tue” montagne, fai tesoro di quello che studi e di quello che ti ho scritto e guarda fuori dal finestrino, che in cielo c’è l’architettura dell’acqua e della luce del sole.

DATI PERSONALI:
Nome: Rachele
Cognome: Mangano
Data di nascita: 08/02/1990 Bologna
Professione: Architetto

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