Resoconto #2 al Forte Prenestino per Witches Are Back! Intervista a Barbara Lalle – di Loredana Margheriti

Non è la prima volta che mi capita di assistere alle performance di Barbara Lalle, artista romana, e non è la prima volta che ho l’occasione di scriverne. È proprio per questo motivo che ho deciso di intervistarla: poche domande subito dopo la performance, a caldo, con il fuoco ancora acceso e le emozioni ancora vive. E infatti lei è un fiume in piena. 

D. Resoconto #2, raccontaci cosa lo differenzia dal progetto originario presentato pochi mesi fa alla TAG.

R. In occasione del decennale di Witches Are Back! ho fatto una proposta della performance “Resoconto #1” per un’ambientazione “site specific” ripensata e rimodulata proprio sugli spazi del Forte Prenestino. La performance si è svolta nella Piazza d’Armi del Forte, una costruzione di origine militare di ampie dimensioni; proprio per le caratteristiche del luogo ho coinvolto altre cinque performer e, dunque, siamo diventate sei spose. 

D. Con quale criterio scegli i performer che lavorano con te?

R. Anche questa volta i performer scelti non sono dei professionisti, proprio perchè, nella mia accezione sia di performance che di arte partecipativa, la performance sei tu con il tuo stato mentale, con i tuoi pensieri e la tua energia psichica. Il parterre era molto vario: Daniela Carreras, Marta Di Tella, Maria Teresa Filetici, Elisabetta Rampazzo, Caterina Rossi, che collaborano con me da vario tempo, ad eccezione di due ragazze che erano al loro battesimo. 

D. Che indicazioni hai dato loro per vivere questa esperienza?

R. L’idea era di avere sei donne, sei spose. Ognuna è entrata in scena da sola, e tutte si sono sparse nell’ambiente del Forte, performando lo spazio con uno sguardo vitreo, non perso, ma in qualche maniera assente, senza cercare l’interazione con gli altri, al punto che spesso i visitatori si rendevano conto della stranezza di vedere delle donne vestite da sposa dentro ad un centro sociale, non essendo consapevoli di essere spettatori di una performance. Sei spose perse dentro il Forte Prenestino: ognuna si muoveva autonomamente, nessun contatto tra di loro, nessuna coreografia. Ognuno, come nella vita reale, quando cerca di portare avanti un sogno che magari non è nemmeno il suo, prende e, senza guardare l’orizzonte, tira dritto. Quindi sembravamo quasi dei fantasmi in mezzo agli altri, al punto che ad un certo momento è passato casualmente un uomo con un carrello della spesa. 

D. Per la prima volta c’è stata la collaborazione con il Laboratorio sartoriale puELLE: cosa ci dici di loro?

R. Il Laboratorio sartoriale puELLE di Priscilla Percuoco, Francesca Romanzi e Cecilia Catena è stato davvero prezioso. Nella precedente performance indossavo un vero vestito da sposa, molto più grande, scomodo. Questa volta invece ho vestito con i miei abiti le performer; ho svuotato di tutti gli indumenti bianchi il mio guardaroba, sia estivo che invernale, perché mi piaceva l’idea che le spose potessero essere loro stesse ma contemporaneamente anche la moltiplicazione di me stessa. Ho chiesto espressamente di non portare il loro materiale perché lo avrei fornito io stessa al laboratorio sartoriale. Ci tenevo che tutto fosse di mia proprietà: miei vestiti, calchi di me, che potevano rappresentare tutti i nodi che avrei voluto sciogliere. Le puELLE, quindi, hanno saputo sapientemente riadattare i miei abiti sui corpi di ognuna delle spose. 

D. Perché utilizzi proprio la figura della sposa?

R. Il vestito da sposa e, in senso più lato il matrimonio, ritorna come uno dei tanti simboli di un qualcosa che noi ci troviamo a cercare di realizzare, ma che, una volta realizzato, poi ci rendiamo conto che non è un sogno nostro. 

D. La scelta del giorno di San Valentino per proporre una performance di questo tipo è stata voluta?

R. E’ stata una piacevole coincidenza: delle spose che si spogliano e che bruciano i vestiti proprio il giorno di San Valentino, in una serata di artiste femministe, organizzata da un collettivo femminile, è un caso che forse in fondo non lo è. 

D. Le spose avevano un aspetto incerto e precario, diccene le ragioni. 

R. Antonia Castellani ha curato il make up. Le velette delle spose erano rabberciate, ottenute da materiali di riciclo, erano spose non vere, ma iconograficamente riconoscibili. Ho voluto riproporre quindi l’idea della precarietà come in Resoconto #1, in cui l’abito era troppo lungo, troppo largo, un abito in cui inciampavo per davvero. In questo caso però, erano sei spose che portavano degli stracci, indossati con un senso di fasto pur non essendo abiti veri. Il senso di precarietà è identico, realizzato però con metodi diversi. Questa volta in sei, in un grande spazio, l’intervento andava tutto rimodulato. Disperse, abbiamo performato nell’ambiente, facendo delle camminate rituali come se si andasse verso un altare a cui però non si arrivava mai. Ritorna l’elemento della scala, questa volta una per tutte, su cui le ragazze salivano secondo il loro sentire.

D. Come mai la scelta della circolarità nel finale?

R. Le camminate circolari sono l’immagine di voler continuare un percorso già solcato da altri per te, in cui tu ti chiudi e in cui non riesci a vedere una fine, anche se in realtà una fine esiste ed è nel vivifico fuoco. Fuoco che simbolicamente rappresenta ciò che abbiamo dentro di noi, il nostro spirito originario e originale, quello che ci fa essere “matte”. Diamoci il diritto di essere più matti!

D. Immagino che tu intenda un follia in senso lato. 

R. Nel senso di sentire forte quella spinta viva che è dentro di te e non scende a compromessi con i desideri, le trasposizioni e le proiezioni altrui. Io voglio essere me stessa e in questo vestito, come magari in quel percorso di vita o lavorativo o in quello schema relazionale, non voglio più starci e attraverso il fuoco riesco a liberarmi e a liberare anche la materia che è simbolo di quel progetto che non era il mio, perché ero entrata dentro uno schema in cui non sarei mai dovuta entrare. Riuscire a staccarsi, la spoliazione, fa parte di un percorso di crescita, che è, in questo caso, femminile perchè è stato rappresentato con delle donne e con dei loro simboli, ma in realtà è universale. 

D. Bella l’interazione nello spazio, le spose sembravano dei fantasmi, le persone le hanno percepite quasi come delle apparizioni, avvertivano qualcosa, ma non tutti avevano contezza del fatto che si stesse svolgendo una performance. 

R. Ognuna delle spose ha vissuto la liberazione con dei tempi diversi, io mi sono ritrovata per esempio, e non volutamente, da sola a dovermi ancora spogliare. Le altre erano quasi completamente libere mentre io avevo ancora parecchi indumenti intorno al fuoco e pian piano ho iniziato a togliermeli. Le altre erano già rimaste nude, per me è stato più difficile. 

D. La chiusura della scala e questo gran colpo sonoro hanno dato il senso della chiusura della performance. Qual è invece il senso della performance stessa?

R. Il senso del resoconto. C’è un momento della vita in cui dobbiamo fare un resoconto: sei donne, sei spose fanno questo resoconto ognuna con la sua tempistica, ma proprio perché individuale non avvengono interazioni tra le spose, il resoconto per ognuno arriva in un momento della vita diverso.

Si è naturalmente creato un cerchio, tante persone in grande attenzione e silenzio, nonostante ci fossero moltissime iniziative limitrofe. Si è ancora una volta creata la suggestione, la condivisione delle proprie emozioni con degli sconosciuti, ognuno con il bisogno impellente di partecipare. Le performance di Barbara Lalle esercitano sempre un’attrazione fortissima: il pubblico si ferma e il più delle volte partecipa con interesse ed empatia. 

Foto Ilaria Turini

Resoconto #2
performance di Barbara Lalle
a cura di Roberta Melasecca
con Barbara Lalle, Daniela Carreras, Marta Di Tella, Maria Teresa Filetici, Elisabetta Rampazzo, Caterina Rossi.
con la collaborazione del laboratorio sartoriale puELLE di Priscilla Percuoco, Francesca Romanzi e Cecilia Catena

Witches Are Back! 2010-2020
14 febbraio 2020 ore 20.30 | Forte Prenestino – Roma
Via F. Delpino, 187 Roma | www.forteprenestino.net 

Barbara Lalle | barbix2002@libero.it 

Interno 14 next | info@interno14next.it | www.interno14next.it
Roberta Melasecca Curator&Press
roberta.melasecca@gmail.com | www.melaseccapressoffice.it
tel. 3494945612

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