#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – FEBBRAIO 1970 – di Arcangelo Di Cesare

In questa cronaca racconto la storia di un architetto che ho sempre amato: Marcel Breuer; lo faccio attraverso una realizzazione non troppo nota: lo Z.U.P. di Bayonne in Francia. Breuer ebbè l’incarico nel 1964 dal ministro della cultura dell’epoca Andrè Malraux, scrittore, attivista politico e grande ammiratore di Le Corbusier. Bayonne era una città portuale, nella zona dei paesi baschi francese, che come tante altre città, nel dopoguerra, ebbe la necessità di affrontare una significativa crescita del 30% della popolazione. Il governo francese, per far fronte a questa priorità, approvò la legge sull’housing sociale che prese il nome Z.U.P.- Zone ad Urbanizzazione Prioritaria.

Nel suo intervento Breuer posizionò i grattacieli di 14 piani in cima alla cresta della collina e li dispose a formare una mezzaluna che abbracciava tutta l’area, in mezzo posizionò il centro civico, con biblioteca, studio medico, negozi, chiesa e le abitazioni basse. Le “lastre abitative”, così disposte, trasformarono l’orizzonte di Bayonne in un monumento alla modernità per la cittadinanza riuscendo anche a garantire, ai residenti, il godimento di un nuovo panorama sulla città storica. Il concetto strutturale dell’edificio consisteva nell’iterazione di una struttura cellulare, con pareti e solai di cemento armato, larga 5,7 metri, alta 2,66 metri e profonda 15,3 metri quanto tutta la larghezza dell’edificio. All’interno, combinando questi moduli, si riuscirono a comporre svariate tipologie abitative che permisero agli inquilini, nel tempo e con i potenziali cambiamenti dei bisogni, di poter restare negli edifici migrando solo in appartamenti diversi. In questo sistema di prefabbricazione spinta, i pannelli di tamponamento svolsero un ruolo primario; sagomati in maniera da vibrare asimmetricamente con finestre incassate a destra o sinistra e accostati in maniera alternata determinarono quel modello tridimensionale di cemento e vetro, di pieni e vuoti, di luce e ombra che è arrivato fino a noi. Nel tempo e, come tante architetture coeve, anche questo complesso ha rischiato la demolizione; nel 2015 si decise il restauro e molte delle cose pensate al tempo, tra cui i pannelli di rivestimento, diventarono una risorsa di quello che oggi è stato ribattezzato: “il Residence Breuer”. In fondo i lamenti dell’impotenza dell’architettura, anche di fronte ad un sistema abitativo draconiano, appaiono improvvisamente irrilevanti quando si trovano a riafferrare quel modernismo che continua imperterrito ad accogliere la vita delle persone.

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