Le nostre case al tempo del virus – di Marco Ermentini

Come cambia l’architettura nel tempo del Coronavirus?

Si sa, gli antichi romani avevano già inventato praticamente tutto nella dimora dell’uomo. Un piccolo spazio tra la porta d’ingresso della Domus e l’atrio con una precisa funzione di filtro, d’interstizio fra il fuori e il dentro era il vestibolo. Un percorso obbligato per spogliarsi prima di accedere all’intimità della casa.

Allo stesso modo è il Genkan dei giapponesi, la tradizionale anticamera, dove  togliere e riparare le scarpe per accedere alla parte vera e propria dell’abitazione.

Così questi tempi virali provocano una trasformazione nelle nostre case. Basta accesso diretto al soggiorno, si fa avanti un nuovo piccolo spazio per riporre scarpe e cappotti, cappello, guanti, tuta e mascherina, con un lavabo per lavare con cura le mani. Un filtro dotato di tutte le tecnologie per affrontare il nuovo (pericoloso) esterno.

Tuttavia in questo modo si accresce la nostra blindatura verso l’altro. In realtà la crisi c’è sempre stata ed è connaturata alla nostra presenza. La cosa che importa è proprio la risposta che insieme siamo in grado di darle.  

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