Nel suo andare, il fantastico ha mutato senso: GOING di Karen Woods – di Gianna Panicola


Nel suo andare, il fantastico ha mutato senso

GOING di Karen Woods
con 
Sadikisha Collier, Grazia Inserillo, Kee-Sook Lee, Silvya Parker Maier, Cetty Previtera e Madge Scott

Se ci dovessimo fermare un instante ad osservare il nostro cammino, il nostro proseguire di giorno, di sera, di notte, non importa quando, dove, con la pioggia, con il vento, ad osservare il movimento continuo, il fluire ininterrotto delle persone, della città, della vita, in quegli istanti di tempo, tutto potrebbe apparire diverso, mutato. Come nelle opere di Karen Woods, l’artista americana di “GOING”, la mostra personale curata da Robin King e Carla Ricevuto, presso la George Billis Gallery di New York e conclusasi lo scorso 7 dicembre.

La Woods ci rende partecipi dei suoi viaggi quotidiani, ci dà quella sensazione di vivere la città da un altro punto di vista, da chi l’attraversa, soffermandosi a guardare dal parebrezza di un’auto, dal finestrino di un aereo, di un autobus, di un treno. La resa dello spazio è sospesa, la percezione alterata dalla pioggia, dai vapori, dall’atmosfera satura, dalle luci della strada di notte. Cadono lentamente e silenziosamente, le goccioline acquistano un valore plastico, tante piccole sfere di cristallo impreziosiscono, nutrono un’intera città, fanno “vibrare l’anima addormentata del paesaggio” (Federico Garcìa Lorca).

Ci sono momenti in cui la pioggia cade velocemente, mescolando tutto. Gli improvvisi acquazzoni sono lì per cancellare ricordi e riportare nuove visioni, impressioni e sensazioni mutevoli. Chi osserva, viene coinvolto in una diluizione infinita, cammina sotto la pioggia e ha l’impressione di tramutarsi in un viaggiatore acquatico. La Woods ci mostra come nel suo passaggio, la città si riveli in tutta la sua bellezza e mutevolezza. La notte brilla di luci e di ombre, di mistero e di fascino. Scompare e riappare, scivola tra corsie bagnate e passanti che si fondono tra le automobili e i grattacieli di New York. Nella serie “Cruise”, il mare in tempesta è un fenomeno travolgente che si alterna al mare quieto, in cui la natura solida delle goccioline d’acqua assume una connotazione fantastica. 

Karen Wood incontra Sadikisha Collier, Grazia Inserillo, Kee-Sook Lee, Silvya Parker Maier, Cetty Previtera e Madge Scott, perché “Going” non è solo un attraversamento fisico di luoghi e di spazi, di conoscenza ma anche e soprattutto un incontro di persone e città che genera movimento psicologico emozionale. 

In “Paesaggi sulla pelle”, l’artista siciliana Grazia Inserillo, rievoca le antiche civiltà mediterranee, in cui i battiti del tamburo si fanno portatori dell’intreccio ritmico della vita, di esseri animati e inanimati, di piante. Su pelli del tamburo inferiore, la trama delicata ricama parti di paesaggio dai toni del glicine, del bianco, del verde, che si scompone e si innalza verso l’infinito. Su quello superiore, una luna dalla quale pende un filo di cotone. Il filo che collega e lega l’uomo alla luna, a tutto l’universo. 

Non possiamo sottrarci alla forza della natura, come non possiamo non ascoltare il nostro desiderio di lasciare i luoghi a noi cari, d’altronde i paesaggi della nostra terra rimarranno cuciti sulla nostra pelle, per sempre. 

Going è visita e attraversamento, dove paesaggi intrisi di luce e di colore, come in “Dream up and think pink” di Cetty Previtera, altra pittrice siciliana, ci riconducono ai luoghi dell’anima in rosa. Going è donna e “Placenta” di Ke-Sook Lee, una gonna di tessuto coreano, l’indumento femminile per eccellenza che copre la parte di corpo dal bacino in giù, è un utero che, dopo aver generato vita, riversa sulla terra la placenta in un bianco ricamo. Going è movimento, passaggio, mutamento e il corpo ha un ruolo assoluto. Nella sua performance, Carla Ricevuto, ha invitato le artiste presenti, a scrivere sul proprio corpo, a lasciare un messaggio, un’impronta, un segno. “Hope”, “Power”, “love”, un fiore disegnato sulla pelle, formando un percorso che la Ricevuto illumina con una lampadina, il cammino da seguire. La luce, attraverso il movimento del corpo, continua il viaggio di esplorazione, di conoscenza. E’ un inizio che può rivelarsi doloroso ma che riserva il germe del cambiamento. 

Il corpo femminile, nella sua complessità e meraviglia, è protagonista di un viaggio, in grado di capovolgere il significato dei principi essenziali che muovono la natura umana.

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