Uno sguardo dal ponte … dell’UNICAL – di Gabriello Grandinetti

UNO  SGUARDO  DAL  PONTE … DELL’ UNICAL
Cosenza,  Mostra / Convegno  50° Anniversario  Concorso Internazionale di Progettazione Unical: “ Segno, Disegno e Progetto di una Città ”

Parco Acquatico Rende  21-22  Novembre  2019 

Con uno sguardo retrospettivo ad una modalità progettuale pre-digitale si è aperta la mostra – convegno patrocinata dall’Ordine degli Architetti di Cosenza e dall’ Università della Calabria, facendo riemergere dall’archivio storico i disegni dei progetti in gara per il Concorso Internazionale bandito nel ’72 per la nascente Università della Calabria. 

 I commenti di alcuni dei principali artefici di quell’evento: gli architetti Massimo Pica Ciamarra, progettista del nucleo primigenio del Polifunzionale, Augusto Cagnardi dello Studio Gregotti Associati International ed Empio Malara, redattore del P.R.G. di Rende, non possono non farci riflettere in termini esclusivamente consuntivi nel genetliaco dei suoi fifty years. 

Tale è la distanza  che ci separa da quel fatidico bando di concorso, il primo nel Belpaese a prevedere un Campus Residenziale a struttura Dipartimentale, che ha visto in gara oltre 530 architetti di un vasto quadro internazionale confluito in 67 progetti censiti e rimasti anonimi, come è stato sottolineato nel convegno, fatta eccezione per i primi sei, successivamente  invitati a partecipare ad un nuovo bando di selezione, expressly made for gli architetti: Tarquini Martensson (Copenaghen – Danimarca), Piero Sartogo (Roma – Italia), Riccardo Dalisi (Napoli – Italia), Robert Mackenzie Smart (Glasgow – Gran Bretagna), Vittorio Gregotti (Milano – Italia), Jerzy Jozefowicz (Easrmolesey – Gran Bretagna).

 La giuria presieduta da Georges Candilis, Joseph Rykwert, Carlo Cocchia e il Rettore Andreatta deliberò il verdetto.  Com’è noto lo studio Gregotti fu aggiudicatario del concorso e a Martensson furono affidate le residenze degli studenti e dei docenti.

Per le alterne vicende che hanno caratterizzato l’iter della costruzione di quest’opera, al di la della cronaca dei fatti e delle polemiche sorte nel merito dell’appalto esclusivo dato in concessione, l’ingiustificata espulsione dalla D.L. e dalla Direzione Artistica dello studio Gregotti Associati costituirà l’evento cruciale che discende dall’avvicendarsi di nuovi interlocutori in consiglio di Amministrazione determinando  un deficit di comunicazione  che finirà per isolare precocemente, dopo 4 anni, il Progetto dai suoi artefici.

 Dal ribaltamento del modus operandi in essere dello studio Gregotti, messo fuori gioco, dipenderà l’esito delle ripercussioni critiche insolute, circa il riconoscimento dell’opera, essendosi riscontrate molteplici discontinuità con la matrice originaria degli esecutivi di progetto. 

Tuttavia senza entrare imprudentemente nel merito della questione, si può ritenere che l’impianto strutturale fin qui portato a termine, sembra aver mantenuto, in linea di principio, la sua pregnanza, ovvero la migliore forma possibile dell’oggetto, osservato come un landmark, la cui forza iconica si rapporta alla grande scala geografica della Valle del Crati.

Gli stimoli percettivi,  oltre che gestaltici, che sovrintendono a quel campo di osservazione concorrono a preservarne una potenziale resistenza in opposizione a quelle contaminazioni che pure non sono mancate, anche in ordine al contesto ineluttabilmente antropizzato per effetto di un’espansione urbana indiscriminata, originatasi nel lungo termine. Quasi che le implicazioni progettuali sottostanti restino in gran parte ineludibili e in grado di riattivarsi per una intrinseca forza espressiva prevalente definita come un concept di land – art di 3200 metri lineari.

 Un segno indelebile costituito da un lungo ponte high tech, che mantiene la linea di una quota costante sulla topografia rurale del sito la cui accideltalità è interrotta dalla sequenza dei blocchi di cemento armato dei dipartimenti e delle piazze. 

 A ben vedere  il “ponte abitato” viene percepito dai suoi diretti fruitori come un artefatto  palindromo, su cui procedere in entrambi i sensi di marcia. Prefigura la sede di un passaggio, ancipite, doppio, bifronte, forse sottacendo un’aspirazione più alta: un axis territoriale, perentorio nell’assolutezza di una morfologia esemplare, che si snoda nel sistema di tralicci reticolari che sostengono la struttura delle aule gradonate sospese, come predisposte ad un’impellente sfida gravitazionale.

 La sua controparte, per così dire naturalistica, costituita dal parco esistente di 250 ettari di uliveti che degradano a valle, avrebbe dovuto restare intonsa nelle previsioni di progetto. Ma così non è stato, come testimonia l’arch. Augusto Cagnardi del team Gregotti che a stento adombra una vis polemica tranchant preannunciata all’esordio del suo intervento al convegno con un: “Cosenza ci ha cacciati!”

 Nonostante, in quegli anni, la topica refrattarietà regionale alla modernizzazione, abbia prodotto lo stallo con il resto del paese per effetto del sottosviluppo, il progetto dell’ UniCal  ha delineato la rinascita di un nuovo paradigma sperimentale  non solo per l’impiego modulare dei pattern, che utilizzano procedimenti di edilizia industriale, ma soprattutto per l’apporto didattico e gli assunti teorici di un progetto che, nel suo farsi, s’inscrive al di fuori di dell’antefatto  increscioso a cui abbiamo testè accennato. 

Empio Malara, nel disegnare il perimetro extraurbano della variante al P.R.G. inclusivo dell’estensione universitaria, non dimentico delle mancate interconnessioni infrastrutturali con la “città alta” di Cosenza e la miopia riservata ai brandelli del suo passato, rimasto ancora senza futuro, ne auspica i rimedi facendo leva su quelle risorse umane oggi maturate proprio in quello stesso ambito universitario.

Massimo Pica Ciamarra, redattore del primo avamposto simbolico universitario, “fonda” la pietra angolare del Polifunzionale, su incarico del Rettore Nino Andreatta. A quel tempo poco più che trentenne, saprà far scaturire l’alchimia di un progetto work in progress incalzato dalla fibrillazione di una tempistica strettissima (200 giorni) per un laboratorio di pre-visioni rimasto irripetibile. Per tornare all’attualità, circa i rapporti spaziali di un sistema multipolare integrato tra università-campus & smart city si rimanda al prossimo bando di concorso…

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