Matera Capitale della Cultura europea 2019 – di Massimo Locci

Il bilancio di Matera Capitale della Cultura europea 2019 è sicuramente positivo, sia per le presenze di visitatori in città (molti dei quali per la prima volta), sia per la qualità delle infinite mostre e iniziative culturali (alcune proseguiranno ancora nei prossimi mesi). Le ragioni di questo straordinario e, forse, inatteso successo sono legate a più fattori: innanzitutto alla profonda diversità morfogenetica tra Matera e le altre città europee che in passato ha determinato non poche perplessità nei visitatori. Il rione Sassi veniva visto solo come un sistema abitativo primordiale abbarbicato lungo i pendii della Gravina, un’anacronistica persistenza nel tempo di un passato preistorico, con caverne scavate nel tufo e utilizzate, fino agli anni 50, contemporaneamente come case/depositi/stalle. Definiti “vergogna nazionale”, furono liberati dagli abitanti, sia negli ambiti oggettivamente problematici, sia nei contesti non degradati della Civita, che ospitava palazzi nobiliari e monumenti di grande rilievo. Dopo l’importante indagine del gruppo interdisciplinare (finanziato nel 1952 da Adriano Olivetti e coordinato dall’antropologo Frederick Friedmann) che ne ha evidenziato i valori sociali di questa permanenza nel tempo e la valenza urbanistica/paesaggistica della sua configurazione, si è dovuto attendere più di un quarto di secolo per riaprire un’azione concreta sul futuro dei Sassi. 

Negli anni ’80, attraverso il concorso internazionale per il riuso del patrimonio edilizio e la Legge Speciale, si cercava di incentivarne il risanamento e il ripopolamento: in particolare con la creazione di attività culturali e imprenditoriali nel settore turistico. Grazie al lavoro di molti intellettuali materani, riuniti intorno al ‘Circolo La scaletta’, e al vasto dibattito internazionale seguito al concorso, ne è derivata una nuova considerazione del rione Sassi: da emblema del degrado a immagine eco-sistemica innovativa, su cui si è basata l’iscrizione del 1993 nel Patrimonio UNESCO dell’Umanità.

Il secondo motivo del grande successo di Matera Capitale della Cultura europea 2019 risiede nella verifica e certificazione dell’inizio della sua rinascita, rispettandone valori storici, antropologici, simbolici. Per chi, come il sottoscritto, ha incominciato a studiare Matera e l’habitat rupestre nel 1982 (anni di architettura disegnata e di Postmodernismo) e sosteneva che il legame tra manufatto edilizio, spazio urbano e paesaggio sia inscindibile, che l’espressione artistica non è atopica ma si connette al contesto e agli specifici modi d’uso, quindi che ha sempre ritenuto l’idea di architettura come espressione di civiltà complessiva, riscontrare il processo di rigenerazione dei Sassi in atto è motivo di soddisfazione e le iniziative di ‘Matera 2019’ un successo incontestabile.

Per molti versi è la verifica di una comune visione espressa negli anni ‘50 da Adriano Olivetti: ”non è più ormai possibile dissociare la pianificazione economico-sociale da quella urbanistica. Questa divisione va respinta come un ostacolo alla creazione di una vera civiltà. […] Urbanistica e architettura si confondono, e la prima comprende la seconda: a questa condizione nessuno potrà sfuggire. Il rapporto tra l’architetto e la sua comunità diventerà la sua legge, coscienza morale, segnerà la sua partecipazione creativa alla nascita della nuova comunità”. 

Oggi, in virtù del grande appeal e della versatilità degli spazi ipogei,  il rischio risiede nel mono indirizzo funzionale, nella moltiplicazione di nuove strutture per il turismo (alberghi diffusi, B&B, ristoranti e negozi di souvenir) che potrebbe snaturarne a breve il carattere: Matera, affrontando molto più tardi il processo di trasformazione del suo centro storico, deve evitare sia l’effetto „presepe“ sia la mercificazione e la banalizzazione dell’offerta globalizzante, errori fatti in gran parte delle altre città d’arte con forte valenza turistica. 

L’omologia tra forma e materia, gli aspetti bioclimatici e tettonici degli insiemi edilizi, , l’assenza di uno stile predefinito, la costruzione della forma attraverso un processo aleatorio, spontaneo e organico che ha consentito all’habitat rupestre di conservarsi nei secoli senza cristallizzarsi e, parafrasando Roland Barthes, di inverare la permanenza del “grado zero” della scrittura architettonica. Matera, dunque, invera l’idea di architettura  “a-storica” e dovrebbe far leva su questo per proiettarsi nel futuro.

Il vocabolario formale proteiforme dei Sassi sono caratteri di grande modernità che andrebbero riproposti anche nel contemporaneo. L’intero centro storico di Matera dovrebbe diventare un laboratorio d’architettura sperimentale,  per sviluppare consapevolmente la poetica “geomorfica” connettendosi con la bioclimatica e tesaurizzando ogni risorsa naturale, generando volumi che nascono dalla terra e consentono variabilità, personalizzazione e adattabilità continua.

Il tema della modernità dei Sassi e del rinnovamento dell’architettura contemporanea non è, però, entrato nella complessa articolazione delle iniziative di ‘Matera Capitale della Cultura europea 2019’. Tantomeno è stato valorizzato il suo significativo patrimonio di esperienze moderne: tutti i temi si sono incentrati sulla valenza storica e sulla filosofia dell’heritage. 

Matera, viceversa, può vantare, come poche altre città italiane, la presenza di quartieri residenziali (in particolare IACP e INA-casa motore del rinnovamento dell’architettura italiana nel dopoguerra) che costituiscono il connettivo moderno del tessuto urbano antico e importanti opere di edilizia pubblica e privata, di architetti del calibro di Piccinato (autore anche del programma di risanamento dei Sassi e del PRG), La Padula, Quaroni, Gorio, De Carlo, Aymonino, Fiorentino, Stella, Fabbri, Coppa, Anversa, Giuralongo, Baldoni, Corazza, Manieri Elia, fino ai contemporanei Acito, Lamacchia, Saito e Boeri. Quest’ultimo ha appena completato la nuova stazione ferroviaria, un’opera emblematica del felice connubio tra espressione architettonica contemporanea e contesti storici consolidati.

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