Il presepe dell’architetto – cinque nuove categorie – di Christian De Iuliis

Ogni architetto dovrebbe costruire un presepe, evitando che se ne occupino i geometri con la loro approssimazione incolta o gli ingegneri che si esprimerebbero attraverso una banale composizione antisismica di volumi freddamente simmetrici.

Come è noto, gli architetti che fanno il presepe si dividono in cinque categorie: l’Urbanista, il Concettuale, il Perfezionista, il Megalomane e il Romantico (vedi: “Il presepe dell’architetto“) ma gli architetti, si sa, sono tanti e questo elenco non è sufficiente a comprenderli tutti.

Esistono altre cinque categorie di architetti presepiali meno tradizionali, in grado di contaminare le prime cinque e che meritano pari attenzione.

In ordine rigorosamente sparso, sono le seguenti:

L’Esotico: Si tratta di architetti che hanno viaggiato molto e, rientrati sul suolo patrio, hanno voglia di dimostrare ai propri cari che quelli per la trasferta sono stati soldi ben spesi. Così, in attesa che arrivino veri incarichi progettuali, si sfogano realizzando presepi ambientati in luoghi inconsueti. Va sempre fortissimo il presepe esotico africano con statuette originali masai, il presepe indiano ospite la Dea Kalì, australiano con le popolazioni maori o antartico con gli esquimesi incappucciati. A volte vengono introdotte nel presepe anche costruzioni non prettamente riferibili alla religione cattolica, come altari induisti, templi pagani e minareti islamici. Alcuni architetti hanno portato con sé anche essenze dei luoghi visitati con le quali pensano di tipicizzare il presepe. Ad esempio incensi afrodisiaci che trasformano il Natale nel Carnevale di Rio.

Il Nichilista: Appartengono a questa categoria gli architetti che, fondamentalmente, non hanno tempo per realizzare il presepe. Ma anche una serie di architetti particolarmente cerebrali tipo: gli “impegnati”, i “filosofi”, i “politicamente scorretti”, i “polemici” o quelli assai frustrati, arrabbiati col mondo intero che avrebbero il tempo ma non la voglia di farlo. Questi potrebbero delegare un familiare, ma, innanzitutto già precedentemente erano stati i familiari compatti a delegare lui e, in secondo luogo, c’è da considerare la serietà dell’architetto che dinanzi ad un incarico non se la sente di tirarsi indietro. Ecco, dunque, che il giorno della vigilia, in extremis, l’architetto Nichilista recupera uno scatolo di scarpe, lo fodera di carta di stelle e ci posiziona in fila i cinque personaggi principali, più altri in funzione dello spazio a disposizione, quindi in proporzione al numero di scarpe originariamente alloggiato nello scatolo. Il vero Nichilista utilizza scatoli di scarpe di neonati dove ci sta giusto il bambinello. Se gli si chiede spiegazioni, l’architetto risponde, naturalmente, che “Less is more”.

Il Prospettivista: E’ una variante del perfezionista, ma specializzato in presepi molto estesi nella dimensione della profondità. Si tratta di una deformazione, per alcuni una patologia, che questi architetti hanno contratto durante gli esami di geometria descrittiva, quando sono stati costretti a disegnare a china proiezioni prospettiche di figure geometriche improbabili su infiniti piani inclinati, rimettendoci la vista e la salute in cambio di un misero “26”. E’ da quel giorno che meditano vendetta. Il Prospettivista di solito realizza il presepe nel corridoio di casa per poterne   sfruttare la lunghezza. Purtroppo occupando il corridoio per intero, contemporaneamente è costretto a disimpegnare le camere da letto aprendo un varco in una tramezzatura; se non è possibile, ovvero se la tramezzatura in realtà è un muro portante, vi sono due alternative: aprire nel presepe un sentiero per gli abitanti della casa o fare la pratica al Genio Civile per creare una piattabanda alla nuova porta. La vera chicca del presepe del Prospettivista però è la dimensione dei pastori che diminuisce verso il fondo; alcuni, per coerenza, acquistano anche dieci serie di Re Magi, di alteza crescente, facendoli avanzare dal fondo mezzo metro al giorno, fino ad arrivare alla capanna, posta in primo piano, il giorno dell’Epifania. Questi accorgimenti creano un effetto ottico perfetto, che si interrompe solo quando qualche eretico scriteriato esce dalla camera da letto.

Il Modellista: E’ certamente la categoria che mostra più orgogliosamente l’appartenenza alla specie di architetto. Per il presepe utilizza, impunemente, modelli in carton plume realizzati all’università, conservati gelosamente in cantina, avvolti nel cellophan, come reliquie. Per questo motivo, a casa dell’architetto Modellista, Gesù nasce sulla terrazza di Villa Savoye, dinanzi alla vetrata di Casa Tugendhat o direttamente a mollo nella cascata di Casa Kaufmann di Wright. Ma può anche capitare che la natività venga posizionata nel viale di ingresso di un suo personale progetto per una mensa da 200 posti, realizzato al secondo anno utilizzando un pessimo stile tardo eclettico, tipico dell’ingenuità di una ex-matricola.

L’Ecologista: E’ una nuova categoria di architetti presepisti, nata sull’euforia della campagna ambientalista di Greta Thunberg. Battendosi per l’emergenza climatica, l’architetto presepista Ecologista tende preferibilmente a riciclare ogni anno, il presepe dell’anno prima. Oppure a realizzarne uno completamente ecosostenibile che sia “plastic free”, alimentato da fonti di energia rinnovabile e assolutamente biodegradabile. Circostanza, quest’ultima, che rende difficile all’architetto presepista Ecologista il riciclo della sua opera per i successivi 150 anni natali, per il naturale deperimento delle strutture. Vi è anche una versione alimentare dell’Ecologista, che realizza il suo presepe in materiale commestibile, ad esempio di zucchero, a patto però di averne una piantagione in giardino per rispettare il celeberrimo “chilometro zero”.

E’ proprio questa varietà di interpretazioni a rendere sempre così affascinante il presepe. In particolare quando è un architetto a realizzarlo. Niente a che vedere con le semplici decorazioni natalizie per le quali può bastare pure una minilaurea in “scienze delle comunicazioni” o un corso di arredamento online.

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