World Toilet Day, Rome Public Toilet – di Massimo Locci

Il Museo MACRO di Roma, nella sezione ASILO, ha  ospitato il World Toilet Day, Rome Public Toilet, segno del crescente interesse per un argomento di forte impatto sociale, etico, estetico ed economico. La presenza e la fruibilità dei bagni pubblici nel sistema  urbano, la progettazione attenta all’ubicazione e all’immagine architettonica, l’accessibilità per tutti sono diventati requisiti di base in ciascuna città contemporanea. Il tema riguarda sia la programmazione e gestione dei bagni pubblici, sia la progettazione e, quindi, la rispondenza a criteri d’igiene, la conformazione e i materiali, che devono consentire un loro corretto inserimento nei diversi contesti urbani. 

Tra le finalità di questa iniziativa al MACRO,  curata dall’associazione Embrice 2030 e dal WTO (l’organizzazione mondiale no-profit impegnata a migliorare le condizioni d’uso delle toilette pubbliche), l’azione di denuncia delle carenze e di evidenziazione delle procedure / tecnologie per il miglioramento della loro funzione negli spazi urbani e la qualificazione estetica di ambienti così importanti per il vivere sociale ma, troppo spesso, non valorizzati nell’immagine architettonica.

Il tema riguarda tutti, in quanto strettamente connesso con la vita dei cittadini, ma in particolare riguarda chi trascorre molte ore in strada per lavoro, perché non ha un domicilio o per turismo.

La Giornata di Studio ha evidenziato che il tema è sotto l’attenzione della società e della cultura, anche quella architettonica: oltre al convegno, si è svolto un workshop di progettazione degli studenti della Facoltà di Architettura Roma Tre con artisti e designer. 

Molto interessante la mostra di prototipi e la proiezione di una multivisione con esempi seducenti e attrattivi, realizzati in tutto il mondo e che rappresentano un valore aggiunto degli spazi pubblici. 

Ovunque meno che a Roma, dove le poche soluzioni realizzate in ambiti di forte richiamo turistico, ma anche di forte valenza storico-artistico, sono acontestuali, dimensionalmente sproporzionati, realizzati con materiali e colorazioni inadatte. Essendo esito di un programma di project financing sono a pagamento e questo determina un ulteriore problema per i meno abbienti. 

Inoltre, per contenere i costi d’investimento, si è privilegiata la componente seriale; pertanto sono anonimi e uguali in ogni contesto urbano. In particolare a piazza San Giovanni o all’Esquilino troviamo il medesimo box stereometrico con vetri riflettenti e con coperture in alluminio nero. Per il futuro, considerando che non trattasi di tema architettonico secondario o da sottovalutare, sarebbe vivamente auspicabile una procedura concorsuale capace di selezionare soluzioni adeguate ai contesti e, grazie a una attenta progettazione, di facilitarne l’uso a tutti.

Tra gli aspetti affrontati, infatti, anche le componenti psicologiche che, per molti, i bagni pubblici rappresentano: sono sinonimo di degrado e creano disagio, sia per le condizioni igieniche e gli aspetti sensoriali, sia talvolta per le cattive frequentazioni. Pertanto sarebbero luoghi da nascondere o da lateralizzare, mentre gran parte delle problematiche individuate si ridurrebbero al massino se ben inseriti nello spazio pubblico. Esiste, inoltre, una forte disparità tra aree centrali /turistiche e fasce periferiche delle città, dove le Public Toilet sono del tutto assenti. Basterebbe che ogni programma urbanistico di nuova edificazione o di rigenerazione urbana li prevedesse come standard urbanistico.

Non si può sottacere, inoltre, che sono le strutture commerciali e di ristorazione a supplire alla carenza di bagni pubblici; anche se va ricordato che oggi, per legge, essi sono riservati ai soli clienti del negozio o del bar.

Se si adottasse, viceversa, una sorta di convenzione (ovviamente non obbligatoria e con targa di riconoscimento) tra esercenti e amministrazioni comunali  con sgravi fiscali o altre facilitazioni da studiare, per consentire il libero accesso a tutti coloro ne facciano richiesta, tutto cambierebbe in positivo. 

Molti bar, ristoranti, negozi si doterebbero di bagni di qualità espressiva, progettati con attenzione ai materiali e ai dettagli costruttivi per attribuire il giusto valore a questo spazio: esso può diventare il biglietto da visita dell’attività e trasmettere all’utente la misura della cura complessiva e dell’igiene della struttura. 

Molti gli esperti, le associazioni e le strutture universitarie coinvolte nel World Toilet Day di Roma: tra gli altri Carlo Severati, Giancarlino Benedetti Corcos, Maria Spina, Emma Tagliacollo, Stefano Converso, Federica Dal Falco, Giovanni Longobardi, Annabella D’Elia, Carlo Martino, Matteo Amati, Giovanna Spadafora, Massimo Alessandrini, la Caritas Diocesana, la Comunità di Sant’Egidio, la Cooperativa Consortium, Carteinregola, Roma Tre, Sapienza, Università di Napoli “Federico II”.

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