#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – OTTOBRE 1969 – di Arcangelo Di Cesare

Il movimento, per una disciplina statica come l’architettura, ha sempre rappresentato quella chimera che solo alcuni Architetti sono riusciti a sfatare.

Nel 1968 nel paesaggio rurale del Connecticut, uno di questi pionieri, l’Architetto Richard T. Foster, costruì per se una casa circolare con la forma di un fungo. 

La casa era composta da una fissa scala a chiocciola in cemento alta circa 3 metri e da un mobile volume cilindrico superiore di 22 metri di diametro. La casa era capace di ruotare intorno alla scala grazie ad un sofisticato sistema di carrelli che consentivano uno spostamento fino a 1,5 metri al minuto.

Il sistema strutturale, a forma di ombrello, riusciva a liberare le pareti esterne della casa che, rifinite con grandi superfici vetrate e grazie al movimento radiale, permettevano di ammirare la mutevole natura circostante.

La rigida e poco brillante composizione planimetrica a “fetta di torta” sarà compensata dall’immenso grado di libertà generato dalla rotazione, che farà assumere alla casa infinite posizioni rinnovandone ogni volta la fisionomia.

L’Architetto abitò questa casa fino alla morte sopravvenuta nel 2002; successivamente la casa fu oggetto di compravendita e i nuovi acquirenti affidarono la ristrutturazione allo studio di Mack Scogin-Merril Elam. Il restauro, non potendo modificare i meccanismi del movimento, si concentrò sull’unica carenza: la distribuzione planimetrica.

Gli architetti riuscirono ad aprire maggiormente gli spazi interni e, rimuovendo alcune pareti divisorie, aumentarono le dimensioni delle stanze e permisero alla luce naturale di invadere il centro della struttura; l’altra geniale soluzione fu quella di rendere riflettenti le pareti interne in modo che, la natura circostante, potesse essere visibile anche quando lo sguardo era rivolto verso l’interno. Per la prima volta, forse, un capolavoro è stato migliorato da un buon restauro.

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