Il nutrimento dell’architettura [2.25] – di Davide Vargas

La signora arriva in cantiere e consegna agli operai una bottiglia di acqua santa. Un bicchiere per ogni impasto del cemento che andrà a realizzare la piastra armata sull’impalcatura di legno degli antichi solai destinati alla nuova funzione di cassaforma e controsoffitto del piano inferiore. È una tradizione del sud il gesto beneaugurante nella costruzione della propria casa. Viene da lontano, le torri colombaie che punteggiano i paesaggi rurali avevano la funzione concreta di contenere nelle finestrelle i nidi per allevare i colombi e quella apotropaica di allontanare il maligno.

Il disegno del serpente sull’uscio di casa era una versione povera dello stesso bisogno, il serpente poi cambia pelle ed è anche speranza di cambiamenti. Anni fa abbiamo piantato un ulivo al centro di un giardino dentro una casa. Tra le radici i giovani proprietari lasciarono qualche moneta, dei chicchi di grano e una campanella, presagi di benessere e buona salute. Il cielo è basso e scuro ma concede una tregua dalla pioggia. La signora consegna la bottiglia con un fare naturale, poi con la stessa discrezione si allontana dal cortile fiduciosa nella collaborazione dell’operaio. Che si avvicina alla betoniera e provvede. 

Scrivi un commento