Il nutrimento dell’architettura [2.22] – di Davide Vargas

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Metz è il capoluogo della Lorena ed è attraversata dalla Mosella. A poca distanza da tre confini [Germania, Lussemburgo, Belgio] ha una posizione strategica per gli scambi commerciali e un passato turbolento. La cattedrale gotica è una delle più importanti di Francia e le grandi vetrate alcune risalgono al XIII secolo e altre sono state decorate da Marc Chagall. Una città consolidata e tranquilla. Ma nel 2010 cambia identità con l’apertura del Centre Pompidou di Shigeru Ban. Dalla stazione si arriva al museo a piedi attraversando gli spazi dilatati di un quartiere di nuovi edifici progettati secondo una grammatica da copia e incolla in rete. Il Centre Pompidou è una grande tensostruttura in fibra di vetro sostenuta da una armatura di legno a moduli esagonali e triangolari. La commessa chiedeva esplicitamente di realizzare una architettura scultorea per farla diventare essa stessa meta turistica. In genere queste premesse producono spazi espositivi poco funzionali. A Metz tre tubi a sezione quadrata di 90 metri di lunghezza sono assemblati tridimensionalmente intorno alla torre scala/ascensori e si protendono verso punti focali del paesaggio urbano perforando la tenda di copertura. In essi le esposizioni sono ordinate e emergono su fondali neutri. Quando ci sono stato ho visitato “Opéra Monde”, una bella mostra che viaggia attraverso modelli istallazioni costumi scenografie per rintracciare il punto di “nutrimento” e di influenza tra arti visive e drammaturgia. Tutto molto ben esposto, molto chiaro e bene illuminato. Ai tavolini del bar infine sotto un sole tiepido si stava bene a bere caffè con la vista che intercettava le possenti strutture di legno salire alla copertura come fasci di tronchi.

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