“Giornale d’Architettura Parlato 2019” – di Eduardo Alamaro

Le donne in carriera, che si fidano di fare, specie se sono autenticamente contemporanee al loro tempo!

 Prendete ad esempio la nostra Roberta Melasecca. Oggi mi ha mail-scritto che ha varato con successo, come curatela e non come ufficio stampa, “7 mostre in 7 giorni, dal 21 al 27 ottobre, di cui una di 80 artisti visitata da ben 800 persone in 3 ore e preview con Sgarbi”. Alla faccia del bicarbonato di sodio in supposte per adulti vaccinati ad arte!

Di questa pasta di donne iperattive e innovatrici, doveva essere fatta certamente Maria Luisa Fiumi (n.1889, Orvieto), scrittrice, poetessa, giornalista, dinamica direttrice di riviste – ad esempio “Rassegna Nazionale” — della quale donna ignoravo l’esistenza fino a quando non mi son imbrattuto, poco tempo fa, nel suo “Giornale Parlato”, una innovativa formula inventata dalla Fiumi stessa, negli anni trenta del ‘900. “Giornale” che nel 1938 ricevette anche un prestigioso encomio da parte dell’Accademia d’Italia e da Marinetti in persona.

Per farvi capire rapidamente come funzionava quel “Giornale Parlato” della ben & merita Fiumi, pensate alla nostra PresS/Tletter: un “notiziario” che, specie nella impostazione grafica “iniziale” di un decennio or sono, è un giornale-mail d’architettura scandito dall’af-fondo di LPP, breve ed incisivo; segue poi il pezzo forte della Malfatti; indi il Max Locci pensiero che non perdona; poscia il Focus di sbarramento assoluto; quindi i testi dal Blog con le incursioni e inclusioni di Ermentini, Aragona, Cristian, Diego Lama, Var gas, Eldorado e si chiude immancabilmente con la vignetta di Malfatti.

Bene, pensate se un giorno la vulcanica Melasecca si scocciasse di impaginarci come sempre e per sfizio, per crudeltà, per lampo di genio, per metterci alla prova-finestra del pubblico vis a vis, ci spingesse di peso su un palcoscenico teatrale col nostro pezzo scritto in mano. Si mettesse poi lei stessa al centro della scena curatoriale come presentatrice di un “Giornale d’Architettura Parlato” (magari anche un po’ sparlato e sparlante), e man mano facesse uscire dall’ombra del testo scritto i singoli articolisti, in carne ed ossa e voce e corpo e simpatia o antipatia, a dire, a recitarte in pubblico il loro articolo. 

Sarebbe tutta un’altra cosa, tutta un’altra storia dell’architettura ‘e PresS/T, spettacolare, alla Zevi dal vivo! 

Ma la Fiumi non agiva in un giornale specifico, di settore, ma generalista. Per un pubblico ampio e vario & di varietà, da informare e formare con leggerezza insinuante tante. Penetrare con dolcezza. Ragion per cui sul “suo” palcoscenico si alternavano rubriche con poeti e letterati, scienziati e matematici, accademici, politici e generali, cronaca sportiva e pezzo teatrale, gag comiche, barzellette e photo-reporter d’attualità … e poi il giochino finale votato e svuotato dal pubblico presente. 

Insomma, la pre-televisione in teatro. I talk show d’oggi della tv. Anni trenta del ‘900 italiano, tra Roma, Milano, Torino e Napoli, (qui 4 volte negli anni 1935, 1938, 1939, 1940 alla “Compagnia degli Illusi” a via Crispi, (in merito agli “Illusi” di Napoli cfr. la PresS/Tletter del 13 gennaio 2019, ndr).

    

Una formula di gran successo, quel “Giornale Parlato” della Fiumi, come testimonia la stampa dell’epoca (nel 1938 già si documentano centro serate del G.P.). Tra i tanti “pezzi” estraggo un bell’articolo del 1938 da “Omnibus” di Leo Longanesi, dovuto a un’altra donna innovativa del tempo, la raffinata scrittrice e giornalista Irene Brin, (poi fondatrice nel 1946 de L’Obelisco, galleria d’arte romana) che scrive una divertita cronaca di una serata al Circolo della stampa di Roma, affollatissimo per l’occasione. 

Serata che vede avvicendarsi sul palco – oltre alla Fiumi, scaltra presentatrice-attrice, conduttrice e detentrice del format G.P. – Luciano Folgore, funambolico poeta futurista, brillantissimo, vincente e convincente; poi l’impacciato critico letterario Ugo Questa, che, scrive la Brin, “reggendo in mano un fascetto di carte, prese a parlare di libri e articoli: timido come certi professori eccessivamente pedanti …”; segue Riccardo Pizzicaria, piccolino e vestito di chiaro ….. Scrive di lui la Brin: “Il nuovo oratore possedeva quelle doti di arguzia e facilità che lo facevano apparire instancabile e gli stessi gesti delle mani parevano strumenti delle Provvidenza, attributi di una vocazione …”. 

E’ la volta poi dell’ingegnere Taldeitali. Annota la Brin: “le guance rosse, la barbetta, la disinvolta erudizione tecnica, i sorrisi indulgenti, da vero scienziato, equivalevano ad un “Arch. Ing,” stampato sulla fronte spaziosa ….”- 

Poi ancora Folgore in scena, applauditissimo e futur-issa … e quindi gli attori Luigi Almirante, Salvo Randone e Rossana Masi che posero infine il quesito finale che il pubblico romano doveva votare: se cioè i figli della “signorina” Masi, oggetto dell’audace contesa messa in scena, dovessero andare con lo zio Randone o con il padre Almirante…. 

O forse dovevano essere affidati alla casa progettuale dell’ing. Taldeitali che ha da generazioni “l’Arch. Ing, stampato sulla fronte spaziosa” …. e il fisico del ruolo del Dott. Prof. …., pruff, pruff, … buf, buff. 

Votate, votate gente, e svuotate!!!

Saluti, Eldorado

Scrivi un commento