Domenico De Masi: Idee per Roma 2030 – di Massimo Locci

Nel mese di settembre 2019 Einaudi Editore ha pubblicato il saggio del sociologo Domenico De Masi, “Idee per Roma 2030”, che rielabora ed estende una ricerca per la Camera di Commercio, da lui stesso coordinata, e finalizzata a individuare prospettive di sviluppo economico e urbanistico della Capitale. 

La ricerca sviluppata in due fasi secondo la metodologia Delphi (in cui ciascun esperto consultato, non conoscendo l’identità degli altri, ne commenta e valuta lo specifico contributo), ha coinvolto tra gli altri: Innocenzo Cipolletta, Cristiana Collu, Giancarlo De Cataldo, Marco D’Eramo, Enrico Giovannini, Francesco Karrer, Giuseppe Roma, Walter Tocci e il sottoscritto. 

Per definire uno scenario previsionale scientificamente elaborato, su come evolverà Roma e la sua area metropolitana nel prossimo decennio, De Masi ha individuato quindici temi preminenti e ineludibili.  

I principali riguardano: la competizione fra città, le prospettive economiche e produttive, le infrastrutture e i trasporti, la pubblica amministrazione, la cultura e la formazione, la coesione sociale e i conflitti, i consumi e la qualità della vita, punti di forza e di debolezza del sistema complessivo.

Dalla ricerca emerge un quadro non rassicurante per Roma, soprattutto nel confronto con le altre capitali europee e con Milano; tuttavia esistono alcuni punti su cui far leva per creare nuove prospettive economiche, per rendere attraente la spazio urbano, rilanciando anche i processi di rigenerazione urbana e per elevare la qualità complessiva della vita (per il “Sole 24 Ore” nel 2018 Roma è al 21° posto, Milano al 1°). 

Nel saggio De masi evidenzia che nel 2030 ben seicento città del pianeta avranno più di un milione di abitanti ma solo una quarantina saranno “città-mondo”; spiega perché è importante che Roma sia tra queste, quali strategie può attuare e quali potenzialità può mettere a partito per confrontarsi con la concorrenza internazionale e nazionale.

Tra le maggiori problematiche della Capitale, individuate in vari capitoli del suo libro, la non omogeneità tra centro e periferie in termini estetici, funzionali, produttivi e, più in generale, di vita sociale.  Per superare questo squilibrio, Roma deve rigenerarsi anche sul piano urbanistico, in particolare riconvertendo aree dismesse semiperiferiche e nelle infrastrutture dei trasporti. 

Nella ricerca emergono vari settori su cui fare leva e impostare strategie originali e innovative: centrale rimane quello del turismo culturale, ma anche della ricerca scientifica e della tecnologia applicata. Soprattutto devono potersi attuare nuove sinergie e interrelazioni di sviluppo tra i vari settori (primari, industriali e terziari), sfruttando il ruolo della formazione: Roma ha quarantaquattro università (statali, private e pontificie) che non possono rimanere ai margini delle scelte decisionali. 

Altrettanto significativo può essere l’apporto alla vita sociale ed economica della Capitale il volontariato, le imprese sociali e l’associazionismo. Non meno importanti saranno le relazioni del terzo settore con il mercato e con il settore pubblico.

Nodale, a quasi 150 anni dalla proclamazione di Roma Capitale, è anche il tema della sua universalità, legata alla sua storia millenaria, come evidenziava Cavour nella celebre dichiarazione di voto a favore dello spostamento della capitale, e per il ruolo della Chiesa Cattolica e del Vaticano nella vita della città. Da qui al 2030 evolveranno anche i rapporti fra religioni di diversi credi e fra queste e i laici; tutto ciò non può non avere ulteriori sviluppi e significati.

Roma deve ritrovare una propria missione e un ruolo di guida nazionale perché, come nota Alberto Moravia “una capitale, tra le tante cose, è o dovrebbe essere un modello per l’intera nazione. In una capitale tutto ciò che è particolare diventa universale”.

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