Compagni e Angeli – installazione di Alfredo Pirri all’Auditorium Parco della Musica di Roma – di Massimo Locci

L’Auditorium di Roma ospita un’installazione che, a prima vista, sembra solo un fondale colorato, un muro che separa la piazza dalla cavea. Da vicino ci si rende conto che la struttura è, viceversa, un filtro urbano, un elemento di misura degli spazi e che rappresenta una soglia da attraversare liberamente nei due sensi. Per certi versi direi l’opposto di un muro vero; infatti è anche un percorso labirintico, un sistema di pareti aperte e trasparenti. Stanze all’aperto in sequenza, pensate per determinare occasioni d’incontro.

E’ un dispositivo per traguardare trasversalmente i luoghi e per inquadrare (nelle porzioni aperte dei telai) altri paesaggi, altre architetture, altre scene di vita. Le percezioni in senso longitudinale non sono meno stimolanti: le persone che attraversano i varchi appaiono sfumate e giocosamente ‘deformate’ dai cristalli, dalle piume e dagli strati di colore.

L’opera, bella, poetica, intensa, complessa nelle sue implicazioni teoriche, è di Alfredo Pirri che ne ha spiegato la genesi nella tavola rotonda seguita all’inaugurazione e nella esposizione dei disegni preparatori allo Spazio Arte dell’Auditorium. La mostra è interessante per le infinite declinazioni del tema, ma anche perché ha una struttura molteplice, aperta e suscettibile di ulteriori sviluppi nel tempo. 

Il suo titolo è “Compagni e Angeli” e fa riferimento al tema dell’altrove, agli ideali di equità e giustizia sostenuti da Antonio Gramsci nelle Lettere dal carcere, scritte nella prigione di Turi (Bari) nel 1929. L’intera iniziativa è a lui dedicata. 

L’intervento di Roma anticipa le proposte architettoniche che Alfredo Pirri realizzerà proprio nella cittadina pugliese, nello spazio antistante il carcere, e a Tirana da dove originariamente proveniva la famiglia Gramsci (da Gramshi, una cittadina poco distante dalla capitale). 

In entrambi i casi si tratterà di interventi di arte ambientale permanente che sposano le idee sostenute dal filosofo e politico di Ales nei celebri quaderni. L’idea parte dalla misura dello spazio confinato, dalle esatte dimensioni della cella e l’artista, attraverso trasparenze e scomposizioni geometriche, determina aperture, sconfinamenti, giochi percettivi nella maglia muraria. Ipotizza una struttura a più strati e significati: su un livello si relaziona a distanza con la cella di Gramsci, sugli altri azzera i muri (simbolicamente e fisicamente) e consente di traguardare il contesto antropico e il territorio. 

Un intervento che vuole accendere le luci sul tema della detenzione, della privazione della libertà creando sia speranza, sia ponti culturali inter-etnici. Non a caso si inserisce nel programma del Roma Jazz Festival che, proprio quest’anno, ha scelto come tema “No Borders”, ovvero il superamento dei confini come possibilità di integrazione e pacifica convivenza.

In tal senso la riflessione di Alfredo Pirri fa leva sulla memoria collettiva dei cittadini e dei luoghi: è complessa e ricca di molteplici significati e rimandi. L’artista immagina di portare metaforicamente in Albania gli spazi da lui progettati con una “trasvolata” (per questo introduce il tema degli angeli) e di poter risarcire la comunità arbëreshë per le angherie subite nei secoli. “Proprio per questo l’opera che ho realizzato per Roma e che in seguito prenderà forma definitiva, è soprattutto un inno alla libertà.”

L’installazione romana, curata da Elisabetta Pisu, è una vera architettura; non a caso Pirri viene affiancato dall’architetto Cristiana  Pacchiarotti che si è occupata degli aspetti costruttivi dell’intervento. A Turi e a Tirana collaborerà con l’architetto portoghese Joao Nunez. Infatti il confine tra Arte e Architettura, già labile, in questo intervento si dissolve completamente.

I ruoli si affiancano e si sovrappongono sinergicamente nelle rispettive modalità operative: l’artista gestisce gli aspetti teorici e simbolici, l’architetto verifica quelli legati alla fruibilità e sicurezza per gli utenti in uno spazio pubblico. Anche i linguaggi espressivi sono distinti e si confrontano proficuamente consentendo alla ‘scultura abitabile’ di rispondere alle diverse esigenze.

In copertina: Compagni e angeli Alfredo Pirri credit Giulio Paravani

Scrivi un commento