Madre e made in Trinacria – di Eduardo Alamaro

Design territoriale. Quello che vedete qui sopra è un cuneo di sicurezza ferma-ruota stazionamento auto, camion et simila bella che si può acquistare per 16.90 euro in rete. Controllare per credere. Mi è venuto in mente (mento?) perché sulla benemerita Rai-Storia ho visto stamani un vecchio documentario LUCE di Lino Del Fra (o di Vittorio De Seta, non so con esattezza, scusate).

In esso, il compianto Camilleri pre Montalbano, colla sua solita arguzia e antica fabulazione, intervistato sulle secolari dinamiche politiche autonomistiche della Sicilia, osservava acutamente che bisognava fare attenzione a non semplificare troppo, perché senza la provvidenziale forma e collocazione geografica della Sicilia, cuneo di sicurezza fermaruote tra il “Continente”, l’Africa e l’Oriente, l’Italia e l’Europa sarebbero scivolate da tempo, per troppo peso, dritte dritte nel Mediterraneo, plof .…., plof, aiuto: si salvini chi può!!

Singolare osservazione, profetico Camilleri, vista la palpitante situazione oggi migrante, scenario dove si gioca di tutto e di più per l’equilibrio EU. La Sicilia è ancora un saldo cuneo accogliente, sacrificante tante, zeppa salvifica che salva l’Italia dal precipitare ancor di più nella barbarie, nel perderci in un bicchiere di mojito al sole di un Papeete qualunque d’agosto. Trinacria aiutace tu!

Lo so, sono di parte, dalla nascita: sono per parte di padre partenopeo e per parto di madre siciliana, messinese doc. Città di Messina dove stava di casa mia nonna materna in una palazzina a due piani post catastrofe 1908 e dove andavo da bambino d’estate, spingendoci poi per escursioni e bagni di mare dal lago Ganzirri a Santa Teresa a Riva, talvolta a Taormina …., alamarcord!

In quel modo di parlare di mia nonna e dei miei zii, e dei parenti tutti di mia madre, in quelle fabule, in quelle costruzioni del discorso, in quella sospensione e vuoto tra una frase e l’altra, in quello spazio interrogativo agente proficuamente tra la lingua italiana e il siciliano d’Oriente delle ex due Sicilie, ho capito il Gattopardo e l’Arte. E mia madre. E la radice complicata di me stesso. E la provvidenziale zeppa Sicilia evocata dal Camilleri, sempre sia laudato.

In principio era il Verbo, verbo e Logos siculo, s’intende. Mixato e strettamente personale, il mio. Design orale eterno e materno: la parola sopra tutto e tutti. Soprattutto se a pronunciarla è Camilleri. O il mio amico Vittorio Fagone, o Gaspare Giudice, siciliano a Napoli. Trinacria bella designata & parlata, lode.

Stop, amuninni picciotti, coraggio: qui o si ferma lo scivolamento dell’Italia o si muore! Occhiu vivu e manu accogliente. Scrutare l’orizzonte si deve. Eldorado

P.S. ho fatto leggere questo post al mio amico e collaboratore Silvio Sic che lo ha sintetizzato nell’immagine “zeppa sicula” qui sotto. A me sembra efficace. O no?

 

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