Ernesto Nathan, l’etica del sindaco – di Massimo Locci

 

Alla Fondazione Besso lo scorso 28 maggio si è inaugurata una mostra documentale sul sindaco Nathan, curata da Serena Dainotto, Luca Fiorentino e Carla Rivolta con documenti dell’Archivio di Stato; il giorno seguente a Palazzo Braschi si è tenuto il convegno “L’etica del sindaco: Ernesto Nathan e Roma”,  ideato da Marisa Patulli Trythall.

Le due iniziative sono importanti perché hanno messo in evidenza  la ricchezza e complessità della sua visione politica e culturale.

Anglo-italiano, repubblicano nella linea di Mazzini e Saffi,  laico e anticlericale (di formazione ebraica ma non praticante),  massone (2 volte Gran maestro del Grande Oriente d’Italia), Ernesto Nathan  fece confluire i suoi valori ideali in una visione progressista e pragmatica della gestione della cosa pubblica, prima come consigliere e assessore al Patrimonio nella giunta Armellini e poi come sindaco (1907-1913) a capo di una coalizione di Repubblicani, Radicali, Socialisti (“Blocco popolare”).

Ha condotto una strenua battaglia per la moralizzazione civile e contro la speculazione edilizia, connessa anche con lo scandalo della Banca Romana (all’epoca si stima che il 55% delle aree edificabili era in mano a soli otto grandi proprietari, legati al Vaticano). Per combattere la rendita fondiaria, in sintonia con il governo Giolitti, impose tasse sulle aree fabbricabili (per Roma aumentate dall’1 al 3%) e procedure di esproprio per pubblica utilità.

Nello specifico architettonico e urbanistico, per allineare Roma alle altre capitali europee, Nathan ha promosso un processo di sviluppo urbano ordinato e moderno, ma anche congruente rispetto alla veloce crescita della popolazione. Venendo incontro alle richieste di case popolari e/o di costo contenuto per le classi medie, durante la sua consiliatura sono stati realizzati, completati e/o progettati i quartieri di San Saba, Testaccio, Flaminio, Vittoria, Coppedè, Verbano, Trieste-Salario, Bologna, Appio-Fiorelli, Monteverde. Anche le città giardino di Giovannoni (Monte Sacro e Garbatella), indirettamente, sono connesse con la sua visione strategica.

Tutti questi quartieri sono caratterizzati per un disegno urbano riconoscibile, funzionale e di buona qualità architettonica. Viceversa la prima fase edilizia romana, dopo l’unità d’Italia era stata caratterizzata da fabbricati anonimi e seriali con cinque-sei piani, previsti in maniera continuativa nei nuovi quartieri Esquilino, Celio, Castro Pretorio, Prati, Nomentano.  Solo piazza Vittorio presentava l’interessante tipologia tradizionale torinese con i portici e i servizi commerciali.

La Giunta Nathan realizzò ex novo e ampliò un sistema integrato di complessi industriali (mattatoio, mercati generali, centrale elettrica Montemartini, magazzini a supporto del porto fluviale) e di reti per servizi pubblici, fino ad allora in mano ai privati, per i trasporti e l’energia (acqua, gas, luce pubblica, elettricità).

Promosse un piano per l’igiene e la sanità pubblica (prosciugamento delle aree paludose di Ostia, presidi antimalarici e scolastici nell’Agro romano, nettezza urbana) e per l’istruzione pubblica, orientato su un piano educativo laico e innovativo (sostenne Maria Montessori); ribaltando il sistema scolastico romano, che era in mano alle strutture cattoliche.

Oltre alla riorganizzazione della struttura tecnica e amministrativa, chiamando in Giunta e negli uffici figure dirigenziali di rilevanza nazionale, Nathan portò a compimento numerose iniziative edilizie strategiche dello Stato nazionale, ipotizzate da tempo e mai concluse. Laicamente ed eticamente si impegnò per realizzare e/o completare il Vittoriano, il Palazzo di Giustizia, l’ampliamento del Parlamento, il Policlinico Umberto I, il Palazzo delle Esposizioni, ma programmò anche  la passeggiata archeologica , lo stadio Nazionale e  la realizzazione di ponti sul Tevere per collegare la città storica con i nuovi quartieri di espansione.

Rese, quindi, meno illogici gli sventramenti eseguiti nel tessuto antico: lungo il fiume, nel Ghetto ebraico, a corso Vittorio, in via Tomacelli, via del Tritone, via Arenula, via Cavour. La Giunta Natan si oppose in modo deciso a quelli totalmente assurdi di Piazza del Pantheon, di piazza Navona, dei Fori  e della Spina di Borgo.

Tra i danni dei PRG del 1873 e del 1883 la realizzazione  di nuovi quartieri fuori piano. Disastrosa, in particolare, la convenzione non programmata per il quartiere Boncompagni, che ha determinato la distruzione dei mirabili ed estesissimi giardini di Le Notre della Villa Ludovisi, considerati i più belli di Roma.

Tra le principali azioni di Ernesto Nathan la redazione del Piano Regolatore del 1909, progettato da Edmondo Samjust e approvato in tempi brevissimi, che prevedeva una organizzazione armonica tra aree per servizi urbani (all’Ostiense) e aree per residenze, distinte per tipologie edilizie e densità (intensivi, villini, grandi ville e giardini), grande attenzione alle infrastrutture viabili (carrabili, tramviarie e ferroviaria) e integrate in un raccordo anulare interno.

Era il primo piano regolatore di ampio respiro della città, studiato con criteri scientifici anche nelle valutazioni economiche, nelle esigenze prestazionali dei servizi e, soprattutto,  con precisi calcoli per un loro corretto dimensionamento.

Il nome di Ernesto Nathan, infine, è legato alla Esposizione per la celebrazione del “50º anniversario della proclamazione del Regno d’Italia”, caratterizzata dalla volontà di realizzare strutture stabili, monumenti e infrastrutture per arricchire la città, evitando di sprecare denaro in abbellimenti effimeri.

Tra gli interventi più rilevanti la costruzione della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Cesare Bazzani, la realizzazione delle Accademie straniere, la sistemazione delle aree verdi di Villa Borghese, integrate con il giardino zoologico, l’infrastrutturazione dell’area della piazza d’Armi che diventerà l’impianto urbano del Quartiere della Vittoria

L’opera e le idee di Nathan non potevano non scontrarsi con la Chiesa cattolica mal disposta a cedere parte del proprio potere politico ed economico. Nel suo famoso discorso del 20 settembre del 1910 a Porta Pia, egli denunciò l’azione del clero “intesa a comprimere il pensiero” ed “eternare il regno dell’ignoranza”. Un testo da rileggere oggi con attenzione, perché di assoluto interesse e di monito per la realtà contemporanea.

Massimo Locci

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