Artisti potenziali a quel paese, senza rete – di Eduardo Alamaro

 

Sto, … sto sfo, …, sfo … gliando distrattamente vecchie riviste degli anni trenta del ‘9O0 edite nella Napoli a ruota bloccata. Mi son imbrattutto in un simpatico scritto di Massimo Buontrepalli, all’epoca famoso, oggi dimenticato. O almeno molto trascurato. Rischi del mestiere, ahinoi. Mai dire mai però. Si può sempre risalire a galla per magia. Mi ha incuriosito la titolazione della rubrica nella quale è inserito l’articolo del Buon trepalli: “Spaccio di chimere, miraggi e altro”. Nonché il titolo del suo pezzo: “Pittore a quel paese”.

L’attacco è magistrale, realismo quasi magico da terza pagina, lezione di scrittura. Fa così: “… Prima di partire da quel paese che non sapete, sono andato a trovare un vecchio pittore. Me ne avevano parlato tanto come del più intelligente approfunditore di quell’arte che mai sia stato colà così. Non avevo pero però mai avuto occasione di vedere suoi quadri, cosa che non avrei mai osato confessare a coloro che mi avevano parlato tantu bbene di lui.”

Così continua: “Intro-dotto nel suo studio d’artista, mi guardai rapidamente attuorno, ma sulle pareti non c’era assolutamente Nulla. Nessun quadro alle pareti. Né altro. Mistero. C’era invece Lui, Isso, in fondo allo studio, affunnato in un letto malandato sgangherato.

E’ molto vecchio e malconcio, il pittore. Gli ho domandato perciò notizie sulla sua salute, ma non mi ha risposto in merito, per mio demerito. Si è invece messo subito a discorrere, a parlare come d’antico, ispirato, omerico, assoluto ….”

Pausa, mistero, sospensione della presa diretta della parola viva del vecchio pittore. Vuoto, silenzio cantatore, cambio di scena….  Si passa infatti, nello scritto, direttamente al ricordo che quella voce antica ha lasciato nel viandante. La classe è classe. La magia è magia.

Infatti così prosegue il pezzo: “Appena l’ebbi lasciato, un’ora più tardi, ho preso appunti di qualcuna delle cose che Lui m’aveva detto in materia di pittura. Molte forse le ho dimenticate ma non questa, decisiva: il vero ritrattista deve saper dipingere un ritratto così potente che da quel giorno in poi il modello si sentirà costretto a somigliare al ritratto. Il dado è ri-tratto, il quadro è fatto”.

Per far questo passaggio ci vuole però tempo. Così quantificabile: un anno per l’uomo, più lento e restio a entrare nel quadro d’autore; dai quattro ai sei mesi per la donna, che è più svelta al trasferimento nella nuova carta di identità d’arte.

Sul punto decisivo così riflette l’autore: “Anche la letteratura procede esattamente così come la pittura del ritratto. I romanzieri credono di ritrarre certi tipi umani, uomini e donne, ma poi li trasformano a modo loro. In un mondo loro. Talvolta d’oro. Questi uomini e quelle donne de-scritte si mettono così disperatamente a somigliare a quei tipi letti nel romanzo: sono uomini e donne potenziate dall’arte, gente doc d’autore … e così fa il cinema … e così fa il teatro … e cosa-così fanno senza affanno tutti i Sik Sik e gli artefici magici delle arti varie e di varietà, chi va là?”

Conclude esemplarmente Massimo Buontrepalli, 1934: “I pittori, gli scultori, gli scrittori debbono inventare gli uomini. Devono ri-figurarli. Questo è il loro compito, se son veri artisti e veri benefattori dell’umanità. Son creatori e ri-creatori. Come Leonardo colla Mamma Lisa. AMEN”.

Il “pezzo” sembra così finito. E invece no. C’è una lunga parentetica. E’ qui il colpo di teatro, il colpo di coda, assoluto. Infatti così prosegue l’autore: “(Ho poi saputo, prima di partire da quel paese, perché non avevo mai visto quadri del nostro pittore: è paralitico fin dalla nascita, bloccato nelle articolazioni delle mani, e perciò non ha mai potuto dipingere Nulla. E’ assoluta-mente ed esclusiva-mente “artista mentale”. Qui lo chiamano “pittore potenziale”. Similmente, in questo lontano paese, annoverano dei “poeti potenziali”, dei “filosofi potenziali”, degli “esploratori potenziali”, degli “architetti potenziali” e li tengono in grandissimo conto e in canto, giudicandoli i più raffinati campioni, ognuno nell’arte sua. Arte potenziale, di pre-potenza mentale, assolutamente smaterializzata, s’intende.”)

Chiusura del pezzo d’autore: “Credo che ciò sia molto saggio e sarebbe utilissimo importare e/o imitare il tipo d’artista potenziale anche nei nostri paesi. Così sia.” E così è stato. Accussì è oggi, ma …

… ma ciò che è uscito dalla porta dell’Arte è entrato della e nella finestra della Comunicazione digitale, della rete, dagli smartphone, degli autoscatti, dai social, dal ritratto fai da te, tieh! Altro giro, altra corsa tecnologica, magica e smagata!

Saluti, Eldorado

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