WAO Festival: pace, amore, gioia, musica, e senso di unità – di Maria Teresa Filetici

Dal 13 al 19 Agosto si è tenuta nel Parco dei Sette Frati, in Umbria, la quinta edizione del WAO Festival.

Cosa sia il WAO Festival è stato già descritto da noi in questo precedente articolo, ma cosa sia vivere il WAO Festival 2019 sono qui a raccontarlo.

Il Parco dei Sette Frati è la location scelta da sempre, luogo che rispecchia totalmente lo spirito del festival: uno bosco in prossimità della cima del monte Peglia, con aree pic-nic con focolari e legna, un anfiteatro per manifestazioni e una rete di sentieri percorribili a piedi, a cavallo e mountain bike. Querce ad alto fusto e pinete alternate a prati rendono facile l’immersione e la permanenza in questo micro-mondo che si viene a creare.
Un micro-mondo bello e possibile, nel quale persone completamente diverse per cultura estrazione, età, nazionalità, interessi e stile di vita coesistono nel medesimo luogo e tempo, senza mai accenno a differenze, astii, soprusi ed arroganze. Un mondo nuovo ed estraniante, inizialmente, per una neofita come me. 

Due palchi a fare da accompagnamento per tutti i sei giorni: in primis vi è il Dance Playground ovvero lo stage principale, una cattedrale fatta di bambù, teli colorati e luci fluo che, da cuore pulsante del festival, suona musica per tutti e sei i giorni, eccetto per qualche ora di pausa giornaliera favorente il riposo mentale e fisico. La musica di questo stage è di tipo elettronica e psytrance, che nelle sue declinazioni, da quelle più colorate del giorno come la full-on e la progressive, a quelle più notturne, come la forest e la hi-tech, entra spontaneamente in risonanza col ritmo energetico di ognuno.
Il secondo palco, il Retribe Circle, è lo stage dedicato a chi non sente particolare affinità con la psy-trance ed offre loro generi musicali che vanno dal World al Tribal, passando per Tropical, Cumbia, Balcan, AfroLatin, Nu Folk, Jazz, Fusion, Bass, Dub, Raggae, Chill, Techno. La Line-up del festival mi ha permesso non solo di arricchire il mio bagaglio musicale, ma anche e soprattutto di ascoltare artisti di fama internazionale come Clozee, Eat Static, Mandala, Spaniol, Zion Train, Triboga e altri.  

A riposo dai beat e dal calore umano (ed estivo!) che giunge dal dancefloor, come un perfetto Ying e Yang, vi è l’altra metà del festival, che nelle Healing, Sacred e Cultural areas organizza seminari e workshop su natura, arte, pratiche olistiche yoga e natura. Sono questi i momenti in cui ci si ritrova se si è alla ricerca di relax, benessere e contatto umano. Le attività a cui ho personalmente partecipato sono state rituali delle culture Maya e Shamaniche, canti tibetani, corsi di feng-shui, ecosostenibilità, bio-architettura e permacultura.
Ho assistito alla presentazione della WAO eco effect shoe, la prima scarpa interamente ecologica realizzata con materiali sostenibili, innovativi e naturali: dalla terra vengono le 12 parti che compongono la scarpa e, con rispetto, alla terra ritornano una volta finito il loro utilizzo. Una scarpa creata secondo natura e non secondo mercato: la tomaia è in fibra di legno e canapa, il sottopiede in fibra di cocco e sughero, i lacci in fodera di canapa e cotone organico, per la colorazione si utilizzano solo tinture vegetali, e la suola è degradabile nel compost. La filiera dei fornitori e produttore è consultabile e trasparente, e il 4% della vendita viene donato a un ente ambientalista o animalista scelto.

Altrettanto interessante è stato ascoltare la presentazione del progetto CanyaViva, nato nel 2005 con le prime sperimentazioni dell’architetto inglese Jonathan Cory-Wright che osservando il comportamento naturale delle canne che crescevano sugli argini del Rio Aguas (Almeria, Andalusia) iniziò a elaborare questo metodo costruttivo.  Tale metodo consiste nell’ottimizzazione delle proprietà meccaniche di Arundo donax (la canna mediterranea) e il bambù per la creazione di archi strutturali combinabili in differenti possibilità compositive.  Attraverso corsi di formazione, laboratori di apprendistato attivo e progetti sociali, CanyaViva si impegna per la diffusione di capacità tecniche e competenze specifiche per costruirsi il proprio spazio su vari fronti, dall’architettura alla ricerca artistica, culturale e terapeutica, all’insegna di una completa ecosostenibilità.

Il sostegno del territorio e l’impatto zero rappresentano una vera missione per gli organizzatori del festival: tutti i punti ristoro utilizzano materie a KM 0 dando sostengo anche ai produttori locali e riuscendo a soddisfare tutti i gusti e le esigenze alimentari.
“NO WASTE”, questa è un’altra regola da rispettare se si è WAO. Infatti, esortazioni al rispetto del luogo vengono date sin dal primo momento in cui si arriva al festival:  all’ingresso vengono regalati a tutti posacenere tascabili riciclati da bottiglie di plastica.  Per l’utilizzo delle docce, si raccomanda l’uso di sapone biologico e bagni veloci, per evitare lo spreco di acqua.

Perfettamente in linea con il sentimento internazionale, il consumo di plastica viene ridotto al minimo attraverso il riutilizzo dei materiali o l’utilizzo di materiali biodegradabili: ho mangiato con forchette di legno in piatti di crusca commestibili e bevuto in bicchieri vuoto-a-rendere.

I sei giorni sono volati e salutando tutte le persone conosciute ho capito che quello non era un addio, ma un arrivederci. Infatti, posso dire di aver trovato una famiglia, fatta di pace, amore, gioia, musica, e senso di unità (non a caso WAO è l’acronimo di We Are One).

Foto di Domenico Iannotti

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