Strategie verdi per il futuro delle città – di Alessandra Muntoni

Sul n. 23 di “Greenbuilding Magazine” dell’aprile di quest’anno, c’è una bella intervista del nostro direttore a Stefano Boeri che ragiona sul futuro verde delle città.  Quella di Boeri è una delle poche strategie che potrebbe recare sicuri vantaggi al modo di insediarsi e di abitare il pianeta terra. Una utopia? Forse, ma ben radicata nella storia dell’architettura contemporanea. La Città foresta di Boeri è quasi la decalcomania reale della metafora di Laugier – “La città è una foresta” – o della Broadacre City di Wright, o della Auflösung der Städte (la dissoluzione delle città) di Bruno Taut, dove “la nostra terra inizia a fiorire”, vagliate con i nuovi orizzonti della ricerca contemporanea.

Boeri costruisce e progetta in tutto il mondo, condividendo la dimensione geografica dell’architettura con molti protagonisti della cultura della trasformazione. Dalla Lombardia alla Cina all’Albania, dal Bosco verticale di Milano alla Città foresta di Liuzhou fino al Corridoio ecologico di Tirana, modella territori vegetali dove c’è posto per l’uomo, le piante, gli alberi, gli uccelli, ma anche per le strade veloci, le macchine, le attrezzature per assorbire le polveri sottili e per diminuire la produzione di CO2.  

Si può cominciare anche dal minimo. Tetti verdi e miniforeste, sorta di aiole spugna che assorbono la pioggia e che sono capaci di contrastare la mutazione climatica e di proteggere le città dalle bombe d’acqua, assorbendo e rilasciando lentamente la pioggia, in modo da evitare pericolosi allagamenti. Nell’area metropolitana milanese ne sono stati progettati a centinaia, per non parlare dei tantissimi rain-gardens realizzati a New York, dove l’ingegneria s’incontra con la natura. Piuttosto che investire in viaggi marziani, o ai limiti del sistema solare, rivolgere la ricerca scientifica in questa direzione sembra una prospettiva seria e utile. 

Scienza, ecologia, creatività progettuale, prospettive biologiche che lavorano insieme per un nuovo modo di costruire e di abitare: un’idea da sostenere e diffondere perché riesce a collegare la tradizione della grande dimensione con quella dell’architettura organica. 

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