Archi-Party a Napoli 2019 – di Eduardo Alamaro

AAA… Attenzione INVITO InviTTo MAIL —-Massaggio original —- Da: pca@pcaint.eu – Data: 20-mag-2019 16.25 -Ogg: Pica Ciamarra Associati ti invita ad ARCHITECTS PARTY NAPOLI – martedì 21 maggio ore 19 Via Petrarca 38 Napoli – Vi aspettiamo per una piacevole serata   per condividere idee di futuro … dallo spazio alla città! Portatevi il paracadute. Pericolo atterraggi bruschi. (Si prega di parcheggiare le auto e i dischi volanti su via Petrarca, scooter/moto et similia bella possono atterrare all’interno del parco dopo il secondo cancello). N.B. – 

Per l’occasione, rosegue il messaggio, saremo felici di donare la recente monografia sulla nostra attività (A.Iolanda Lima, Dai frammenti urbani ai sistemi ecologici – Architettura dei Pica Ciamarra Associati, Jaca Book, Milano 2017, pp. 352, da poco anche in edizione inglese, ed. Axel Munges Stuttgart-London 2019), ma nei limiti delle copie disponibili. AAAffrettatevi, venite ambresso!

Alle 19.00 sono perciò puntale in via Petrarca 38. Non c’ero mai stato. E ciò al contrario del mio amico d’epoca Sergio S. che c’era stato svariarte volte, perché ci lavorava, ci collaborava, col PCA. Ma non aveva però mai messo piede in una grande stanza, esclusiva, riservata per le riunioni, top secret, entrando subito a sinistra. Invece entriamo. E voi con me, amici ‘e PresS/T.

Troneggia qui un gran tavolo rettangolare messo di traverso e sul terrazzo vista mare s’alza bella una scultura in ferro colorato del compianto Renato Barisani del fu ‘900. E’ svella e astratta, geometrica, con la punta triangolare acuminata che va dritta verso il cielo. Fortunatamente non è indirizzata verso il consunto golfo di Napoli brioche. Ossia verso “l’antica gelateria del Golfo” contemporaneo demagistrale. Cerca altrove, oltre.

La scultura di Barisani pare evocare un telescopio, forse di osservatorio astro-architettonico. Per nuovi audaci atterraggi picaciamarriani. O forse il terrazzo è una rampa di lancio di idee nello spazio global p.v. Questa Terra di Napoli pare (o è) ormai s-perduta. Mai dire mai, pero però. Intanto, per prudenza, si salvini chi può. (E chi non può e non sa salvarsi da sé, se futtesse!).

Incontro tanti amici d’Epoca, quasi tutti ormai sono indocenti in pensione, loro malgrado. Dalla culla alla tomba universitaria. Alcuni si sono ricliclarti più o meno acrobaticamente sotto altre sigle; altri invece mi paiono più tristanzuoli ed ammaccati. Incontro un paio di miei ex alunni, ahi loro architetti & dettiarchi oramai sulla cinquantina, disoccupati o sottoccupati. Mi salutano ancora con simpatia, e questo è buon segno. Ricordano cose tra-passate e mie deplorevoli antiche gesta e gesti che veramente mi sorprende che ricordano. Dimenticatemi, vi prego!

Vado nella mischia anch’io. Lo studio di MPC, per quanto ampio, ad un certo punto della sera diventa affollato come un bus all’ora di punta. Non ci si muove più. Su due tavoli ci sono i soliti salatini, olive e patatine e patatracchi. Oltre alla Coca Cola Colo e bibite varie in abbondanza. Forse c’è anche del buon vino, non so. Alla salute di MPC, comunque!

Massimo pare contento e colloquiale. Conversa affabil-mente a piccoli gruppi. Ogni tanto riesco ad agganciarlo e ci dice qualcosa di utile e simpatico. Cioè che questo studio lo progettò nel 1963 e lo abitò nel 1970. Che fu un suo omaggio et riflessione sull’opera di Alvar AAlto, a quel tempo suo idolo e riferimento. Ma tutti invece hanno pensato piuttosto ad un riferimento più locale, alla casa mediterranea. Che disdetta!

Ricorda che avendo letto da qualche parte che l’AAAAltissimo nordico alzava spesso e volentieri il gomito, ci provò anche lui, il Massimo di Napoli. Ma con scarsi risultati: quello di Alvar della Finlandia era wisky purissimo, questa al confronto pare vino colla gassosa, acqua minerale con idrolitina edilizia. E ride, ride di gusto Massimo, a questa sua battuta….

Si diverte. Ironizzare su se stessi non è da tutti, specie a Napoli, città permalosa. Presa l’avviata MPC si addentra nel lontano progetto di questo suo studio posillipino. Ricorda che in quel tempo stava per fare l’esame di libera docenza e in commissione c’era il famoso architetto della Ca’ Brutta, Giovanni Muzio, dal quale peraltro era stato spedito, per un certo tempo, a Milano, dal suo docente di composizione Marcello Canino mordente, aummh!

Per riguardo, per convenienza, MPC andò a prelevare Muzio in macchina e lo portò a vedere il suo ultimo lavoro, proprio questo progetto in via di esecuzione a via Petrarca 38, nel ’69. Gli spiegò il suo tentativo di rottura della scatola dell’edificio puro & duro razional; di relazionare questo manu-fato con l’ambiente e la natura del luogo; lo studio accurato delle finestre e delle fonti di luce in direzione e relazione al paesaggio, al golfo di Naputella; i coni ottici del dentro-fuori, ecc… ecc..

Il severo Muzio ascoltò, lo guardò e infine sentenziò nettamente: “Bella, ma un po’ viziata!”, … forse cosa un po’ viziosa, un po’ preziosa, vizio e/o sfizio di forma?, chissà cosa intendeva dire il sibillino Muzio. Interpretate Voi, se vi pare e dispari, amici miei ‘e PresS/T. Siate liberi e sciolti, tanto son parole ‘900 andate in prescrizione col nuovo millennio. Resettare bi-sogna. 

Alle 22.00 c’è il pienone e me ne vado. Non ce la faccio più- Risalgo la buia salitina del vialetto privato e sono su, sulla via Petrarca, solo e senza Laura né aura. In macchina ripenso al tutto compresso lasciato. Ma … 

…ma dopo un po’ mi arriva un nuovo messaggiOriginale dalla Pica Ciamarra Associati. Mi avverte di un “Nuovo incontro sabato 25 maggio alla Città della Scienza, ore 10,30 – 13,00”. PCA è come una vaccinazione, c’è il “richiamo” dopo qualche giorno, due dosi e stai a posto a vita.

Che devo fare? Oramai son lanciato, non posso mancare al nuovo aaaappuntamento. Devo finire il post per salvare il posto. Poi la titolazione dell’incontro di sabato è bella e intrigante-tante: “Città della Scienza e …e altri racconti”. E io amo i racconti e le narrazioni d’architettura. Specie se di parte e di party. Mi fanno sognare, mi fanno tornare indietro negli anni della mia “Gravina” di Napoli. Ai tempi dell’incantamento anni sessanta …. 

Per me è come risentire le canzoni di Tony Dallara singhiozzanti: “Ghiaccio bollente sei tu, architettù!!!” O il Little Tony di Cuore matto del mattone … O l’Eugenio Battisti di “Non sarà un’avventura, è certo…. sarrà la rivoluzione!”. Ma c’era anche l’Orietta Berti moderata di:”Finché la banca va …, lasciala pagar”. O il Cielo in una stanza ammobiliata anni sessanta di Gino Paoli, … o il Bobby Solo della Lacrima sul viso di Loos. Mollate L’ooss. La decorazione ha vinto, … la verità ti fa male, lo so!!! STOP.

Al contrario del pienone della prima puntata a via Petrarca, qui alla Città della Scienza a Bagnoli siamo quattro gatti e qualche topolone. Dopo un’ora di attesa rinforzi arriviamo a fatica a una ventina di convenuti, tra vecchi gatti, gufi, iene, giovani fringuellini et animalia d’archi-varia napulitana. Massimo ha fatto le cose per bene, con scienza et coscienza, si inizia, via. Infila la penna d’autore nel buco del computer che voi lettori ben sapete e parte la sua lezione, la sua comunicazione. Ora pro nobilis.

Presenta il suo studio e la tensione progettuale che lo anima (e corpo) da un sessantennio, dal tempo delle lezioni ampie e indimenticabili alla Gravina di Napoli del professor Roberto Pane, suo “formatore” primo e assoluto. E’ da Lui che ha succhiato il principio attivo base: la relazione interrogativa tra ambiente – paesaggio – memoria che Pica oppone alla classica triade vitruviana, in qualche modo centrata sul singolo edificio: firmitas – utilitas – venustas. Insiste molto Massimo sul concetto di venustas diffusa, ampia, nuova, pulita, lavata con perlana, democratica … per condividere l’urbano, tradire la tradizione, rompere le scatole, amare la regola spregiudicata, … revolution essentielle … carré bleu, … diavoli rossi, sorci verdi, gatti neri, luna rossa, bandiera gialla, fate turchine, …. fate voi con altri colori, a fantasia.

Dice MPC che i progetti di strutture universitarie sono suo tema privilegiato da sempre perché è il segnale più certo di un cambiamento di passo di un Paese, di un gruppo progettante e dirigente, (all’occasione anche digerente di rospi amari). Le architetture universitarie sono il segnale del rapporto tra ricerca avanzata e progetto partecipativo, della ricaduta delle teorie nel sociale. Investimento nel futuro. 

Capitolo concorsi. Dice simpaticamente MPC che di concorsi ne ha fatto 250, forse anche di più. Quasi tutti persi, quasi tutti senza rimpianti. Tranne uno, quello del ponte Parodi nel porto antico di Genova. Dichiara a verbale che pre-pre-ferisce il giudice unico, in modo tale che non ci siano scarica-barili e scarica-balle su altri componenti della commissione giudicante. Un uomo solo al comando giudicante è meglio! Nessuno ci può giudicare, nemmeno tu!

Massimo recita ancora bene, è con-vincente, è tipo da teatro, come del resto il suo antico complice Dalisi. Erano due tipi da cabaret, a pensarci bene, negli anni ’60. Sarebbe stata una svolta nella modalità di connessione dei nostri temi col pubblico. Meglio di Ric e Gian. Ma Napoli non era la città giusta per loro, qui solo scemeggiate autocentrate a tinte forti della Gravina insanguinata dalle faide. Peccato, sarà per la prossima vita, più leggera.

Scorrono le immagini, sorre il tempo, scorro i miei appuntini. MPC dice che suoi progetti sono in effetti dentro una affermazione di Zevi, a commento esemplare di un progetto della PCA: “Deroga ludica alla recita istituzionale”. Vale a dire: il gioco sapiente bloccato (spesso e volentieri) dalla recita istituzionale. E’ sempre una corsa ad ostacoli. Senza esclusione di colpi. Peggio di Ben Hur. La capacità della nostra archi-arte applicata e di trovare una via per sfuggire allo scorretto Messala di turno. Non è facile. Io non ci son mai riuscito. Ma non son Ben Hur. Né tantomeno Ur! 

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