Tutto scorre a Bilbao – di Eduardo Alamaro

Fluidità, libertà individuale, onda su onda. Surf, windsurf, scivolamento, slittamento. Cavalcare spensierati l’onda giusta. Sci- sci felici in superficie, sull’onda della vita smart. Del doman non c’è certezza, solo una promessa di leggerezza. Per chi può, ormai quasi tutti col touch screen dello smartphone. 

Mantenersi in equilibrio da soli o attaccati ad un filo, al motore veloce della globalizzazione. Lasciarsi andare. Slittare veloci sulla Storia e sulla geografia. Anzi meglio: eliminare entrambi dai programmi scolastici. Dalle tracce d’esame d’italiano alla maturità. Dalla sensibilità odierna. 

Nun è peccato. ‘O passato è passato. Le tecnologie avanzate permettono la dimenticanza. Permettono lo scivolamento e tralasciamento del vecchio. Niente più immersioni nell’antico. Parola d’ordine: non opporre Resistenza. Oggi e sempre slittamento. 

Niente più profondità e radici, né sovranismi e internazionalismi universali. Tutto è passato, dalla destra alla sinistra, dall’est all’ovest, dal sopra al sotto. Al sottosopra. Bisogna solo saper stare in equilibrio sulla superficie delle cose del mondo contemporaneo. Tutto scorre sullo schermo sensibile al nostro tocco sugli smartphone. Belli, snelli, polifunzionali, disegnati con linea fluida e non oppositiva, senza spigoli, senza angoli retti o -peggio- acuti. Felicità, slittamento, rimandare, allontanare: tirammo a campà, qualcuno domani pagherà. 

AAA … assecondare le onde, capire dove va il moto delle correnti delle masse per non andare a sbattere sulla scogliera. Veloci, contemporanei, ubiqui. Un po’ qua, un po’ là, poi chissà, si vedrà. Con una promessa di felicità e di liberazione qui quo qua così cantata: “Onda su onda / mi sto allontanando ormai, / il mare mi porterà /… / Stupenda l’isola è / il clima è dolce intorno a me / ci sono palme e bambù / è un luogo pieno di virtù / … senza servitù / ma con tanti putipù …”

Surf, windsurf, slow-surf, et similia bella, sono i genitori delle architetture dello scivolamento, dello slittamento. Magistrale, epocale, è l’esempio del Guggenheim a Bilbao. Architettura fluida, disegnata dal vento, dal flusso vitale della continuità corpo – natura – architettura – tecnologie. Tra flusso e riflusso, tra individualismo ed edonismo. Disegnata coi piedi, sul surf, nello sposalizio con l’acqua. Da principe del mare…. Da Nettuno, da nessuno, da tutti.

Sogno realizzato di stare in equilibrio su una curva, nel vortice di una mareggiata …. come l’assoluta Megan Gale volteggiante sulle coperture del Museo di Bilbao, nell’indimenticabile spot Vodafone del 2001(consultabile h 24 su you tube, più di 200mila visualizzazioni). 

Effetto trascinamento a tutte le ore. “Trascina il dito sullo schermo per sbloccare”, sta scritto sul mio smartphone. E io eseguo sempre puntualmente, automaticamente. Il mio pollice destro scorre velocemente da sinistra a destra sulla scritta dello schermo sensibile al mio tocco, alle mie carezze, dolcezze, delicatezze … e magicamente mi appaiono tante finestrelle, tanti quadratini, tante icone, con sotto le scritte: rubrica, calendario, internet, e-mail, piatto del giorno, architetture preferite, applicazioni, preghiera quotidiana … e …

 … e se poi scivolo ancora, se accarezzo ancora lo schermo del mio smartphone e vado oltre, dolcemente su “Galleria”, posso scorrere tante foto che ho fatto e che attendono solo di apparire ad un mio cenno, ad un mio strofinamento: apriti Sesamo!, apriti solo per me, apriti al mio sguardo. E se qualcuna di queste foto non mi convince più, mi ha stancato, vado dolcemente col ditino sull’icona cestino e via, vavattenne! … 

… Scorro ancora, e ancora … e ancora poi per noia, … scorro sempre. La vita scorre così nel contemporaneo, scivola via dolcemente, piatta, sottile, senza spigoli, smussata, carezzevole. Come il design del mio smartphone. Che vita smart la nostra, Lpp! 

Ho sulla scrivania, utile come fermacarte, un mio vecchio cellulare, antico di una ventina di anni; reperto oggi archeologico, museale, ma che all’epoca era stato (transitoriamente) moderno, sapendo bene che sarebbe stato “superato” nello spazio di un mattino tecnologico; un cellulare che ha fatto la effimera storia di apparecchi di questo tipo a ribalta, fino all’avvento degli attuali Smartphone delle carezze suddette. 

Lo guardo, mi rassicura, non oppone resistenza, anzi mi accompagna nel flusso dei miei poveri e inutili pensieri. Ha quella linea dolce, smussata, comoda, tascabile, che mi fu amica. Maneggevole come una saponetta, in qualche modo disegnata compatta “a uovo”; così come, negli anni 70, alamarcord, era la mia piccola macchinetta fotografica tascabile Olympus (ancora col rullino!) che dimenticai una sera sul sedile della mia macchina, sotto casa. Al mattino scesi speranzoso e non la trovai più. Infedele macchinetta fotografica: era fuggita via, arrubbata, rapita, certamente salita finalmente all’Olimpus suo!

Pánta rhei, tutto scorre. Tutto si muove e nulla sta fermo. Nemmeno questa PresS/T. Ogni ente, ogni forma, ogni “stile”, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del mutamento. Mutatis mutandis a parte. Almeno fino a quando ci saranno lati b da ricoprire ad arte.

Saluti, eldoardo 

Scrivi un commento