LETTERA DI UN ARCHITETTO INSPIEGABILMENTE SCOMPARSO……- di Alessandra Muntoni

Caro Massimo,

grazie intanto per il tuo lungo commento al pomeriggio della Casa dell’Architettura dedicato alla Mostra-Convegno Metamorph, che ha esposto il nostro lavoro teorico e progettuale dagli anni Sessanta ad oggi (PresS/Tletter del 17-04-2019). Grazie anche per i riferimenti ai filosofi e agli architetti che hai voluto collegare alle questioni e alle ricerche linguistiche da noi affrontate. Mi ha un po’ sorpreso, però, la tua conclusione, laddove ci ricolleghi a tutti coloro che “pur avendo ottenuto importanti premi e riconoscimenti proprio per la ricerca teorica e per la sperimentazione linguistica, sono inspiegabilmente spariti dal panorama architettonico contemporaneo”. Soprattutto per il fatto che compito della critica – e un critico ti considero – è appunto quello di spiegare gli eventi che si verificano, in questo caso perché, per esempio, viene a mancare anche a “bravissimi progettisti”, la necessaria capacità organizzativa per diventare operativi, e/o interagire col mercato. 

Allora, brevemente: chi li elabora questi “panorami architettonici contemporanei”? Finora è stata la cultura dominante, con la sua macchina divulgativa collaudata e con la sua industria editoriale, amplificata dalle Università e dalla rete di convegni internazionali. Esiste un’alternativa? Con Cina Conforto, Gabriele De Giorgi e Marcello Pazzaglini ‒ e per un breve periodo anche con Gaia Remiddi e Paolo Angeletti ‒ abbiamo scelto fin da ragazzi una strada difficile ma che credo tuttora fondamentale. Essere in controtendenza, fare contro-cultura. Con gli interlocutori possibili. Per perseguire temi secondo noi importanti e decisivi per il futuro della città, del territorio, dell’architettura.

Perciò, quando tutti erano per la conservazione, abbiamo proposto la cultura della trasformazione. Quando tutti erano contro le avanguardie, le abbiamo continuate a studiare, a divulgare, assimilando la loro capacità di contrastare le istituzioni ormai fuori dal tempo, dalla storia. Quando tutti erano contro l’High Tech, abbiamo constatato l’importanza delle nuove tecnologie nel conformare la biocompatibilità del costruito. Quando tutti erano per l’edificio oggetto, abbiamo lanciato l’idea della città geografica e dell’architettura paesaggio. Quando tutti erano per la tradizione, abbiamo assimilato gli strumenti della innovazione. Quando tutti studiavano la casa, abbiamo scritto il libro Città come sistema di servizi. Quando tutti erano contro gli Archistar, abbiamo continuato a pensarli Maestri della Terza avanguardia. Quando è stato impossibile trovare spazio nelle riviste importanti, abbiamo fondato “Metamorfosi Quaderni di architettura”, prima con il piccolo editore-stampatore De Nicola, poi con Mancosu, attualmente con Trovato di Lettera 22., dando spazio a chi la pensava come noi, collegandoci agli artisti, ai teorici.

Qualche eco comunque lo abbiamo avuto. Per noi, sono stati importanti: Paolo Portoghesi e “Marcatre”; Bruno Zevi relatore alle nostre tesi di laurea e disposto a pubblicare su “L’architettura, cronache e storia” alcune nostre opere; Marcello Fabbri, Antonella Greco, Michele Costanzo nel nuovo “Controspazio”. Da sempre Giovanna De Sanctis, Amedeo Schiattarella, più recentemente Flavio Mangione, Luigi Prestinenza Puglisi, Luca Ribichini, Piero Albisinni, Laura De Carlo, Paola De Rosa, Orazio Carpenzano, Margherita Guccione.  E poi c’è l’acquisizione di alcuni nostri progetti da parte del Centre Pompidou e del FRAC Centre Orléans.  

Inoltre, per realtà certamente periferiche – ma questo è il bello – abbiamo costruito alcuni edifici importanti: per la ricostruzione di Vita e Santa Margherita Belice nella Sicilia Occidentale, per Pietramontecorvino e San Severo in Puglia, nel Lazio la scuola elementare di Sezze. Infine, qui a Roma, le case per la Cooperativa Locomotive San Lorenzo, l’asilo nido a Massimina, la sede di Infosapienza e la ristrutturazione del Centro Marco Polo per l’Ateneo romano. Considero poi davvero decisivo che un gruppo di giovani abbiano deciso di laurearsi in questi ultimi anni studiando e animando con l’elaborazione digitale alcuni nostri progetti non realizzati. 

Le ragioni della “nostra mancata affermazione” è tutta in questi temi, nel linguaggio “fuori norma” delle nostre architetture e piani paesistici. Di questi argomenti vorremmo parlare con te e con gli altri, non di ideologie né di strumenti di potere. 

Un abbraccio, Alessandra 

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