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La finestra sul cortile. Roma nascosta – di Massimo Locci

Giovedì 11 aprile sono stati premiati i vincitori del concorso fotografico “La finestra sul cortile. Roma nascosta”, promosso dalla Fondazione Almagià e giunto alla quarta edizione. All’iniziativa hanno partecipato novanta concorrenti che si sono cimentati nel rileggere, con sensibilità diverse, immagini di luoghi urbani, corti edilizie, vuoti in-between o di attraversamento percettivo.  Mettendo spesso in contrapposizione la condizione statica a quella dinamica, ne hanno colto le interrelazioni profonde tra architettura e comportamenti degli utilizzatori. 

Dagli scatti, sia quelli furtivi, curiosi ed estemporanei, sia quelli progettati con sguardo attento, emergono i vari gradi del dialogo tra uomo e spazio: la dimensione pubblica, semi-pubblica, privata, fino a quella segreta e intima. Gli autori più sensibili hanno indagato le diverse condizioni del vivere e fatto emergere una Roma diversa, dove la storia si contamina con i gesti quotidiani. “Molti fotografi hanno colto il dettaglio, indagando la Roma dei cortili, non tutti con la sfrontatezza necessaria, forse arginati dal rispetto per la riservatezza, ma tutti hanno saggiato in uno scatto la sottile linea che divide l’arte dalla vita” ha evidenziato Giancarlo Goretti, Presidente onorario della Fondazione Almagià.

La mostra nello Spazio Eventi di Ance evidenzia quanto stimolante sia il tema scelto dalla Fondazione. Infatti, le proposte arrivate, in B/N e a colori, ci restituiscono sia riflessioni sulla condizione umana, sia splendide inquadrature/letture astratte di ambiti architettonici e urbani. Frammenti di realtà diverse e lontane che lette in sequenza determinano sensazioni aperte, in fieri, dove non ci possono essere valutazioni concluse. Ognuno può interpretare le immagini attraverso la propria sensibilità, la propria visione.

Le immagini, mai banali, ci interrogano su quale sia la funzione della fotografia di architettura e, in particolare, di quella contemporanea. Dalla mostra emerge che può avere tante potenzialità: come decodifica della realtà, come lettura descrittiva, come strumento d’indagine o come risvolto di una coscienza critica (degli architetti e/o degli utenti). L’interpretazione, personale e intuitiva del fotografo, determina, infatti, ulteriori dimensioni emotive e valutazioni interpretative dello spazio architettonico. 

L’architettura, la città, lo spazio pubblico sono creati dal progettista e dal costruttore, ma se la vediamo attraverso una fotografia, è anche creata dal fotografo. 

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