Chiare parole per un chiaro programma. In una Terra oscura – di Eduardo Alamaro

Sono fortunato. Inizio bene e sereno ogni settimana. Infatti di buon’ora del lunedì mi arriva puntualmente, via mail – da Baronissi, Salerno – “la poesia della settimana”, nuova rubrica della “Casa della poesia”. La poesia inviatami questa volta è “Torneranno le sere”, di un grande poeta “ermetico” ed emerito italiano e nostro conterraneo campano: Alfonso Gatto di Salerno (1909 – 1976).

Questa poesia è tratta dal gigantesco archivio vocale di “Casa della Poesia”, ed è possibile ascoltarla direttamente dalla voce del Poeta, come fosse vicino a Voi, amici ‘e PresS/T. Miracoli ad arte della tecnologia a fin di bene e del bello. Prosegue così l’azione di Casa della Poesia e di Potlatch per una vita di qualità, meno serializzata e seriosa, con meno computi metrici e normative di legge; per una cultura poetica più libera e più condivisa dagli architetti. Leggete e ascoltate il testo sul sito web

La poesia “Torneranno le sere”, alla fine recita speranzo-samente così: “… O luna nova sulla mia memoria, / tornate ad albeggiare con quel canto / di parole perdute, con quei suoni / struggenti, con quei baci morsi al buio. / Siate la polpa rossa dell’anguria / spaccata in mezzo alla tovaglia bianca.” W l’Italia tricolore del Gatto liberato senza pardi: tovaglia bianca, anguria rossa, scorza verde. 

Alfonso Gatto fini la vita tragicamente, sulla strada, correndo in auto, nella sua amata mini-minor. Lui che era sempre stato attento ai minor e ai minori, ironia della vita e della morte. E’ sepolto nel cimitero di Salerno. Sul macigno che pesa sul lastrone della sua tomba è inciso il seguente epitaffio dettato da Eugenio Montale, suo caro amico: «Ad Alfonso Gatto / per cui vita e poesie / furono un’unica testimonianza d’amore». 

E’ proprio per questo motivo d’ammore che sento mio contemporaneo Alfonso Gatto, un uomo sensibile, un artista assoluto, un poeta inquieto che amava l’arte sul nascere, colta sul fatto. Per questo amava l’infanzia ed era attento ai minimi, ai minori, alle voci dei bambini e degli esclusi. Cioè degli ultimi che saranno i primi nella sua azione di arte-vita. Ragion per cui fu antifascista, finì per qualche tempo anche in galera; poi fu comunista ai tempi giusti, nel post/fascismo, dal 1944 al 1951, poi si riprese la sua libertà …; ma tutto ciò è oggi trascurabile sfondo sociale e politico rispetto alla sua Poesia, che dura nel tempo. E ci parla ancora. 

Di famiglia d’arte, per via dello zio Saverio Gatto, noto verace scultore (e marinaio-pittore) e di suo fratello Alessandro, Alfonso Gatto fin da giovanissimo fu in contatto con Napoli, con Paolo Ricci, con Bernari, e con tutti gli inqueti di Napoli, i non rassegnati ed assegnati partenopei che poi ritrovò a Milano, quando lì si spostò negli anni trenta. E in questa città Gatto fu amico di Zavattini e di tutto quell’ambiente che sarà poi decisivo per la cultura italiana del dopo-guerra … 

Proprio in questi giorni, leggendo parte dell’epistolario di Paolo Ricci, mi è capitata sott’occhio una sua lettera da Bologna nella quale, nel 1942, docente al Liceo artistico, si raccomandava al Ricci affinché Gaspare Casella editore in Napoli, insistesse per fargli fare agli “Illusi” di Napoli, una benmerita “Compagnia” coinvolgente tutte le arti, una conferenza sulla poesia di Salvatore di Giacomo. Cosa che non avvenne, per varie ragioni.

Sempre in questa corrispondenza col Ricci ho letto una sua lettera del 1967, alla quale è acclusa la “Presentazione e programma della galleria d’arte “Il Catalogo” di Salerno”, scritta a mano. L’ho letta, la ritengo esemplare per sinteticità e comunicazione al pubblico, del “perché di una iniziativa”.

Inizia così: “Dare un nome a una nuova galleria d’arte è come riconoscerle un volto, mostrale la strada ove muovere i primi passi; un nome che sia quello, a dirla qual è, quale vuol essere. “Il Catalogo” è un nome che dà la misura alla nostra galleria d’arte, le autentica il buono di cui darà prova con le sue mostre … una scelta che tenga conto del loro valore: valore di critica e di mercato, a conferma per ogni artista della sua storia, della sua stabilità, della sua presenza competitiva nel dibattito della cultura.”

Ma il punto più interessante è quello che segue, sulla giusta ampiezza della porta, tema -come si vede- molto architettonico: “Potremmo aver detto tutto e dare così alla nostra galleria la misura della sua porta, che non sarà mai larga, aperta agli “invasori”, e nemmeno tanto stretta da restar chiusa, pregiudizialmente chiusa, ai nuovi ricercatori, agli sperimentatori, pur che il loro voler essere sia l’essere stesso dell’arte: sia l’ostinato valore dell’opera.”

L’ostinato – ma non per questo ostile – Gatto del Valore etico dell’arte, così conclude la sua presentazione dell’allora nuova Galleria (che continua ancora oggi, con onore e oneri, l’attività, dopo oltre 50 anni di esercizio): “Un catalogo è sempre un reperto di opere ricondotte a una data, a una firma che ne accertino la storia e ne tramandino la fortuna. La galleria “Il Catalogo” indica nel suo nome la fiducia che dà e spera di ricevere dai suoi amici vecchi e nuovi. Chiare parole per un chiaro programma. Non basta?”

Si, basta. E’ tutto per oggi. 

Saluti, Eldorado

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