L’idea del teatro – di Alessandra Muntoni

Questo il titolo di un trattato di Giulio Camillo, pubblicato a Firenze nel 1550 dallo stesso editore Torrentini che nello stesso anno stampava la prima edizione delle Vite del Vasari. Ne ha parlato ieri Claudio Strinati invitato da Luca Ribichini a svolgere una lectio magistralis alla casa dell’Architettura di Roma. L’argomento si prestava a molti approfondimenti tornando indietro nel tempo fino a Platone, o proiettandosi nell’oggi. L’abilità di Strinati è stata quella di prendere libro di Camillo come pretesto per ragionare su temi antichi ma attualissimi: architettura teorica e architettura costruita, utopia e realizzazione dell’idea, idea umanistica dell’“universalità del sapere” e, per contro, satira dissacrante di quello stesso sapere, follia creatrice dell’architetto e democrazia costruita del teatro.

Strinati ha innescato un reticolo affascinante tra Giulio Camillo e i suoi riferimenti diretti o altre implicazioni culturali indirette: da Vasari a Dante, da Alberti a Serlio, da Leonardo e Francesco I ad Erasmo da Rotterdam, da Ariosto a Palladio e a Pier Francesco Orsini, da Raffaello a Mozart. In realtà, il teatro di Giulio Camillo dovrebbe essere il modello di un modus vivendi regolamentato dal pensiero e dalla sapienza. Ma è anche un congegno per attivare la memoria, perché su ogni suo gradino è segnato un concetto, una parola che allude a un possibile discorso scientifico, a una narrazione. Un teatro del quale è stato fatto un disegno e forse un modello in legno, ma che non è mai stato realizzato. Realizzata fu invece la sua antifona, il Bosco Sacro di Bomarzo, dove il teatro è un percorso scomposto e deformato nel paesaggio, una concretizzazione di un’idea, sostiene Strinati, dove lo spettatore coincide con l’autore e il saggio si cala nella tragedia del suo tempo. 

La lezione ha stimolato il pubblico a proporre quesiti e approfondimenti. Così Rainaldo Perugini ha sviluppato lo strumento delle imagines agentes disegnate da Giulio Camillo nelle scalinate del suo teatro o immaginate dai retori come appigli per ricordare la sequenza delle argomentazioni nei loro discorsi. Franco Luccichenti ha chiesto lumi sulla “città morale”, e Strinati ha ricordato la Civitas Dei di Sant’Agostino che a suo avviso ha distrutto la civitas pagana non solo moralmente, ma anche fisicamente, cancellando la strategia del costruire la città della quale tuttora risentiamo le conseguenze. Luca Ribichini ha proposto il confronto con Borges e con gli architetti oggi in difficoltà, e Strinati ha rievocato una recente esperienza a Tor Bella Monaca, dove inutilmente ma con insistenza si è parlato del contrasto tra centro e periferia: un falso problema, a suo avviso, mentre il vero tema è quello del design della città. Altri hanno sollevato il rapporto tra arte e scienza, tra artigianato e architettura, tra architettura e filosofia contemporanea.

Insomma, un pomeriggio denso di idee, un concentrato di tensioni. Sissignori: un dibattito!

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