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Andrea Gandini, scultore di strada – di Alessandra Muntoni

Nella nostra disastrata città, registro due fatti positivi e sorprendenti. Un artista che inventa un modo per far parlare i relitti arborei abbandonati e un giornale di quartiere che me lo fa conoscere. Ho lo studio in Prati, storico quartiere di Roma tra San Pietro e Piazza del Popolo e da qualche tempo (questo è già il secondo anno, per la verità) esce un giornale gratuito edito da Typimedia, “Roma h24 Prati”, che ne fa conoscere luoghi, problemi, nonché abitudini idee e discussioni degli abitanti. 

Da tempo avevo notato che in varie parti di Roma, anche in Prati, qualcuno intagliava i ceppi degli alberi caduti, o segati perché ormai morti ma lasciati lì per incuria, per l’abitudine di non finire mai i lavori, o solo perché non si sa come sbarazzarsi di residui ingombranti e difficili da smaltire. Ne uscivano fuori sculture un po’ naif, fatte in fretta, che abbozzavano volti infantili o deformi, o simulacri di monumenti romani, o ipotesi di nuovi paesaggi. Mi chiedevo chi ne fosse l’autore e un articolo di Luisa Urbani del numero di marzo 2019 del suddetto giornale lo ha raccontato. Si tratta di Andrea Gandini, un giovane ventenne di Monteverde che ha scelto di esprimersi così, pur sapendo che rischia qualcosa, visto che questa sua attività sarebbe fuori legge. Ho cercato in Google e ho visto che ci sono molti film della sua attività. È ripreso mentre scolpisce con scalpello e martello, mentre la guidatrice di un tram frena, si ferma, si affaccia con una smartphone e gli chiede se lo può fotografare. “Si, certo, fa pure!” risponde. Lei scatta un click e riprende la corsa. Un ‘altra signora si chiede chi sia l’autore di queste sculture che ritiene bellissime: dice che bisognerebbe premiarle. 

Si tratta di opere effimere, basta qualche scroscio di pioggia e il tronco, già in parte marcito, si accartoccia e la scultura avvizzisce col moncone di albero. Ma è anche una denuncia: la città potrebbe accogliere la bellezza prodotta da giovani artisti, far rinascere quell’Arte Pubblica che pochi anni fa aveva avuto qualche diffusione. Se ne è già parlato. Allo stesso tempo, registriamo che i cittadini amano il proprio quartiere, lo vogliono migliorare, considerano via Cola di Rienzo, ‒ il vivace asse commerciale considerato finora un’arteria di secondo piano ‒ una regina viarum, quasi fosse l’Appia antica. Nascono associazioni che analizzano problemi allo scopo di risolverli, gli abitanti si organizzano per tenere pulita una strada, una piazza, individuano i punti nevralgici che richiedono interventi mirati. Benvenuti. 

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