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Qui giace il progetto Riace, una prece – di Eduardo Alamaro

E’ raro, ma può accadere. E a me è accaduto, è succieso. 

E’ successo a Napoli, nel suo centrillo istorico B&B. L’ho trovato bello e pronto, ben scritto e poi affisso, un post per la PresS/T di Lpp. L’ho letto, l’ho condiviso, l’ho perciò firmato, ossia per fato l’ho fotografato, e perciò Ve lo spedisco. Sta proprio qui sopra, in quest’avello. Con su scritto l’epitaffio: qui giace la Riace di Mimmo Lucano sindaco!

Non avrei nulla da aggiungere se non specificare dove è accaduto, dove ho trovato l’avviso funebre del “fine corsa” della Riace accogliente: luogo simbolico, significativo, esemplare dei nostri tempi migranti e forse santi. Stava affisso proprio di fronte al grande edificio del Pio Monte delle “Sette opere di Misericordia” di Napoli, nella cui chiesa, sull’altare maggiore, da quattro secoli c’è (e spero che ci continui a stare) la famosa tela del Caravaggio evocante le opere di Misericordia, decisivo per i cristiani e (spero) per tutti gli umani. Amen, così sia.

Fino a non molti anni fa la vedevo de visu spesso e volentieri, quella tela misericordiosa e miracolosa del sempre fuggitivo e migrante Caravaggio. Anche per un breve saluto, passando per quella antica “mia” via. Da qualche anno quell’edificio di culto è stato musealizzato per fare cassa della Misericordia. Spero che sia una tassa per fin di bene. Per i poveri e per sostenere con concordia le opere della Misericordia corpo-reali migranti d’oggi e sempre. 

E di opere di Misericordia qui si tratta, nel manifestino funebre di Riace, linea calabro-Lucano. E in altri dello stesso tipo che ho fotografato procedendo per la via, verso il duomo e San Gennaro. Forse era una operazione artistica, arte sociologica, non so. Ma mi piace così: arte migrante sante anonima. Comune e comunale. Amen.

Credetemi, di Riace luogo non ne so praticamente nulla Non ci sono mai stato di persona, di corpo. Mai messo piede o testa a Riace, nella Calabria jonica. So solo che un giorno, sembra una fiaba, cinquant’anni circa fa, emersero dal mare, per caso e per fato, dopo un paio di millenni e oltre, due meravigliosi uomini greci. Giganti alti un paio di metri, tutti fusi in bronzo, tutti nudi e divini. Umanità da tempo naufragata ed evocata solo nei miti e leggende: che antica gente! 

AAA attendevano aiuto, accoglienza d’arte, quei due leggendari richiedenti asilo museale. Furono perciò all’uopo salvati, imbracati e recuperati; indi rifocillati, ripuliti e ben restaurati a Firenze. Fatto ciò, fattosi belli e ben nutriti, andarono in giro-premio trionfale per l’Italia; aaa …. acclamati anche al Quirinale dal presidente Pertini quali migranti d’eccezione, accuditi con molta affezione. 

Presero infine casa a Reggio di Calabria, nel locale museo di Stato, ove solerti funzionari – funzionanti a tutte l’ora, attrezzarono un’apposita sala, bagno e cucina annessa, con lavatura e stiratura di Stato. Reddito di cittadinanza artistica assicurata per sempre. Poi silenzio, vuoto assoluto per me su questa vicenda, su quei due pezzi di bronzo di Riace emersi dal mare fino … 

… fino a quando quel nome, quella località calabra: Riace, è ritornata prepotentemente sulle prime pagine dei giornali e dei tele-giornali per merito di un coraggioso progetto d’inclusione sociale, anche urbanistica, anche di restauro edilizio-ambientale. Ria c’è.

Una cosa che – nello spirito e nelle modalità – somigliava tanto a quanto intendevamo fare (e amorevolmente facevo con altri amici “religiosi”) nei primi anni ’70: costruire arte-vita, nuove relazioni, collante sociale; tentare di fare comunità, innovazioni profonde, scuole laboratorio; praticare l’utopia e la speranza progettuale; fare rete e guadagnare qualche spazio in più al Noi ponendo un limite l’Io: illusi! 

Infatti un brutto giorno, per maleficio, per stanchezza, per non-so-che, tutto d’improvviso finì; tutto svanì, più di quarant’anni fa. Il progetto d’accoglienza concreta Riace riaccendeva però –nel mio immaginario- quell’antica speranza progettuale/sociale sepolta. Che non si rimanifestava in maniera archeologica e ideologica ma lavorando nel concreto di una delle emergenze epocali contemporanee: i migranti della globalizzazione dei corpi e delle merci! Ria c’è, presente!

Invece che antichi e nobili uomini greci fusi in bronzo, dal mare Mediterraneo di Riace erano infatti emersi gente comune. Gente in carne e ossa, tutti neri e belli, giovani e affamati, oltre che affannati e debilitati per il viaggio. Profughi che scappavano dalla guerra, come Enea fuggiva da Troia in fiamme, qualche millennio or sono. 

Erano tanti. Un’invasione? No, al contrario, a saper ben vedere, un aiuto per l’Italia con le culle e (spesso) teste vuote. Un soccorso mandato via mare dalla Misericordia di Dio con le porte e i porti sempre aperti. Una opportunità per dar nuovo sangue ed abitanti a vecchie case di Riace abbandonate da chi le aveva lasciate per terre assaje luntane, in cerca di miglior vita, di nuove opportunità, di buona fortuna o … o solo per curiosità, oltre che per necessità: pe pe pe … per girare il mondo, per … per … perché ci sono mille ragioni giuste e diverse per partire e per non più patire e …

…. e fu così che, da queste esemplari dinamiche progettuali inclusive, emerse la figura e il genio organizzativo di Mimmo Lucano, sconosciuto sindaco-coraggioso calabrese, oggi ri-conosciuto in tutto il mondo per il modello di accoglienza richiedenti asilo et amore che ha realizzato a Riace. Contro tutti i Traini di questo mondo.

Per tal motivo Mimmo Lucano è diventato un simbolo, una bandiera, una personalità scomoda per tanti, specie a quelli che tifano “fortezza Europa”; che dicono: “Prima gli italiani”, … blindiamo il cortile di casa nostra, armiamoci e non amiamoci. Tutto ciò sul modello d’oltreatlantico “American first”, ma …

… ma le prassi amministrative son cose delicate, da rispettare, si sa. La proce-dura è sempre dura e precede e procede tutto. E c’è sempre qualche delibera non libera da dubbi; qualche passaggio di carte incerto, da indagare; qualche punto amministrativo debole; qualche cavillo e qualche cavallo su cui salire, al galoppo nei tribunali. 

Tante sono infatti “le carte” da leggere con la lente d’ingrandimento; tante le intercettazioni telefoniche con dialoghi non chiari, sospetti … comunque da ascoltare, da sbobinare al fin di inguaiare. La legge è legge, a va sì rispettata! 

Il “sistema Riace” di Mimmo Lucano è stato così passato al setaccio dagli integerrimi inquirenti: tutte le accuse formulate a suo carico (una ventina di capi e capetti d’impuntazione tra cui: associazione a delinquere, truffa, concussione, malversazione etc.) sono poi decadute. Ma due accuse dei pm sono rimaste in piedi. Ragion per cui l’amaro Lucano è stato d’un sorso bevuto dalla Legge. Glu, glu e il Lucano come come sindaco non c’è più: arrestato (posto ai domiciliari) il 2 ottobre dell’anno scorso.

L’accusa formulata è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona. Fiducia nella giustizia, s’intende, è frase d’obbligo & doverosa. Ma l’esperienza Riace pare al momento finita, colpita a morte, forse per sempre. 

Non ci rimane che dare l’annuncio mortuario del: #quiriposa. Dal progetto “Ria c’è” al Ria c’era. Una prece, un prete. Fine della partita (tranne tempi supplementari, o di-partita di ritorno, che si spera) col “taglio fondi” da parte del Ministero dell’Interno e la chiusura del progetto di accoglienza Riace. K.O., colpo d’interno. 

Mimmo Lucano, a suo tempo, aveva visto nei profughi dei barconi degli alleati per una possibile “Città futura”, speranzosa titolazione della sua Associazione. Quei disgraziati d’Oriente medio e d’Africa che venivano dal mare; tutti quei curdi e crudi migranti in fuga dalle persecuzioni politiche, gli parvero possibili alleati; manna piovuta dal cielo e giunta dal mare per riaprire spazi di vivibilità e di accoglienza per tutti, a Riace Superiore. In quella parte montana del suo comune che rischiava l’abbandono, con molte case ormai diroccate e la scuola elementare a rischio di chiusura a causa dell’emigrazione e dello spopolamento delle aree interne comunali. 

Tutto ciò al contrario di Riace Marina, sempre più affollata durante la stagione estiva. Insomma, una Riace a due facce, come due erano stati i bronzi riemersi delle sue acque. Il “modello Riace” prevedeva che ai richiedenti asilo fossero concesse in comodato d’uso le case abbandonate e recuperate del vecchio abitato e che i soldi dei progetti di accoglienza erogati dal governo al Comune fossero usati per borse lavoro e per attività commerciali gestite dagli stessi richiedenti asilo insieme ai locali. Semplice, no? Sembra facile fare il caffè Migranti-santi, ma non è così….

S’è detto, s’è scritto che: “Lucano ha un’impostazione troppo-libertaria e inclusiva; che da studente ha militato in Democrazia Proletaria”, peraltro antica appartenenza tutt’ora rivendicata dall’ex sindaco; ragion per cui – si rileva ancora- “il suo progetto di accoglienza migranti è profondamente politico: il territorio è da gestire e va inteso come bene comune e comunale, con -in prospettiva- il superamento della proprietà privata, strettamente intesa”. Ma …… 

… ma io penso di no: queste letture accusatorie appartengano al ‘900. Ritengo invece che Mimmo Lucano sia “oltre”; che viva nell’eterna categoria dell’altruismo e consideri il dono e l’aiuto come suo dovere e piacere. Lucano è teosofico et universale, è oltre il ‘900. Va fino alla Nuova Zelanda e all’Australia.

E forse non lo sa nemmeno, cosa che rende tutto il suo progetto “Ria c’è sempre” ancora più bello e utile. Un progetto, una vita, un uomo di lotta: Mimmo Lucano, si potrebbe dire. Un progetto di vita, la sua, sposato in tutto e dappertutto da Alex Zanotelli, un sant’uomo che si è recato di persona a Riace per sostenerlo in questo suo e nostro difficile momento. 

Trovandosi lì, a Ria c’è, Zanotelli ha cercato anche il parroco del luogo, un entusiasta social di slogans del tipo: “E’ finta la pacchia” o “AAAiutiamoli a casa loro, jatevenne”. Ma non l’ha mai trovato, quel parroco sovranista (con Dio in seconda posizione come sovranità). 

C’è voluto il Vescovo della zona per far incontrare i due uomini di Chiesa. E proprio davanti al loro vescovo, Zanotelli ha chiesto al parroco: “Scusa, ma tu hai giurato sul Vangelo di Cristo o su quello elettorale di Salvini?” Risposta del parroco: “In Italia mi pare che ci sia ancora libertà di opinione”. Tifare Salvini nun è reato, nun è peccato! Si Salvini chi può!

Come si vede le vie e i preti del Signore sono infiniti e … e i Vangeli “ufficiali” del resto son ben quattro. Tra quelli sottoufficiali e non riconosciuti ci sono i Vangeli apocrifi napoletani. In un punto decisivo sostengono che Gesù crocifisso sulla Croce, oltre al famosissimo: “Padre perché mi hai abbandonato?”, aggiunse sconsolato: “Và a ffà bene, muor’acciso!” 

Poi forse aggiunse: “Forza Riace Superiore, forza Mimmo Lucano che ce la fai. Riace c’è!”

Saluti, Eldorado

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