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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – MARZO 1969 – di Arcangelo Di Cesare

Se vi è capitato di volare su Madrid verso l’aeroporto internazionale di Barajas, la capitale spagnola vi sarà annunciata dalla vista di un monumento straordinario. Uno dei Giganti di Don Chisciotte? Una quercia? Uno sperone di roccia? 

Man mano che l’aereo si avvicina l’enigma si dissolve mostrandosi un edificio alto 71 m e concepito attraverso delle forme cilindriche che sono ulteriormente trasformate in altezza attraverso la sovrapposizione di forme circolari più piccole. Negli ultimi due piani le dodici strutture cilindriche si espandono e sporgono a sbalzo oltre la facciata principale. 

Una città giardino in verticale, aperta in basso e con un nucleo sociale in alto, con una serie di quattro appartamenti per piano disposti in successione e con un cuore di servizi centrale: da questo cuore “sgorgavano” gli alloggi e dagli alloggi si “gonfiavano” i balconi.

Ora immaginate di vivere all’interno di uno di quegli appartamenti, una successione di spazi unici in cui nulla è stato progettato per copiare in modo solenne o casuale le architetture vernacolari e in cui ogni problema costruttivo è stato risolto dal progettista con una soluzione pratica e intelligente.

Spazi a volta raccolti a volte aperti, intimità diffusa e quella sensazione di comodità che scaturisce dal vivere in un appartamento “travestito” da villa. Con questa proposta si affermava la possibilità di rendere compatibile l’abitare moderno della casa immersa nella natura con la logica della Torre. 

Il progettista, che abitò a lungo in una di queste case, ripeteva sempre che gli edifici dovevano espandersi sui bordi, sulle soglie che mettono in relazione esterno e interno, perché la soglia rappresentava il centro del mondo, il passaggio dalla tua vita privata alla proiezione pubblica. 

L’edificio di cui stiamo parlando è conosciuto al mondo come “Torre Blancas” ed è un luogo fatto di spessi bordi e di ampie soglie. 

Fu terminato nel 1969 su progetto di Francisco Javier Saenz de Oiza con il valido apporto di Juan Daniel Fullaondo e di un giovane Rafael Moneo. 

Tra le casualità che colpiscono, troviamo anche questa: nel 2019 ricorrono il cinquantesimo anniversario dalla costruzione della torre e il centenario della nascita dell’architetto.

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