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L’Europa, a ricominciare dalla Grecia – di Alessandra Muntoni

Chi è riuscito a superare l’impatto sempre sgradevole delle copertine de “L’Espresso” e ha deciso di aprire il numero del 24 febbraio scorso, vi avrà trovato due articoli molto interessanti, per non dire istruttivi. Perché hanno a che fare con la storia d’Europa. Nel primo Massimo Cacciari ci spiega che la coscienza e il destino d’Europa ammettono un futuro e che “l’Unione vive se le sue culture avvertono una destinazione comune”. Potrebbe nascere così un nuovo ordine politico fondato sull’idea di Giustizia. Cacciari sa benissimo che l’Europa, dopo le tragiche vicende del Novecento ‒ ma si potrebbe risalire molto indietro ‒ non può ritenersi in nessun modo un modello salvifico per il resto del mondo. Anzi, per esistere dovrebbe riconoscere tutte le sue parti frantumate, deflagrate, parlanti diversi idiomi e imbevute di culture diversissime. Un Fine, a suo dire, l’Europa può darselo: costruire un Ordine politico continentale (anche se il continente Europa non ha mai avuto confini precisi), un nuovo Diritto internazionale non fondato su un potere centrale, ma su “norme giuridiche vincolanti per ogni Stato”. Secondo Cacciari, la necessità di perseguire questo Fine (sempre con la lettera maiuscola) nasce “dall’intimo della storia e delle tragedie di Europa”. L’obiettivo l’avrebbe già individuato Aristotile, nell’affermare che “giusto è chi vuole il bene dell’altro”.

E qui torniamo alla Grecia, perché l’altro articolo ci racconta che si può ripartire da Atene, perché Atene e la Grecia, dopo dieci anni di crisi economica, hanno ricominciato a macinare formidabili programmi culturali che proprio da quella crisi rimbalzano e s’incuneano nei bar, nei Caffè nei condomini, nelle piazze. Angelos Christofilopoulos, Eleftheria Tseliou e l’architetto Dimitris Theodoropoulos sono tra i protagonisti di questa nuova ondata di ingegni creativi. Certo, l’Europa nasce da un mito greco-orientale: Europa, figlia di Agenore e sorella di Cadmo, è rapita dal Toro-Zeus e dalla Fenicia approda a Creta. Tutta la cultura occidentale (filosofia, arte, scienza, matematica, astronomia, storia, geografia, democrazia…) nasce dalla Grecia. Ma anche la guerra, madre di tutte le storie. Nella Guerra del Peloponneso di Tucidide, poi, vediamo nitidamente e con raccapriccio di quale violenza, ferocia, capacità di sterminio, tradimento, avidità di dominio, sono state capaci le più illustri città greche, da Atene a Sparta a Tebe, a Corcira, a Corinto, a Siracusa. Fino all’estinzione del mondo greco, fino al suicidio della Grecia. C’è da chiedersi se non ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato nello splendore di quella civiltà che amava la bellezza e se, riprendendone il filo, non incapperemo nuovamente nei più tremendi disastri.

Sembra d’obbligo, non dimenticando il passato, spostare l’osservatorio su quel futuro che già s’intravede.

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