La “Nuova via della seta non si occupa di architettura – di Massimo Locci

Durante la recente visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia sono stati affrontati vari temi del possibile interscambio tecnico-economico tra le due nazioni. Nessuno riguarda gli aspetti legati all’architettura; eppure sarebbe potuto essere un argomento di estremo interesse reciproco: noi abbiamo 180.000 architetti in cerca di occupazione (ma anche aziende di componenti e imprese costruttrici specializzate) e loro stanno costruendo decine di nuove città, migliaia di edifici innovativi per tutte le tipologie funzionali. 

Le nuove strategie cinesi prevedono, tra l’altro, interventi di recupero edilizio in aree ex-produttive dismesse, parchi a tema territoriali e urbani per riqualificare e bonificare ambiti industriali. Tutti settori progettuali dove gli architetti italiani hanno acquisito grande competenza, ma la tematica non è entrata nel confronto bilaterale. 

In Cina lavorano molti studi internazionali soprattutto perché sostenuti dalle rispettive nazioni di riferimento. Viceversa il “sistema Italia” è inesistente e le poche strutture ministeriali o l’ICE (Istituto per il Commercio Estero) non si occupano direttamente degli studi professionali. Pertanto sono pochissimi gli italiani operanti nel paese con maggiori investimenti nel nostro settore.

Ritornando agli accordi della “Nuova via della seta” è andata meglio agli ingegneri perché si è parlato molto di infrastrutture, in merito alle quali i due Paesi si sono impegnati a collaborare fattivamente per la progettazione e i grandi investimenti nel settore delle ferrovie, dei ponti, delle autostrade, della logistica e dell’inter-modalità, ma anche per le energie rinnovabili, connettività e telecomunicazioni. Tutti ambiti operativi pressoché esclusivi degli ingegneri. Noi architetti potremmo rientrare nel settore scambi culturali, dove il motore economico è relativamente importante. 

Ho immaginato, pertanto, che in un surreale e ironico dialogo i Cinesi ci abbiano proposto di ristrutturarci porti, aeroporti e grandi vie di comunicazione, in particolare quelli cui sono più interessati, cioè i collegamenti internazionali con il resto d’Europa, e noi in cambio abbiamo offerto mostre d’arte, di design e di architettura, spettacoli di danza e di musica lirica. Non è difficile immaginare la risposta di Xi Jinping.

Loro aspettando contropartite equivalenti nel valore hanno autonomamente individuato le soluzioni  concrete e, senza che i nostri governanti capissero di essere stati raggirati, hanno proposto di smontare e portarsi in Cina i nostri monumenti, le nostre piazze, i nostri paesaggi.

Si spiega così il prolungamento del suo viaggio in Sicilia per visionare i beni acquistati. 

Tra le tante meravigliose opere siciliane più che i “Quattro Canti” di Palermo o la “Villa Palagonia” penso fossero interessati allo “Spazio Sacro di Selinunte” (650 a.C.) innanzitutto perché è una sorta di prefabbricato, rocchi di colonna in gran parte già smontati e facilmente trasportabili, e che con una corretta anastilosi possono essere facilmente rimontati; anzi immagino siano intenzionati a ricostruirli tutti, non solo il Tempio C. 

Penso che scelgano Selinunte o Agrigento perché sono tra gli esempi più significativi di inserimento nel contesto naturale dell’età classica, rappresentano un’immedesimazione totale nella natura. Sulla soglia tra terra e mare, tra regola e caos, i templi inglobano l’atmosfera circostante, celebrando il connubio con l’ambiente. Per i Cinesi può essere un buon affare perché, con un solo complesso archeologico,  acquistano anche un paesaggio. 

Considerando la loro efficienza saranno sicuramente in grado di valorizzare l’area, convogliando milioni di turisti come noi non sappiamo fare.

Mi risveglio dall’incubo e sono felice, sono consapevole ,però, che lo scenario potrebbe essere non del tutto irreale, vista la faciloneria (in autonomia rispetto alla Comunità Europea) dei nostri attuali governanti nazionali, e la leggerezza con cui trattano questioni delicate come queste con la maggiore potenza economica  attuale.  

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