John Ruskin, il sasso e le nuvole – di Alessandra Muntoni

Ricevo da “The European Journal of Creative Practices in Cities and Landscapes” una call for paper per il convegno che si terrà il prossimo aprile su John Ruskin il quale, mi era sfuggito, è nato il 9 febbraio 1819, quindi duecento anni fa. Non per fare l’apologia di un intellettuale certamente geniale ma contro il suo tempo, recalcitrante insieme a William Morris di fronte al Crystal Palace e paladino della conservazione dei monumenti. Nemmeno per ricordare il suo Stone of Venice, un testo ostico che il professore di inglese Gazzoni Pisani ci fece leggere al primo anno di architettura e che solo molto più tardi ho apprezzato in una bella traduzione italiana. Complicato anche The Seven Lamps of Architecture, meglio Mornings in Florence. Voglio però segnalare un libro veramente affascinante di Ruskin, tra l’altro magnifico disegnatore: The Elements of Drawing, tradotto nel 2009 da Maria Grazia Bellone per Adelphi. A chi, nell’era digitale, non avesse buttato via carta, matite e penna, consiglio di seguire le sue lezioni, perché di questo si tratta: di stupende lezioni di disegno. Servono, però, le sue parole.

Esercizio n. 8. “41- Esci in giardino, o sulla via, e raccogli il primo sasso ovale o tondo che trovi: né troppo chiaro né troppo scuro. Quanto più levigato possibile purché non lucido […]. Sul tavolino che avrai spostato accanto alla finestra, colloca il tuo sasso su un pezzo di carta di tinta neutra di fronte a te. La luce deve venire da sinistra […]. Sul sasso non deve battere il sole, ma solo la luce del giorno: scegli dunque una finestra da cui non entri la luce solare diretta. Meglio ancora se puoi chiudere le imposte delle altre finestre nella stanza […]. Se sei in grado di disegnare quel sasso, sei in grado di disegnare qualsiasi cosa, purché sia disegnabile. […]. Se impari a disegnare il sasso nel modo giusto, tutto ciò cui l’arte può arrivare è anche alla tua portata. Qualsiasi disegno, infatti, dipende dalla tua capacità di disegnare la rotondità” (continua). 

Dunque, c’è qualcosa di non disegnabile? Ruskin sostiene che la schiuma marina non lo sia, e che se ne possa soltanto suggerire l’idea. E le nuvole? Ecco la risposta: “Venendo infine ai cieli, vi è da notare un’importante particolarità del soggetto celeste, che lo distingue dal soggetto terrestre: le nuvole, scarsamente soggette all’intervento umano, sono sempre disposte in modo splendido. Non si può avere questa sicurezza per altri elementi paesaggistici”. Ruskin enumera le rocce, i prati coltivati, i campi arati, tutte opere nelle quali c’è l’intervento umano. “Le nuvole, invece […] non possono essere scavate o edificate” e la loro magnifica conformazione è tale “che non puoi sperare di esprimere l’effetto del cielo che ti interessa, a meno di possedere notevoli capacità mnemoniche. La sua grazia e la sua luminosità, infatti, dipendono dalla comune influenza di ogni singola nuvola nel suo raggio: le nuvole corrono e ardono tutte insieme in meravigliosa armonia; non ce n’è una che si discosti dal posto assegnatole o che non assolva la sua parte nel coro; e se non sei in grado di ricordare […] l’esatta forma e posizione di tutte le nuvole in un dato momento, non potrai disegnare quel cielo; le nuvole, infatti, saranno sfasate se ne disegni una parte tre o quattro minuti prima di un’altra” (continua). 

Dedicato a mia nonna Sestilia Asproni che amava dipingere le nuvole con i suoi pastelli colorati.

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