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Il nutrimento dell’architettura [2.19] – di Davide Vargas

Ho tirato fuori dagli scaffali un libro dimenticato. Il labirinto dei sentimenti, l’ha scritto Tahar Ben Jelloun nel 2004 per tullio pironti editore. È una storia di amore complicata, ma parla sostanzialmente di Napoli. La storia di Gharib e Wahida è accompagnata dai disegni di Ernest Pignon-Ernest. Pironti, ex pugile e abitante di Piazza Dante dove incontra i suoi autori prende il caffè e gioca a scacchi, è l’editore dei miei libri di racconti, quelli che io chiamo La trilogia dei luoghi parlanti”. La città è la fonte della rubrica che da un paio di anni tengo su “la Repubblica-Napoli” dove ogni settimana ne racconto e ne disegno un pezzetto ben sapendo che la sua conoscenza è inesauribile. Non si esce indenni da Napoli. Ernest Pignon-Ernest ha frequentato giorno e notte le strade di Napoli riempendo quaderni di schizzi e annotazioni, poi ha incollato sui muri centinaia di disegni che poi la pioggia il vento e le mani dei passanti hanno consumato o staccato. In uno dei miei itinerari ho intercettato un Pasolini che sulle pareti delle Vele di Scampia porta tra le braccia il suo stesso corpo senza vita offrendo il sacrificio estremo della morte a chi voglia emanciparsi.

Mi è parso con il libro tra le mani di “appartenere” modestamente a un gruppo ai margini del fragore. Come certi amici che non si conoscono o non si vedono mai, ma sanno che corre un filo. Di questi tempi è un sollievo. 

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