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Il nutrimento dell’architettura [2.18] – di Davide Vargas

Lawrence Ferlinghetti è nato il 24 marzo del 1919, quindi compirà 100 anni. La città di San Francisco ha proclamato per il 24 marzo il “Lawrence Ferlinghetti Day” e i festeggiamenti dureranno un mese con epicentro nella sua libreria City Light. Nello stesso giorno uscirà il suo ultimo libro, Little Boy”, romanzo autobiografico scritto in terza persona con una punteggiatura sperimentale. Di City Light poi si sa tutto: la prima libreria di paperback d’America, luogo di incontro per i poeti della beat generation e casella postale per la corrispondenza quando percorrevano le strade americane. Di Ferlinghetti pure si sa tutto: poeta pittore libraio ed editore combattente, nel 1956 pubblicò “Howl di Ginsberg e finì in carcere insieme all’amico per oscenità. Questi i fatti. Ma nella mia libreria c’è un suo breve romanzo del 1988: “L’amore nei giorni della rabbia. È la storia di un amore vissuto a Parigi sullo sfondo della rivolta studentesca del ’68, quindi è storia di sogni e ideali percorsi da una passione sfrenata che prevale sulla sola ragione. Ma soprattutto mi ricordo bellissime descrizioni della luce, quella del cielo perlaceo sulla città, quella del sole quando si stampa sui muri e riaffiora nella memoria, quella della notte che cancella il giorno. Ferlinghetti racconta la luce. Naturalmente lo fa da poeta: Nel salone la luce splendeva sul pavimento di legno lucido dove mi sdraiavo su una coperta con i miei giocattoli. Mi ricordo come allungavo la mano per provare a stringere la luce, e come splendeva sulla mano, però non riuscivo a stringerla, e secondo mia madre la prima parola che dissi fu luz.

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