Il nutrimento dell’architettura [2.16] – di Davide Vargas

Torno sul libro con le pagine ingiallite e la copertina punzonata. Studs Terkel nato nel 1921, figlio di ebrei russi, un sarto e un’artista circense, uomo di Chicago ovunque andasse, ha condotto per 45 una trasmissione radiofonica intervistando persone comuni. “Americani” raccoglie in cinquecento pagine il racconto delle battaglie, della fatica quotidiana, dei sogni e delle delusioni, dell’idea di vita e di morte di uomini e donne che hanno intrecciato le proprie personalissime esperienze con le evoluzioni e gli arretramenti della storia di un secolo. E così riconosci pulsioni e barriere che sono anche nostre. Quello che sconcerta è che lo sono OGGI. Tipo le lotte per l’uguaglianza razziale, per la sostenibilità ambientale, per il lavoro, cose così. Ecco un pezzo dal capitolo dedicato alla Razza. Parla Lloyd King, un musicista afroamericano:

In questo Paese le tensioni razziali esistono sin dal primo giorno. Non puoi parlare della musica americana, dell’arte americana e nemmeno della danza e della letteratura americane se non comprendi l’amore tra le varie razze alla base di questa nazione. C’è molta animosità naturalmente. Dobbiamo convivere come una coppia sposata.

E uno dall’ultimo commovente capitolo dedicato alla Vecchiaia. David Brower, 79 anni, uno dei principali apostoli del movimento ambientalista:

Attraversavamo quelle antiche cittadine, dove le case non erano grandi ma ospitavano tutte le generazioni. I vecchi non venivano messi da parte; erano il nostro miglior mezzo di comunicazione. Rappresentavano gli elementi della civiltà: il lavoro, le generazioni, la storia umana. I vecchi, i nonni e persino i bisnonni, parlavano con i piccini e li affascinavano. C’era una tradizione orale, generazione dopo generazione. […] I nostri giovani non hanno perso la storia. Gliel’abbiamo portata via.

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