Grati a Greta, Carta Canta 2019 – di Eduardo Alamaro

Carta o tre carte della Terra? Bluff o carta vincente? Azione o simulazione? Non so voi, amici miei ‘e PresS/T ma … ma la pacifica manifestazione globale svoltasi con-tempo-ranea -mente in (quasi) tutte le parti del Pianeta Terra -l’unico che abbiamo a disposizione, finora- mi ha suscitato gioia e meraviglia, stupore e perplessità … 

Cose universali inimmaginabili fino a non molto tempo fa. Miracolo delle tecnologie digitali. Miracolo del Padreterno che fa, che ben fa. Amen. Mi è sembrato perciò di vivere in una fiaba. Sia per come è avvenuta “l’avventura” di questi giovani (spero duratura), ossia per le modalità di richiamo della rete, sorta di nuovo flauto magico a fin di bene (spero); sia perché il tutto è stato innescato dal candore (sapientemente ed efficacemente mediatico) di Greta, una ragazzina svedese di 16 anni. 

Cioè da una scugnizza per bene, che con decisione va sulla via del bene comune. Greta che va sulla cresta dell’onda, quando è moda è moda. Greta frutto maturo d’oggi di una collaudata educazione civile socialdemocratica scandinava; Greta colla sua innocenza sapiente. Col suo volto senza trucco, decisamente anti Ruby e anti-olgettine. Greta l’innocente, con in testa un semplice cappellino di lana bianco, fatto a mano dai ferri di lavoro della mamma. Che tenerezza, che forza, che look vincente!  

Greta è (o pare) la nuova Alice nel paese delle possibili meraviglie collettive digitali. Per certi sversi mi ha ricordato Gigliola Cinquetti, la ragazzina “acqua e sapone” che nel 1964, a Sanremo festival, non aveva ancora “l’età per amare”. E così si cantò…. 

Con gli stessi 16 anni di Gigliola ‘900, Greta 2019 l’età per amare ce l’ha. Ce l’ha per amare tutto il Mondo. Per amare tutto il Pianeta Terra. Per giocare una carta nuova sul tavolo di un meno-sviluppo sostenibile. Per dare l’allarme prima della catastrofe. Per accusare il mondo degli aduli. “Scetatevi!” – grida, ma con dolcezza, con furba decisione. Dice Greta che ce la possiamo fare, se ci diamo una regola & una regolata comune. Se ci inventiamo qualcosa di nuovo più. Adeguato ai tempi digitali e non diligitosi. Parla con l’autorevolezza di Gesù coi dottori nel tempio del tempo biblico.

Per questa via fiabesca e misteriosa sono andato con i ricordi alle buone scritture del mio tempo che fu, che fuje troppo veloce, ahimè. Nelle sacre scritture dei miei tempi “religiosi” giovanili in parrocchia. In quelle profezie, nelle narrazioni evangeliche che ci lasciano oggi perplessi, noi uomini e donne del PIL dell’Italia senza (via) Pall. 

Cose antiche che accettiamo per tradizione, con un atto di fede e incredulità. Sarà mai stato vero che Mosè passò veramente tra le acque del mar Rosso col suo Popolo di Dio? Tutto fatto “artigianalmente”, semplicemente. Solo con un sapiente segno della mano e della parola credente: “AAApriti Sesamo, facce passà.” E a pensare che non aveva nemmeno un cellulare a sua disposizione, cosa che invece Greta ha in mano oggi. Potenza di Dio, potenza della tecnologia. Potenza di Greta, nuovo Moisè al femminile digitale. La faranno santa, se continua così. Speriamo, oriamo, onoriamo. 

A conferma, miracolosa m’è parsa l’immagine che dal suo magico computerone ha ripescato il mio unico e paziente collaboratore (volontario) Silvio Sic. Foto stupenda, felice, tutta al femminile. Greta viene da lontano, non c’è che dire. Almeno dai tempi del settimanale di Milano “L’Illustrazione” che la mise in copertina nel numero edito il 15 giugno 1926. In essa si vede Greta che emerge dalle acque del lido di Venezia al suono di un grammofono posato sulla spiaggia, per un giro di “charleston”, prima del bagno di due coppie di giovani donne, assolutamente moderne. Altro che “tempesta emozionale” e/o tango della gelosia. Vi accludo l’immagine qui sotto. Fatemi sapere. 

All’uopo e all’uovo, andando sulla via santa di Greta 2019, ho ripescato due righe due della scrittura del profeta Isaia, le seguenti: “Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore per dissimulare i loro malefici Progetti. Guai a coloro che tramano nelle oscure stanze del Potere. «Chi ci vede? Chi ci ri-conosce?», pensano quegli stolti.” Invece no, c’è chi li vede. Noi, quelli di Greta Universale, nuovo Gandhi p.v. 

Il sullodato Isaia aggiunge poi un pensiero che m’è caro, ceramico/samente e architetto/samente parlando: “Forse che il vasaio è stimato pari alla creta? Un oggetto può dire del suo autore: «Non mi ha fatto lui»? E un vaso può dire del vasaio: «Non capisce niente»? Certamente no. Questo tentativo di svicolamento è del tutto impossibile! E Greta lo sa. E Noi lo sappiamo. Carta della Terra canta e c’in-canta.

C’è infatti un profondo legame cielo-terra, opera-ambiente, progetto-oggetto, effetto -affetto, pensiero-azione, mano-macchina, padrone e sotto, mazza e pivezo, …. Impossibile poter agire nell’inconsapevolezza delle cause “a monte”, per poi scivolare a valle. Nella valle di lacrime 2019. Impossibile dare “la colpa” all’impresa esecutrice, alla politica, al destino, alla sfortuna, alle dure proce-dure, alla mancanza di manutenzione dell’opera di Dio, alla norma dimenticata, … a … a … ahi!! 

E ciò perché, per fortuna nostra e di tutta l’Umanità d’ogni colore e calore, ci è stata data in dotazione, all’origine doc, quella che chiamiamo, a Napoli e altrove, fino alla Stoccolma di Greta, ‘a Cuscienza, con lettura e Conoscenza della “Carta della Terra”. 

La Co-Co, Coscienza / Cono-scienza della Terra 2019 morde e mai de-morde. Mozzeca, a prescindere. Non è tanto e sol-tanto una nostra “dote” naturale di Umani, ma è la spinta all’autoconservazione della specie, per salvarci dalla catastrofe, dal baratro. Dalle fiamme eterne del Male assoluto progettuale, ahinoi, … ahi loro!!!!

I quattro pilastri dell’edificio (in costruzione) della sullodata Carta della Salvezza dei “costruttori di Pace”, sono posti nell’Ordine architettonico che segue: 1 – Rispettare la Terra e la vita, in tutta la sua diversità; 2 – Prendersi cura della comunità vivente con comprensione, compassione e amore; 3 – Costruire società democratiche che siano giuste, partecipative, sostenibili e pacifiche; 4 – Tutelare i doni e la bellezza della Terra per le generazioni presenti e future. 4 bis – Progettare con cura e con coscienza, se si può. Altrimenti vai a farti fottere, va all’inferno.

Di tutto quanto sopra, nella sua ricaduta specificatamente d’arti-sociale relazionale, s’è operato e discusso al Pan di Napoli. Ciò in occasione di una puntuale mostra di un gruppo di “terrosi” artisti dell’area napoletana-nolana che opera su queste tematiche: Antonio Barbagallo, Andrea Colaianni, Livio Marino Atellano, Peppe Pappa, ideatore e coordinatore del gruppo d’azione ambientale, Anna Pozzuoli, Ilia Tufano. 

E’ stata un simpatico e utile inizio di riflessione sui decisivi nuovi spazi di Greta. Spunti e punti “terroni” che potrebbero aprire a una “cosa” più ampia e articolata. Specie se si indagherà senza pietà e riguardi in più di due secoli di “progresso e sviluppo”; di democrazia e ampliamento della base produttiva; di rapporto corpo-macchina, arte-industria, originale-copia, unico e serie/serietà, tragedia e farsa, progetto e (triste) destino delle Terre. Andando forse verso l’interrogativo immateriale che pare sempre più certo e ravvicinato. Nell’industriale-digitale odierno e futuro.

S’è detto che sarebbe utile dare continuità all’azione iniziata con questa mostra del Pan. All’antica maniera sarebbe utile riunirsi per riflettere insieme sulla via di Greta. Umilmente, senza pontificare, ma solo per edi/ficcare alla pari. Uno/a vale uno/a. 

Stop, ho detto, ho scritto, ho proposto: scambiamoci un segno di pace dell’Arte con l’AAAmbiente. Andiamo in pace, artisti del Pan. Dio ci benedica, e pregate per me, vecchio impenitente peccatore, presS/Tigiatore & @labor-attore. Saluti, Eldorado

1 Comment

  1. Ilia Tufano 28/03/2019 at 17:11

    Tra le tue parole , caro Eldorado,che sembrano rincorrersi , contaminarsi scherzosamente c’è , non me ne volere, una buona dose di saggezza, perciò cercherò di condividere, se mi riesce!!

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