Garibaldi e Mauro Corona nel bosco di metro-Napoli – di Eduardo Alamaro

Notizie utili ‘e PresS/T. 

La Metropolitana dell’arte di Napoli, universalmente nota e ben nuotata nei media global e spesso globalle, ha potenziato plus plus il suo sito. Lo ha reso ancor più più ac/cessibile a tutti gli utenti. A…a… ai curiosi e agli studiosi, ai turisti e ai cul-turisti. 

Basta pigiare il bottone, splash! Basta digitare “www.metropolitanadinapoli.it”. 

AAA… appariranno così per canto e mai dis-incanto, rendering, foto d’epoca, realizzazioni d’egregie opere in corso e fuoricorso spartenopeo; grafici e stato dei luoghi di prima e dopo la cura d’arte metro-napolitana site-specific; progetti & stati di avanzamento dei can, can, cant-ieri e dell’altro-ieri che ..,. che vanno avanti dal lontano 1976, cioè dal primo buco “collinare”, a piazza delle Medaglie d’Oro, dell’allora sindaco Valenzi del PCI che fu (una prece) … fino a … a … ahi …

…. alla prima posa odierna di 32 alberi 32, (lato bar Mexico, ottimo caffè, provare per credere il “come caxxo coce”), piantati in questi giorni quale aaaa … anticipo et avanguardia verde dei ventimila metri quadrati di robusti arbusti promessi e pro-mossi per la piazza della stazione Garibaldi, che baldi quei mille del 1860! 

 “Sarà il primo bosco urbano cittadino” – sta scritto infatti nello s/comunicato – con l’impianto di 130 alberi di varie essenze; bosco con utile sottobosco di campi di pallacanestro, calcetto, pista e fiasca di skateboard, spaziosi giochi per bambini e una cavea per cinema all’aperto e spettacoli vari ed eventuali. Così sia, troppo bello, troppa grazia e troppa bellezza, San Gennaro! Pensaci poi tu alla gestione e alla digestione metropolitana! 

Progettata da Dominique Perrault, così come la faraonica stazione metropolitana sottostante, la piazza (con bosco) Garibaldi-ferrovia, mostrerà il suo nuovo volto a breve. A … a … a giugno, in occasione delle Universiadi p. v.. Ogni promessa è debito e perciò sta scritto che la piazza col bosco “sarà il biglietto da (e di) visita della città di Napoli, il suo primo im-patto col viaggiatore, col turista: un patto vincente per un felice “Benvenuti al Sud”. (Ma stateve accorti lo stesso, amici ‘e PresS/T, nda). 

S’è detto che la piazza col “bosco Garibaldi” coi suoi Mille (alberi) sarrà la nuova porta d’accesso alla città, la più visibile e la più frequentata dai 5 mila atleti, più tecnici, familiari e valigianti al seguito (stateve accorti lo stesso, bis, bis, nda).

 “Stiamo facendo uno sforzo notevole e nottevole, notte e juorno se fatica senza interruzione” – ha dichiarato il presidente di “Metropolitana di Napoli Spa”, Ennio Cascetta, inventore e assoluto autore della “cura del ferro” neapolitano. Promette, assicura il Nostro: “il panorama della grande piazza Garibaldi, con lo sfondo del Vesuvio, diventerà il nuovo simbolo della città di Napoli dove poter scattare selfie a iosa.” Con tanti saluti da Napoli tutta in rosa, che cosa? Che posa! Nuove cartoline digi-tali e quali, neapolitan express. 

“Sarà una nuova piazza del Plebiscito”, conclude Cascetta. E a livello storico-toponomastico ci troviamo a puntino, a star-puntino, nel collegamento: senza Garibaldi e i Mille volontari non ci sarebbe stato nessun Plebiscito nel 1860 e nessun bosco metroNapoli oggi. W l’Italia. 

Attilio Auricchio, potente capo gabinetto del Comune, sottolinea che “quello di piazza Garibaldi sarà”, sarrà chi sa, “lo spazio pubblico più grande della città”. Da gestire & digerire con cura, pero – però. Ovviamente non sarà facile mantenere ben tenuta un’area verde così vasta e così a ridosso della stazione centrale ferroviaria. 

Una cosa difficile in tutte le città metropolitane d’Italia e del Mondo. Specie a Napoli comunale che economicamente sta al verde da sempre. Chi ci aiuterà, chi lo gestirà? Chi lo sa! Lo stellone, l’invenzione, la furbizia c’adda pensà: ‘mbruoglio aiutace! 

Ragion ragionevole per cui, geniale trovata, il Comune di Napoli de-magistralizzato ha pensato a un’ipotesi di partecipazione ampia e forse non empia. Una cura di cittadinanza “condominiale”, di coinvolgimento d’imprese & residenti, alberghi & centri commerciali, turisti & volenterosi che vogliano e possano contribuire alla manutenzione del verde di Garibaldi station. 

“Stiamo realizzando un’opera molto bella per la riqualificazione della zona Ferrovia” – sottolinea infatti l’assessore alle infrastrutture Mario Calabrese. Aggiunge: Per tale motivo motivato abbiamo chiesto a importanti player della zona Ferrovia & a volente-rosi e fior di condomini della zona di consorziarsi con Noi per contribuire a conservare la bellezza di questo nuovo parco urbano del Garibaldi verde.

Continua poi speranzoso l’assessore: “Ci siamo già incontrati con Grandi Stazioni e con qualche residente, ma ci aspettiamo l’intervento dei grandi alberghi ed esercizi commerciali della zona: lo stato di benessere di questo luogo contribuirà certamente al rilancio dell’economia nel quartiere Ferrovia”. Economia e partecipazione….

… cittadinanza attiva sollecitata e allertata. A titolo gratuito e civico, s’intende. (O forse, suggerimento senza nulla a pretendere ‘e PresS/T, con una cittadinanza di benemerenza a punti, da scalare su tasse comunali, con una sorta di premio fedeltà verde: la bellezza comunale costa e chi la cura va premiato e va de-tassato .. è … è … boh?, nda)

Conclude poi sicuro  Calabrese, assessore a tolleranza zero spaccato: “Ci saranno telecamere per la video sorveglianza del bosco urbano ma … ma si potrebbe sempre pensare alla presenza di guardie giurate. Il giardino dovrà essere ben tenuto”. Cioè: non ci devono essere lupi famelici nel bosco Garibaldi di Napoli: ogni cappuccetto rosso che attraverserà quel bosco col suo panierino o con la sua valigia da viaggio, dovrà sentirsi al sicuro! Protetta dalla sorveglianza attiva comunale. Ottima intenzione! Così sia.

Che dire? I precedenti “verdi” comunali napoletani non aiutano molto ad aprire il cuore alla speranza. La politica dei parchi urbani è già fallita venti anni fa, all’epoca di Bassolino sindaco. Basta farsi un giro oggi per il parco Troisi a San Giovanni a Teduccio, per il Ventaglieri, per lo sfortunatissimo parco Camaldoli per sincerarsene. Per non infierire non ricordo qui la situazione attuale della villa comunale, ex reale, aggiornata e recintata dal genio contemporaneo di Mendini. Una prece. 

Una politica che si è rivelata dunque velleitaria, gridata, sopra le righe e le rughe della città bimillenaria e mezzo. Un disastro annunciato per la sproporzione tra le “belle intenzioni verdi” e le non-gestioni effettive del bene pubblico; l’impari lotta tra le risorse comunali e la quantità di aree da ben gestire. Ed è forse proprio per mancanza di fondi e di personale che l’area verde a monte della stazione metropolitana linea 1 Salvator Rosa, area attrezzata ad arte, sempre su progetto Mendini, è chiusa da tempo con robuste cancellate, interdetta al pubblico. 

Insomma: oltre “la giornata particolare” dei discorsi della inaugurazione non si va, finora. Speriamo vada meglio per le prossime puntate site specific. Ma “la bella giornata” d’inizio, le belle foto inaugurali viaggiano comunque felici e brillanti nei media. Ed è quel che conta ed incanta oggi, tutto sommato e sgommato. Molto probabilmente l’apparato verde del “bosco Garibaldi” in qualche modo sarà pronto giugno p.v., per l’inaugurazione delle Universiadi. Poi si vedrà chi e come si gestirà. 

Una vicenda, una conferma, questa del bosco urbano Garibaldi. E’ la solita Napoli che -parafrasando – fa l’eruzione e la progettazione più grossa del buco del suo Vesuvio-capitale di turno. Superiore alle sue forze gestionali. Al suo attuale livello medio di comportamento civile. Napoli disperante che non sarà mai città normale. Mentirà sapendo di mentire e di non poter gestire. Bleffa sapendo di blef/fare. Ma che si può fare? Così fan tutte (le altre città). 

Qua a Napule se campa a giornata da sempre sulle emergenze naturali-progettuali. Potrebbe in un attimo arrivare uno sconvolgimento, uno scompisciamento, un nuovo terremuoto, un’alluvione, un bradi-sisma, una catastrofe qualunque e … e … aiuto … aiuto … aiutateci!!! .., e poi la Napoli B&B al momento tira e pare molto gradita. 

Per cui …  

… per cui il presidente Ennio Cascetta è fiducioso, semina speranza. E’ il suo ruolo e fa bene a dire che: “… quando si decise di mettere le opere d’arte nelle stazioni della metro si temeva che le masse, il grande numero le rovinassero. Le danneggiassero, che potessero perfino portarle via. Invece no.” (Non le filano proprio più. Non le vedono proprio più, sorpresa finita … a tutto si fa l’abitudine, tranne che ai treni metropolitani che non passano a tempo, ma con insopportabili intervalli e ritardi, nda). 

Aggiunge il Cascetta: “Fu quella (dell’arte obbligatoria) una sfida e invece oggi quelle opere sono ancora lì. Piazza Garibaldi è una sfida ancora più importante perché qui le opere (alberi compresi, nda) non sono chiuse e protette all’interno delle stazioni ma all’aperto, a disposizione e godimento di tutti. Anche dei male intenzionati. Se si vince questa sfida, vince tutta la città. Garibaldi e la ferrovia sono una delle aree più degradate e delicate: questo bosco può essere il seme di una riqualificazione che s’attendeva da lungo tempo”. AAAA … ahi … 

… AAA “a patto però” – aggiunge, qui il punto dolente – “che il territorio partecipi. E che anche le comunità straniere, largamente presenti sul territorio, adottino questi spazi e lo sentano proprio, contribuendo a tenerlo bello e in buono Stato”.

Una obiezione al presidente Ennio Cascetta: ma non è in ritardo tutto ciò che dice? Non è in grave ritardo questa chiamata alle armi della partecipazione popolare? Quali processi di partecipazione ha innescato la politica progettuale dei Metronapoli? Insomma, domanda: Non è un troppo tardi chiamare alla partecipazione i cittadini, a cose belle e fatte ad arte supposta e applicata?

Le parole di Cascetta presidente confermano infatti ciò che penso da sempre sulla questione progettuale Metronapoli e stazioni dell’Arte. Sono state solo degli efficaci spot. Delle trovate e trovatelle che, oltre il perimetro delle stazioni propriamente dette e sorvegliate, non sono gestibili. L’esempio della disgraziata situazione esterna alla stazione Museo, alla piazza verde Cavour, opera della Gae Aulenti è lì a conferma. Velleità del progettista, impraticabilità sociale, mancanza di paletti da parte della committenza. Ma su tutto ciò non si è riflettuto a dovere. L’esperienza non serve a nulla, non se ne fa tesoro, pare. La bellezza è sociale e non è certo formale. E le vie del contemporaneo sono da indagare meglio. 

Scrive all’uopo Francesco Nicodemo sul “Corriere del Mezzogiorno”: “Se solo la classe dirigente napoletana si liberasse da un eterno complesso di inferiorità e da un dannosissimo provincialismo, vedrebbe ciò che sta accadendo nell’ecosistema digitale napoletano con gli occhi di chi lo osserva da fuori” … 

“D’altronde – aggiunge – “la qualità indiscussa del capitale umano napoletano … insieme a una comunità molto attiva di sviluppatori e creatori di app, sono gli ingredienti per un nuovo rilancio economico di Napoli.”

Da questo punto di svista, la progettazione Metronapoli archistar pare solo coda della modernità che fu. Certo non ha in sé elementi di rischio contemporaneo progettuale, in divenire partecipativo che incida sulle forme e sui contenuti profondi di un luogo. E’ progettazione autocentrata e non relazionata che al gruppo progettista e ai media più consueti. Quelli amplificatori della voce del padrone metropolitano di turno. 

In conclusione, per essere pro-positivo neapolitano, per salvare il salvabile della situazione del “bosco Garibaldi” penso che sarebbe utile, forse indispensabile il richiamo e la seduzione mediatica di chi ha titoli in merito verde. Della grande firma. Penso all’uomo dei boschi per eccellenza. Al boscaiolo della tv lanciato alla grande da Bianca Berlinguer, “la bianchina” di Rai/3. 

Penso che si dovrebbe arruolare alla causa napolitana del “bosco urbano Garibaldi”, Mauro Corona. Bisognerebbe assolutamente ingaggiarlo per Napoli, bisogna farlo scendere per le Universiadi dalle Alpi al mare di Napoli. Come testimonial è meglio di Garibaldi liberatore ‘800, secondo me. E’ più mediatico e im-mediatico. E’ più vincente e con-vincente, contemporaneo plus. E’ il Corona-mento metropolitano che ci manca, se si vuole. E … e ..

… e poi, a pensarci bene, tutto tornerebbe a fagiolo: Napoli è da sempre (e forse sarà sempre) città monarchica. W ‘o rre!! W Stella e Corona senza corano, assolutamente devota a san Gennaro.

Stop, è troppo per oggi. Vaco ‘e PresS/T a pranzo. 

Saluti, alla prossima, Eldorado

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