Forme immateriali di Pier Luigi Nervi – di Alessandra Muntoni

Ci sono molti modi di studiare gli archivi. Il principale è quello adoperato dagli storici per individuare i documenti in grado di gettare luce su eventi di difficile interpretazione. Gli archivi di architettura, tuttavia, offrono una gamma di oggetti molto ampia e capaci di offrire altre direzioni di ricerca, siano essi disegni, plastici, fotografie, ma anche documenti scritti. Il MAXXI di Roma, grazie al progetto Alcantara, ha individuato un nuovo metodo per indagare i preziosi fondi di archivio che conserva: sollecitare giovani ricercatori a individuare modi di lettura di questi documenti che non siano, diciamo così, canonici, ma che si avventurino in logiche mentali capaci di costruire reti concettuali capaci persino di ribaltare il portato chiave dell’autore studiato. Basta lasciare che il reperto individuato “parli da sé”. Il patto è che s’instauri una sorta di allitterazione di immagine tra il materiale Alcantara e l’autore prescelto. È quanto accade nella mostra appena inaugurata dal titolo che subito incuriosisce: “Formafantasma, Nervi in the making”.

In questo caso è stato concesso libero accesso agli archivi allo studio di design Formafantasma, abituato a lavorare con la leggerezza. La scelta, ecco la prima sorpresa, cade su Nervi, forse il più concreto e solido costruttore di forme architettoniche e strutturali del Novecento che con le apparizioni fantasmatiche sembrerebbero avere poca attinenza. Ma proprio nell’osservare qualcosa di così diverso dal proprio nome, è nata un’idea che forse piacerebbe ad Alessandro Baricco: conferire a un oggetto forte, icona del Novecento, un nuovo design immateriale in grado di attraversare velocemente i canali del Game. Formafantasma ha estratto dai cassetti degli archivi del MAXXI una serie di documenti di Pier Luigi Nervi, li ha come sfibrati stampandoli su ampi teleri di Alcantara, resi leggerissimi, addirittura volanti se sospesi e colpiti dall’onda del passo del visitatore. Installati come tende su tubi innocenti alludenti a un cantiere, quei disegni e quelle foto instaurano un insolito e spiazzante gioco di riflessioni, mentali e reali insieme, tra edifici a noi romani ben noti e amati, come il Palazzetto dello Sport o il Kursaal, e i ritmi magici delle arcate gotiche. Spiegandoci meglio di tanti discorsi il nesso strutturale che attraversa i secoli e che Nervi aveva assunto come uno dei fili conduttori della propria ricerca. 

Si è creato così un intelligente spazio ludico, dove la gente circola con divertita attenzione. “Abbiamo immaginato una sua ipotetica Lectio magistralis” rivela lo Studio Formafantasma “dandole forma tridimensionale”. Allo spettatore il compito di discernere dove comincia, dove porta e dove finisce il gioco.

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