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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – GENNAIO 1969 – di Arcangelo Di Cesare

Nel fascicolo di gennaio 1969 viene presentato il risultato del concorso nazionale bandito dall’Agip per il progetto di una stazione di servizio: vince il gruppo capitanato dall’Architetto Costantino Dardi con il motto Kaaba. Dopo l’esito del primo concorso, voluto nel 1952 dall’illuminato Enrico Mattei, e vinto da Mario Bacciocchi, questa seconda gara fu bandita per ricercare un prototipo che potesse garantire una nuova comunicazione aziendale, capace di offrire ai viaggiatori una gamma di servizi più moderni ed efficienti su scala nazionale.

Delle tre stazioni messe a concorso, l’unica realizzata fu quella lungo l’autostrada A4 Venezia-Trieste in prossimità di Mestre. L’elemento caratterizzante del concorso era senza dubbio il grande cubo di 10 m di lato, sollevato da terra e disposto come cerniera di raccordo tra le pensiline per il rifornimento e gli edifici di servizio ai viaggiatori. Era rivestito da una bianca pelle traslucida, che, illuminata internamente, abbagliava gli automobilisti. 

Nella volontà dei progettisti il cubo doveva accogliere messaggi grafici e servizi automobilistici e poteva assumere quella visibilità nel paesaggio che la committenza richiedeva: un totem iconico capace, attraverso la sua semplicità, di stabilire nuove dinamiche di relazione tra architettura e luogo. Il cubo dichiarava la voglia di ragionare su oggetti semplici in cui la luce notturna avrebbe dovuto giocare quel ruolo salvifico per gli automobilisti che, dopo lunghe ore di guida notturna, avrebbero visto emergere dall’oscurità solo questi segnali fatti di luce.

A seguito di una tromba d’aria, la sua pelle effimera e sostanziale, a lungo studiata dall’architetto, fu divelta; il monolite rimase nudo e, come uno scheletro, cominciò a mostrare solo la propria ossatura spaziale, formata da quegli elementi metallici, tanto amati da Costantino Dardi.

Quello che resta oggi di quest’opera scalfita dal tempo, dall’insensibilità delle persone verso le opere del moderno e umiliata al pari di tante altre, è il rimpianto di una tutela che riserviamo arbitrariamente solo ad alcune fortunate opere.

In fondo salvare il cubo di Dardi sarebbe pure molto semplice…… non servirebbe neanche la discesa in campo di un qualsiasi Sgarbi……

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