#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – FEBBRAIO 1969 – di Arcangelo Di Cesare

Nel fascicolo di febbraio 1969 è presentata l’opera dell’Architetto Napoletano Luigi Cosenza; si tratta dell’itinerario di un professionista colto che riuscì a coniugare il gusto e il calore del mediterraneo e le tessiture poetiche e minimali del razionalismo. 

In una città in cui i tecnici spesso tradirono il proprio mandato divenendo ciechi strumenti per ogni tipo di operazione affaristica, Cosenza svolse una duplice opera di esempio e insegnamento tecnico e morale, mostrando alle nuove leve, come, anche in un ambiente difficile, si poteva e si doveva seguire la strada della dignità e della serietà professionale.

Tra le tante opere selezionate dalla rivista, il vero capolavoro capace di suscitare perenne ammirazione è, certamente, la Villa Oro di Posillipo costruita nel 1936.

In un terreno imbrigliato a valle da un muro di sostegno impostato direttamente sulla massa tufacea della collina, quaranta metri sopra la vecchia via di Posillipo e di fonte all’intero golfo di Napoli, da S.Elmo al Capo di Posillipo, bisognava progettare, per la Famiglia del Dottor Oro, una villa di ventidue stanze con annesso giardino e garage.

Per creare dei capolavori servono sempre posti emozionanti e questo lo era in maniera assoluta.

La casa nacque dalla collaborazione e dall’amicizia di Cosenza con l’Architetto Viennese Bernard Rudofsky e fu questo il miglior frutto di quelle ricerche sull’architettura anonima e spontanea dell’isola di Procida, che, i due amici esplorarono e documentarono in parecchi mesi di viaggi. Tratti comuni quali: la stretta relazione con l’ambiente esterno, la rinuncia alla simmetria, gli effetti di luce negli ambienti, la composizione dei volumi e l’inserimento nella topografia, furono i temi architettonici che si potevano cogliere nelle architetture di Procida e che confluirono nella realizzazione della Villa Oro.

Questo segno svettante sul tufo di Posillipo, queste bianche masse cubiche che si incastrano e si compenetrano e queste terrazze con snelle balaustre che si inebria della vista sul golfo, si inseriscono ancora con naturalezza nella roccia protesa sul mare………come se fossero sempre stati lì e nonostante l’accerchiamento della città cresciuta intorno. 

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