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“Monte Stella”, tutela accordata e subito insidiata – di Alessandra Muntoni

Finalmente, dopo una battaglia durata molti anni che ha visto uniti insieme architetti, docenti, residenti milanesi e intellettuali di molte città italiane che hanno a cuore la cultura e il paesaggio, il Qt8, quartiere modello costruito nel 1948, sarà vincolato dal MiBACT e dalle Soprintendenze insieme all’Archivio dell’architetto Piero Bottoni che l’ha progettato. La montagnola artificiale costruita sul cumulo delle macerie dei bombardamenti degli alleati alla fine della Seconda guerra mondiale, denominata “Monte Stella” in ricordo del nome della moglie di Piero Bottoni, è il suo elemento più spettacolare e caratterizzante. Ormai ricca di una vegetazione di magnifici alberi alti – aceri, olmi, querce, faggi, tigli, pioppi, platani, cedri e betulle ‒ la montagnola è solcata da un percorso a spirale che giunge in cima, da dove si ha una visione su tutta la città. Lungo il pendio del “Monte Stella” è stato realizzato nel 2003 ‒ su proposta di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo (Gardens of the Righteous Worldwide) ‒ il “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” 

Proprio su questo giardino si sta aggrovigliando una diatriba che potrebbe mettere in crisi l’appena conquistata tutela. Il giardino è modellato da una serie di cippi cilindrici, appena emergenti dal prato, con inciso il nome dei “giusti” che hanno salvato alcuni ebrei dallo sterminio. Ha perciò le caratteristiche descritte da Adachiara Zevi nel suo bel libro Monumenti per difetto, dalle Fosse Ardeatine alle pietre d’inciampo (Donzelli 2014): è un luogo contro-monumentale, capace di costruire con pochi elementi essenziali un’aura poetica e di riflessione. Invece, il progetto di ampliamento che ha suscitato una lunga polemica e che vorrebbe erigere incongrue muraglie laddove ora vige una percezione che coniuga natura e pensiero, è stato appena approvato e ci si appresta a metterlo in atto proprio in concomitanza con il vincolo di tutela.

Incredibilmente, contro coloro che contestano l’ampliamento del “Giardino dei Giusti” è serpeggiata l’accusa di antisemitismo. Con chiarezza e intransigenza, i figli di Bottoni, Stella e Piero Alessandro, che hanno definito il progetto di ampliamento del giardino una “oscenità”, hanno inviato agli amici una lettera (14 gennaio 1919) che vale la pena citare. “Alle persone meschine e irresponsabili che agitano lo spauracchio dell’antisemitismo vogliamo ricordare che: il progettista del Monte Stella, nostro padre, era figlio di una ebrea (Caterina Levi, livornese) e che sua sorella, Maria Bottoni, segretaria di Ferruccio Parri, è stata internata nel campo di concentramento di Ravensbrück; negli anni del fascismo, la gran parte dei committenti del lavoro professionale di Piero Bottoni erano ebrei; Piero Bottoni, assistente volontario di Giovanni Muzio al Politecnico di Milano, a seguito delle leggi razziali del settembre 1938, dovette rinunciare a lavorare all’università”. Sottolineando che il “Monte Stella” era stato immaginato da Bottoni per essere messo a disposizione di “tutta Milano”, i figli concludono così: “Il parco nasce da un’ideale di nostro padre, puro e altruistico. Come in una poesia”.

Ringrazio per avermi segnalato la discussione in atto, insieme a Graziella Tonon, Giancarlo Consonni, Professore di urbanistica, pittore e poeta, che ha scritto su “Il Corriere della Sera” (01 febbraio, 2019) l’elzeviro Giardino dei Giusti. Progetto da rivedere, augurandosi che non sia realizzi “una scenografia che devasta un capolavoro del paesaggismo contemporaneo”. Rimando all’articolo di Simona Ballatore, Marianna Vazzana e altri che stanno circolando in rete. Qui sotto l’indirizzo della petizione per salvare il “Monte Stella”.

https://www.change.org/p/antonella-ranaldi-beniculturali-it-monte-stella-qt8-milano-la-soprintendente-ranaldi-fermi-il-cantiere

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