Il nutrimento dell’architettura [2.14] – di Davide Vargas

Ogni tanto in Italia succedono cose così. Non ci conoscevamo neanche e Alessandro Mendini nel 2010 dedicò un editoriale di Domus al mio “Racconti di qui”. Poi ci siamo conosciuti e visti più volte. Durante la sua direzione mi chiese di scrivere per la rivista e ogni volta che mi proponeva un tema mi pareva che conoscesse da sempre le mie corde. Ho scritto su Paolo Soleri che “esce direttamente da una pittura di Grant Wood”, Fabrizio Carola che dice: “il rispetto mi impedisce di abusare della libertà”, Riccardo Dalisi che piantava fiori tra le pietre di un muro crollato. Una volta poi abbiamo parlato di alberi in una libreria dalle parti del Castello Sforzesco e infine mi ha invitato a essere più “ottimista”.  Trovandomi a Milano spesso sono andato a salutarlo nel suo studio, disponibile e gentile siamo sempre rimasti a parlare a lungo. Mi ha mostrato i suoi disegni raccolti in pile ordinate di fogli A4 pronti per poi essere affidati a un archivio, in Triennale mi pare. Ci siamo confrontati sulla carta e sulle penne, Alessandro disegnava con un tratto pen. L’ultima volta mi ha condotto tra i modelli delle sue architetture allestiti per la sua personale. Alla fine ci siamo scambiati un disegno. Il suo dedicato è prezioso.

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