Il nutrimento dell’architettura [2.13] – di Davide Vargas

VIAGGIO IN ISRAELE_5

A Gerusalemme c’è una norma che impone di usare la pietra naturale nelle nuove costruzioni. Viene da lontano e sembra che l’imponente estrazione dalle cave da parte di Erode per il Tempio e il Palazzo avesse abbassato la quota del sito nei pressi della città vecchia. Ai margini dei luoghi di culto la Banca Anglo-Palestinese progettata da Erich Mendelsohn e realizzata dal 1938 al 1939 conserva l’immagine originaria. L’edificio è stranamente monumentale ma si riconosce la tensione dei segni espressivi negli oculi sul fronte laterale, nei rigonfiamenti delle inferriate alle finestre e nel ritmo delle aperture, nel pennone sul prospetto e nell’atrio e scale. La giornata è lattiginosa, fondo neutro ma ideale per le intensità delle pietre che disegnano una trama multiforme di toni senza enfasi, in attesa di brillare al sole come un tessuto intarsiato. Mendelshon in Palestina non è un profugo ma va alla ricerca di una personale ricostruzione di sé e di un linguaggio conforme, perciò una certa caduta di tensione in un’opera così statica ci sta, è solo una tappa di un percorso umano e generoso.  In una vecchia fotografia la superficie dell’edificio è attraversata dalle ombre nette dell’intorno mentre uomini con kippah e mantelli passano in strada tirandosi dietro cammelli carichi di roba.

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