Il nutrimento dell’architettura [2.12] – di Davide Vargas

VIAGGIO IN ISRAELE_4

Nel deserto del Negev ti puoi perdere. Ti accade anche nei grovigli degli svincoli autostradali delle metropoli occidentali ma hai sempre un punto di riferimento a cui ti aggrappi con il fastidio tutto letterario di chi ha sempre creduto che proprio nell’assenza dei riferimenti ci fosse la possibilità di essere libero. Ma nel deserto l’assenza di riferimento crea il panico. Perché tutto è uguale a sé stesso. Allora devi aguzzare i sensi e trovare nelle striature rossastre e impercettibili di un canyon o nel tracciato di un canalone dove chissà quando scorrerà l’acqua o in un raro cespuglio che una gazzella prima raggiunge e poi lì resta ferma a guardarti, scoprire in cose così un punto di riferimento. Mentre gli aerei militari sorvolano bassissimi la zona verso il confine siriano con un fracasso irridente avresti bisogno di valutare il metro di un’ombra lunga stamparsi sulla polvere per decifrare direzione e distanza di un luccichio all’orizzonte. Cose così, se non c’è l’architettura che renda unico e riconoscibile un qualsiasi pezzo di natura.

Scrivi un commento