presS/Tletter
 

Tutti gli uomini del Presidente – di Eduardo Alamaro

Gilet gialli o classica camicia biancofiore? Avventura o architettura d’Italia? Palazzi o piazze d’Europa? Competenze o improvvisazioni (con annesse sensazioni)? Andare a Messa o fare la Mossa? Cattivismo o buonismo? E’ un rebus, è (o pare) una kommunicazione continua senza confessione e assoluzione. Vince chi im-brocca il prete giusto, il marketing giustifik- abile, … aaaanche in AAArchitettura è così, (se vi pare e appare). Ragion per cui le conseguenti domande: elevare muri o gettare ponti? Leoni o Brancaleoni? Briganti o Migranti? Forti o Piano? Piano-forti o/e forte-Piano? 

Due tipi di comunicazione opposti sono quindi oggi in gioco, si confrontano nell’attuale società dello spettacolo social: quella aggressiva, ossessiva, gridata, twittata alla Trump, (e qui da noi “alla Salvini”, il Trumppo de noialtri de “… è solo un inizio: la pacchia è finita!”) o … o … oh! – meraviglia- la co-co-comunic/azione lenta, moderata, argomentata, traseticcia antivaffa? Pancia o cervello? Rock o slow? Celentano o Sergio Endrigo anni ‘6o? A voce alta o a voces bassa suadente, accattivante tante-tanti? Chi lo sa? chi vincerà? Chi sopravviverà saprà.

Certo è che (pare & dispari) avere avuto gran successo et con-divisione il Massaggio (a reti sociali unificcate) del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella a fine d’anno. Tutto centrato e con-centrato (com’è Stato) sulle parole d’ordine, ordine ragionevole e disciplina del PIL necessaria, s’intende: Rammendare, Ricucire, Rattoppare, Riunire. Un discorso, è stato detto giustamente, “nel quale forma e sustanza erano concatenate in un equilibrio tale da renderlo inattaccabile”. Inaffondabile equi-libro compositivo “classico”, d’altri tempi. Eppure è stato efficace, quel format confezionato ad arte applicata televisiva. Con un approccio giusto, garbato, gravemente-leggero e con una buona, anzi ottima, ricaduta (pare) sui social compulsivi d’oggi. Siamo tutti fiches da giocare sul tavolo da gioco della rete.

Tutto studiato a tavolino e regia comunicativa presidenziale. Nel tentativo (riuscito) di sostenere le ragioni dell’Italia ope-rose & fiori, contro chi scuce e fa gli strapp di strappaese. In quell’abile discorso è riapparsa l’Italia silenziosa che ricuce con ago e filo. Che evidentemente c’è: l’Italia che produce speranza nella certezza della Repubblica, oggi e sempre sia sempre lodata. W l’Italia, W lo stellone e lo stallone (con la mangiatoia al centro, pero però)! W Gesù e la fu piazza del Gesù a Roma. Aridatece er Giesù (con la Madonna ne le Botteghe oscure!!) W l’Italia del presepe. 

Si dirà che articolare questo tipo di argomentazioni rassicuranti “presepiali” è compito di un Presidente giusto e mediano, siculo-normanno d’origine controllata. Conciliare le parti e i partiti opposti (che magari stanno insieme momentaneamente al comando) è cosa buona e giusta, fonte di salvezza italiota. Così com’è giusto trovare pazientemente una via di centro che sappia far sintesi e “arte attenuata”, la più difficile. Quella che sa essere piana e concreta, o almeno essere percepita come tale da un popolo stressato quant’altri mai. Sballottato tra la gioia di essere, secondo alcune voci al governo, alle sogliole di un nuovo boom economico (tipo PIL anni cinquanta) e/o andante con gioia verso il baratro della recessione e retrocessione p.v. W l’Italia comunque, W l’AAArchitettura non ap-pil/ata oggi e sempre! 

Mentre ammiravo il rammendo del Presidente Mattarella alla Tv pensavo a Renzo Piano, “il re del marketing architettonico”, come scrive giustamente Lpp. Da senatore avvita ormai da un lustro ben lustrato, l’alto Piano se ne fotte dell’opinio dei colleghi architetti e li spiazza con repentini cambi di passo, di finte e serpentine alla Hamrin (e chi è?). Un fuoriclasse assoluto anni sessanta, un po’ come faceva il geniale Picasso (quando stava di genio) per seminare la concorrenza dell’arte ai suoi tempi. Smarcamenti, semina, fiuto mediatico dei vincenti e con-vincenti di tutti i tempi.  

Il Piano d’oggi s’è sintonizzato da qualche tempo, come annotta egregiamente Lpp, “sul mood (umori & amori) della maggioranza della popolazione che vuole solo cose semplici, anche a costo che siano banali; popolo che ha paura di tecnologie avventate e preferisce la rassicurante sequenza di piloni (e bidoni); … che s’innamora di immagini facili da captare e da ricordare, come quella dei lampioni che simbolizzano le 43 vittime del crollo di ferragosto, il ponte Morandi di Genova”.

Bravo, bravissimo, dunque, Renzo Piano nell’aver annusato per tempo il Tempo corrente e aver girato pagina. Aver co-co-costruito pazientemente le chiavi politiche del rammendo e dell’architetto (e presidente della Repubblica) condotto & conduttore di popolo televisivo, capace di arrivare nell’anima dell’Italia più ri-mota e interna. Rassicurazione contro paura, amore contro odio, scommessa epocale. Odiare stanca. 

Mattarella pare una sorta di Papa Francesco laico che (in più e in meno) agisce nel silenzio eloquente; che esce dall’ombra del colle al momento giusto, con la zampata e zompata sicula-araba giusta e giustificata. Mattarella presidente che non è un solista autocentrato, ma un allenatore che ha la mentalità del gruppo di lavoro. Ragion per cui ha formato una squadra del Presidente tutta vincente e, in un difficile momento e monumento come questo, ha piazzato elementi chiave competenti nel governo e … 

… e ha fatto crescere (con un corso accelerato, anzi ad alta velocità) il premierino Giuseppe Conte, che ora si vende bene (o meglio di prima) in Europa; un Contino che smussa democristiana-mente; che sottotraccia ha fatto cambiare “la manovra” e smorsato le esagitazioni più populisti-che?; un buon manovratore che l’ha resa accettabile all’Europa. Tutto merito dell’idea di rammento-rammendo di Piano presi-dente nuosto, contraddittorio “artefice dell’umanizzazione della tecnologia”, (bella trovata!) nonché di “idilliche metafore architettoniche”, premio Oscar del Mulino Biancofiore global per l’AAArchitettura. Cosa che funziona, finziona e friziona. Squadra che vince non si cambia. (… e poi dall’altra parte che c’è? L’avanspettacolo di Totò, Peppino e Cesare Battisti? Di Stanlio e Ollio in viaggio a Bruxelles?).    

“Tutti gli uomini del Presidente convincente”, dunque, che il mio collaboratore Silvio Sic ha messo insieme per Voi, veloci amici ‘e PresS/T. Mattarella, Piano, Conte, li abbiamo detti ed elio-giati. La sorpresa è forse vedere emergere nell’assemblaggio una testolina pensante poco nota, quella che sta dietro al Presidente. E’ il verde tedesco Robert Habech il quale in questi giorni s’è clamorosamente materializzato & (pare) “mattarellizzato”. Un leader europeo che va forte & Piano, a gran velocità & a bassa voce. Che ha giocato una carta dolce, nova, a rischio. Forse di grande efficacia.

Ha rinunciato infatti ai “tweeter und Facebook”, come ha scritto sulla sua homepage. Ciò, come leggo: “dopo una notte insonne, quando il filosofo-ecologista tedesco ha deciso di chiudere i suoi account sui due social media, forti di circa 50 mila follower ciascuno”. Una scelta che ha immediatamente scatenato un acceso dibattito nazionale intorno al tema: può un protagonista politico oggi non essere presente sui social? Può rinunciare a questa contemporaneità? L’analisi di Robert è spietata e netta, teutonika. 

Sostiene, afferma: «Nessun media digitale è così aggressivo come Twitter, in nessuno c’è tanto odio, cattiveria e diffamazione come lì dentro». Continua poi il politico tedesco verde, reso celebre anche dalla sua capacità zen di non perdere mai le staffe e gli stivali: «Twitter fa scattare in me qualcosa di remoto, feroce, selvaggio: sono più aggressivo e polemico, estremo, … il tutto con una velocità che non lascia spazio alla riflessione. Evidentemente non sono immunizzato contro questa deriva». L’addio alla piattaforma dei 280 caratteri è stata l’inevitabile conseguenza. Quand’uno è hommo!!

Interessante la polemica scaturita al “gran rifiuto” di Robart. Aventino o Quirinale? Trump o Slamp? Si può rinunciare ai nuovi media? Possono essere usati ragionevolmente, “a piccole dosi” o … o è la tecnologia stessa che ti porta dove vuole, che ti usa, che comanda e ti conduce per mano? Che ti spinge nel baratro, fino all’ultimo cinguettio, all’ultimo tuo tweet? 

Si può rinunciare a stare nel gioco delle reti social?, in quel gioco al massacro ove la dolcezza non sembra (al momento) pagare ed appagare? Si può uscire da quel mondo digitale per riplasmarlo e attenuarlo? Si può fare un passo indietro e spostarsi su un altro campo d’azione? Oltre e altro il dilemma: bar o cattedra accademica? Brevi cartoline & pensierini o … o lunghe letterine? Un dibattito maturo, non nuovo, che vive da tempo anche nel nostro piccolissimo. In questa presS/Tigiosa PresS/Tletter. 

Ai posteri e ai posteriori (hai!, che dolore!!) l’ardua sentenza, ma vi prego, con clemenza. Io son vecchietto e prudentemente mi son messo la maglia di lana, le mutande di ferro e la camicia biancofiore del Pil di Mattarella. Con una spruzzatina di verdePiano di Habech, però. O no? Saluti, alla prossima, Eldorado

Ti piace questo articolo? Condividilo!

Leave A Response