Progettare Green Infrastructure – di Massimo Locci

La questione delle migrazioni di popolazioni da aree svantaggiate del pianeta, che è diventata centrale nel dibattito sociale e politico di questa fase storica, ci pone degli interrogativi anche come architetti e pianificatori. 

Un primo ragionamento riguarda il modo con cui le città affrontano (o dovrebbero affrontare) il problema dell’immigrazione, generando nuovi modelli insediativi e attrezzando i territori. Tema che è stato al centro del Congresso Nazionale IN/ARCH del 2018 (BIGGER IS BETTER? Resistenza, accoglienza e resilienza: una via italiana all’innovazione), rendendoli “accoglienti” nel senso più ampio del termine, producendo mixitè, anche di tipo sociale, recuperando aree dismesse urbane a fini residenziali, direzionali e agricoli, rigenerando ambiti improduttivi e borghi abbandonati. 

Un secondo aspetto riguarda il veloce cambiamento climatico in atto a livello planetario, che pone interrogativi e sfide ancora maggiori, legati alle terre diventate improduttive, alla carenza di risorse idriche, alla de-forestazione.  Le conseguenze riguardano le popolazioni locali, costrette a emigrare, ma anche i nostri contesti più ricchi (che hanno determinato gran parte di questi scompensi ambientali), dove s’intensificano gli eventi climatici estremi, che palesano lo stato di crisi del pianeta e l’urgenza di risposte. 

Il confronto tra governi è, quantomeno, contraddittorio: per un verso è positivo che, nella Conferenza di Parigi del 2015, duecento nazioni abbiano siglato un accordo per attuare una politica climatica comune, per altri è rovinoso che non l’abbiano firmato (o l’abbiano poi disconosciuto/disatteso) proprio gli stati che producono il maggiore inquinamento del mondo. 

Capire (anche in termini storici) la resilienza al cambiamento climatico e che il processo di erosione del “Capitale Naturale” ha infinite implicazioni per vita umane, è al centro nel corposo libro/manuale di Maria Beatrice Andreucci: Progettare Green Infrastructure (Editore: Wolters Kluwer). 

I temi sono stati affrontati in un’ottica sistemica e da una pluralità di approcci che derivano anche dalla specifica formazione dell’autrice, che è economista, architetto paesaggista, dottore di ricerca in Progettazione Ambientale, docente di “Tecnologie per la progettazione e la riqualificazione ambientale”. 

I suoi saggi, divisi in tredici capitoli e quattro sezioni principali con utilissimi abstract iniziali (Fondamenti e sviluppo dell’approccio, Progettare Green Infrastructure, Riconoscere i benefici, Valutare la resilienza urbana), sono integrati da altrettanti importanti contributi di vari esperti: Luciano Cupelloni (Prefazione), Tom Armour, Enric Batlle, Deni Ruggeri, Giuseppe Scarascia-Mugnozza, Kongjian Yu, Franco Zagari.

L’analisi parte dai capisaldi dello sviluppo delle green infrastructure (da Frederick Law Olmsted ed Ebenezer Howard, fino a Ian McHarg) e ne illustra poi l’evoluzione con un’ampia casistica internazionale, riferiti sia ai contesti fortemente antropizzati delle realtà urbane, sia alle aree vulnerabili per sovraesposizione agli impatti dei cambiamenti climatici. 

Maria Beatrice Andreucci individua nelle infrastrutture verdi e nelle soluzioni nature-based (cioè basate sulla capacità rigenerativa della Natura) le opportunità strategiche per la resilienza urbana, le risorse per garantire/ricostruire qualità di vita e sostenibilità ambientale nello sviluppo dei territori. 

Superare la condizione di sbilanciamento tra aree urbanizzate e rurali, che è biunivocamente indispensabile per entrambe, significa per l’autrice leggere sinergicamente le problematiche eco-sistemiche: ragionare sulle realtà fisico-geografiche e di edilizia bioclimatica, ma anche in termini economici (afferma: Mettere il paesaggio al centro dell’economia). 

Le contraddizioni sottese dal libro sono molteplici: per un verso i consistenti redditi delle città determinano una corrispondente maggiore richiesta di prodotti alimentari, ma paradossalmente anche un impoverimento delle campagne e, quindi, un inarrestabile inurbamento. 

L’aumento del fabbisogno alimentare si lega all’aumento d’insicurezza riguardante la provenienza del prodotto: il sistema commerciale ha da anni trovato soluzioni standardizzate, che escludono gran parte delle produzioni tipiche locali. 

Il consumo di suolo nelle periferie non solo allontana dalle città le aree agricole, ma ne inficia anche l’intrinseca resilienza. 

La riduzione delle risorse naturali crea problemi di salute e riflessi negativi nelle condizioni di vita delle persone, peggiora le condizioni igienico-sanitario e con i flussi migratori, interni e internazionali, determina ulteriori disuguaglianze sociali. 

Le tematiche ambientali sono diventate imprescindibili per qualsiasi avveduta gestione e dinamica trasformazione del territorio: sono necessarie strumentazioni e analisi complesse che il libro fornisce anche come strategie evolutive dell’evidence-based design. Scelte finalizzate a ottimizzare i diversi contributi disciplinari: economici, sociologici, ecologici e paesaggistico-architettonico. Conoscenze scientifiche che comprendono: botanica, scienze naturali e ambientali, ingegneria, idraulica, discipline artistiche e della psicologia.

Il “Capitale Naturale” in quanto massima risorsa e valenza per il futuro va, pertanto, conosciuto, monitorato e gestito. Le proposte progettuali per il territorio, sostenute e verificate dall’autrice, sono in linea con i più innovativi processi di sviluppo a scala internazionale. Le soluzioni individuano nelle infrastrutture verdi (elementi naturali integrati con quelli antropici) l’approccio scientificamente più corretto, flessibile nel tempo e adattabile alle varie condizioni territoriali. Il metodo deve essere applicato con competenza e sensibilità, sia dai progettisti, sia dalle amministrazioni locali, cui entrambi il volume si rivolge. 

Molti sono gli interventi di green infrastructure prese in esame, sia a livello teorico-metodologico o di proposta progettuale, sia realizzati nel mondo e direttamente utilizzabili in contesti simili in Italia. Il libro offre anche un quadro delle tecniche “non di mercato” e soluzioni concrete d’implementazione delle infrastrutture ecologiche riferibili al Market-based Instruments e Payments for Ecosystem Services.

“Progetti e piani di gestione del paesaggio, iniziative politiche e ricerca scientifica a livello internazionale, – evidenzia Maria Beatrice Andreucci – promuovono come idee centrali per lo sviluppo dell’urbanizzazione sostenibile, i molteplici principi fondativi delle “Green Infrastructure”. Multifunzionalità, transcalarità, interrelazioni tra differenti elementi ecologici e risorse strategicamente rilevanti (i.e. il Capitale Naturale) rappresentano valori chiave nella promozione del libero accesso, della connettività e dell’integrazione tra tessuto urbano e biodiversità”.

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