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Il nutrimento dell’architettura [2.9] – di Davide Vargas

VIAGGIO IN ISRAELE_1

Casa Weizmann vale il viaggio. Sorge sul colle di Rehovoth e fu progettata da Erich Mendelsohn e costruita dal 1936 al 1937 per lo scienziato e premio Nobel primo presidente dello Stato di Israele. L’anteprima della casa la colgo parcheggiando la macchina quasi in cima alla collina: in uno spicchio di cielo che si apre tra il fogliame, poggiato sulle ultime balze erbose il segno della scala con i raggi dei frangisole sporge oltre il volume nitido dell’edificio come un’irriverente e tozza colonna. Già da qui si riconoscono alcuni dei il vocaboli del Cinema Universum o del Columbushaus. Si arriva difronte camminando sull’erba, il freddo ha bruciato chiazze di prato che hanno lo stesso colore dell’intonaco. Oltre la geometria della casa i segni della città incombono anonimi e inevitabili.  La costruzione gira per tre lati intorno a un patio con piscina, il quarto è un collegamento superiore con l’estradosso color ruggine poggiato su pilastrini sottili, la scala si specchia nell’acqua e domina la scena, il volume ha poche bucature, sui lati a oblò e sul fronte opposto il balcone coperto delle camere da letto si protende verso il panorama. È un’opera silenziosa e introversa. Un nuovo inizio, una fondazione oltre il linguaggio elaborato e perseguito in Germania, oltre le certezze del repertorio modernista, quasi un vernacolo popolare ed essenziale. Scriveva Mendelsohn: “Sto progettando, son vivo. Edifico il paese e ricostruisco me stesso”.

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