Il caso Palazzo dei Diamanti. Due opinioni a confronto: Luigi Prestinenza Puglisi VS Vittorio Sgarbi

Questo articolo non vuole ricostruire la vicenda del Concorso di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, ma solo riportare l’iter di due opinioni, quella di Luigi Prestinenza Puglisi e quella di Vittorio Sgarbi, svoltosi in un ambito virtuale, tra post su Facebook, video e articoli pubblicati su Artribune.

Tutto inizia il 9 gennaio con la petizione promossa da Vittorio Sgarbi: “FERRARA: SALVIAMO PALAZZO DEI DIAMANTI”
www.change.org/p/comunediferrara-salviamo-palazzo-dei-diamanti

A tale petizione ne segue un’altra promossa da Labics, studio vincitore del concorso: “Palazzo dei Diamanti non è in pericolo!
www.change.org/p/ministro-per-i-beni-e-le-attività-culturali-onorevole-alberto-bonisoli-palazzo-dei-diamanti-non-è-in-pericolo

In seguito a quest’ultima petizione Luigi Prestinenza Puglisi esprime le seguenti opinioni su facebook.

Luigi Prestinenza Puglisi

12 gennaio
Contro barbari, tromboni e incolti, noi, che abbiamo a cuore il Paese e non lo vogliamo mummificare, siamo per Labics. Anzi: noi siamo Labics. Qualsiasi progetto, visto con occhio supercritico, è un errore, ha problemi, compromette il contesto. E, ovviamente, “io lo avrei saputo fare meglio”. Ma è un errore ancora peggiore evitare di realizzarlo, una volta che ha superato il giudizio qualificato di esperti ed è stato redatto da progettisti di talento. La storia si fa accumulando nel tempo opere imperfette. E difatti provate a fare il gioco di comportarvi alla Sgarbi per le opere del passato: per una ragione o per l’altra le avreste bocciate tutte. Se non si capisce questo nodo fondamentale, si cade nella trappola dei mummificatori e dei presepisti: il peggior male italiano.

15 gennaio
Da firmare per Labics e contro Sgarbi, che con questa, e dopo Piazza Armerina, sembra candidarsi ad essere il re degli ignoranti di architettura.

15 gennaio
Firmiamo, firmiamo per Labics e contro questo Sgarbi arrogante, presuntuoso, offensivo e letale per il nostro Paese. Che poi si vanti che con lui ci siano Cervellati, Botta e Portoghesi la dice tutta (mi spiace per Bellini ma anche i grandi fanno errori e a lui Sgarbi non avrebbe fatto realizzare il bellissimo progetto dell’ala islamica al Louvre). Ecco una bella occasione per Piano e per Capochin di intervenire e stare dalla loro parte, quella degli architetti.

A queste affermazioni Sgarbi risponde pubblicando un video sul sul canale YouTube.

Vittorio Sgarbi

16 gennaio
Due cose a tale Luigi Prestinenza Puglisi – di Vittorio Sgarbi

Luigi Prestinenza Puglisi risponde con due post su fb e con un articolo su Artribune.

Luigi Prestinenza Puglisi
16 gennaio
Una cosa ad un noto arrogante di nome Sgarbi
Sgarbi confonde la notorietà con la competenza: un errore che non commetterebbe neanche un asinello o, forse, una capretta, per citare un animale da lui amato. Eppure basta aver visto l’intervento disastroso da lui promosso nella Villa Romana del Casale a Piazza Armerina per capire quale sia la sua competenza in fatto di architettura. Per questo motivo, per evitare di correre il rischio di fare la parte dello sprovveduto, se non del cretinetti, anche con coloro che, a suo dire, si dovrebbero ricordare di lui, è meglio che Sgarbi taccia.

17 gennaio
Etica della critica
È, a mio avviso, importante chiedersi quanto la nostra posizione critica tenti di migliorare il mondo in cui viviamo o a renderlo più cinico e peggiore…Quando una posizione critica la sentiamo genuina e argomentata, la accettiamo anche se è molto lontana dalle nostre convinzioni, perché ne riconosciamo la tensione etica, la voglia di miglioramento. Diverso è il caso quando intuiamo che è strumentale ad altri fini, per esempio lo stare al centro dell’attenzione o un interesse politico o economico. Credo sia questo il discrimine tra un buon e un cattivo critico. P.s. Solo per dire che, dopo il profilo dedicato al bravissimo Fabrizio Carola, il prossimo Architetti d’Italia lo dedicherò a Vittorio Sgarbi. Chissà perché ma mi viene di pensarlo come il novello Ugo Ojetti dell’architettura italiana. Vediamo se ne esce fuori qualche buon ragionamento… Poi verrà il turno di Edoardo Persico, e diventerà inevitabile un paragone sia pure tra personaggi di così diversa statura.

20 gennaio
Architetti d’Italia (?). Vittorio Sgarbi, il non architetto – di Luigi Prestinenza Puglisi

Architetti d’Italia (?). Vittorio Sgarbi, il non architetto

A tale articolo Vittorio Sgarbi risponde con un articolo pubblicato sempre su Artribune

Vittorio Sgarbi
21 gennaio
Vittorio Sgarbi risponde ancora sul caso Palazzo dei Diamanti

Vittorio Sgarbi risponde ancora sul caso Palazzo dei Diamanti

A tale articolo Luigi Prestinenza Puglisi risponde con diversi post su Facebook a cui Vittorio Sgarbi replica, sempre su Facebook, attraverso il suo addetto stampa, Nino Ippolito.

Luigi Prestinenza Puglisi
21 gennaio

Il Paese dei folli e il caso Sgarbi a Ferrara
Intervista di Tonelli al sindaco di Ferrara dove si evince che la Soprintendenza prima fa il concorso e poi, dopo avere decretato il vincitore, non concede il nulla osta. A me sembra un fatto di una gravità inaudita, ma forse sono pazzo io… comunque, se fossi il presidente del CNAPPC dichiarerei la guerra (ovviamente non violenta) mobilitando gli architetti. E se fossi la Corte dei Conti farei una bella indagine per i soldi e le risorse pubbliche gettate al vento…
A proposito, nelle foto le immagini del monumento sommo di cui tutelare l’integrità: una passerella coperta di plastica che i visitatori devono attraversare prendendosi il freddo per proseguire la visita del palazzo (lo vogliamo dire che nessuno ha mai pensato di toccare il Palazzo dei Diamanti, che invece, a sentire Sgarbi, sembra oggetto della furia devastatrice di architetti dissennati?).
Tonelli: “Scusi sindaco Tagliani, ma perché non avete chiesto alla Soprintendenza un parere su questa operazione prima di andare avanti col concorso e l’assegnazione e i finanziamenti?”
Sindaco di Ferrara: “Ma la Soprintendenza (che poi ha negato il nulla osta n.d.r.) ha partecipato a tutto il processo. Ha scritto con noi il bando, ha partecipato con noi all’assegnazione, un rappresentante della soprintendenza era addirittura in giuria e poi abbiamo fatto dei momenti pubblici, abbiamo presentato i vincitori, abbiamo organizzato in Università un convegno con la Soprintendenza presente. Abbiamo collaborato su tutta la linea. La nostra richiesta di parere risale ad Agosto 2018 pensi. Se dovevano dire di no di loro sponte di certo non avrebbero atteso le ultimissime ore utili.”

Vittorio Sgarbi il 18 gennaio nel confronto al MACRO con Labics proporre un progetto di Gaetano Pesce
http://mammi.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/01/20/sgarbi-tra-gli-architetti-cronaca-di-uno-scontro/

Luigi Prestinenza Puglisi
22 gennaio
Lo scavalco
Il mio maestro e amico Marcello del Campo mi insegnava che i tradizionalisti, i benpensanti e i reazionari, per evitare di apparire tali, affermano che loro farebbero sicuramente qualcosa di più ardito e avanzato di quello che cercano di stroncare. Chiamava questa tecnica: dello scavalco. E continuava: dallo scavalco li riconosci subito.
Devo ammettere che ho pensato allo scavalco quando Sgarbi ha dichiarato che lui, per collegare le due ali del Palazzo dei Diamanti, chiamerebbe Gaetano Pesce il quale farebbe un progetto molto migliore dei Labics: una scultura in poliuretano espanso colorato che non rassomiglia a una architettura. Premesso che amo molto , anzi moltissimo, Pesce, non vedo perchè a questo punto non chiamare Gehry o Libeskind o Kapoor. La questione è però un’altra: Labics ha vinto un concorso di progettazione bandito con l’attivo coinvolgimento della stessa Soprintendenza che poi vergognosamente ha negato il nulla osta. Se Pesce, Gehry o Lisbekind o Kapoor avessero voluto concorrere, a suo tempo, lo avrebbero potuto fare liberamente. E Sgarbi avrebbe potuto darsi da fare per convincerli a partecipare. Tirare, a questo punto, Pesce fuori dal cappello mi sembra solo fare fumo volendosi dichiarare più avanguardista di tutti. Insomma: lo scavalco.

Vittorio Sgarbi
22 gennaio
Leggo Prestinenza, e capisco l’equivoco. Egli non sa distinguere architettura e conservazione. Io ho risposto a una domanda. E ho detto: Pesce. Ho anche giudicato diligente, come esercizio, l’elaborato che ha vinto il concorso. Ma la legge che prevede il vaglio definitivo della Soprintendenza non l’ho fatta io. E il dispositivo del Ministero non l’ho scritto io. Forse Prestinenza sbaglia bersaglio. Perché, allora, non polemizza con gli architetti che hanno firmato il mio appello, fra cui Pesce, Bellini, Botta, Cervellati? La conservazione è un principio assoluto per pensatori molto più profondi di lui, universalmente ammirati, come l’architetto Amos Gitaj, Raniero Gnoli, Marc Fumaroli, l’architetto Luigi Serafini, Andrea Emiliani. Io non mi occupo di progettazione, ma di tutela. E, con me, sono Sabine e Christoph Frommel, David Ekserdjan, i soprintendenti Andrea Emiliani, Luigi Malnati, Elio Garzillo, Eugenio Riccomini, Massimo Osanna, gli storici e architetti Portoghesi, Cervellati, Cristinelli, e uomini come Carandini, Pierluigi Pizzi, Vittorio Emiliani, Amos Gitai, Fumaroli, Philippe Daverio, Furio Colombo, che conoscono la tutela. Di quello si parla, non di architettura e progettazione, e tanto meno di modernità. È’ con noi anche Oliviero Toscani. E anche il direttore dell’ICR Luigi Ficacci. Allora, forse non si è capito il problema. Io ho visto e condiviso il progetto della chiesa a Ferrara di Benedetta Tagliabue Miralles,come della macchina teatrale di Botta alla Scala. E non mi devo occupare di progettazione ma di compatibilità e confini della tutela. Per me Palazzo del Diamanti è intoccabile, come la Basilica di Palladio, palazzo ducale di Urbino e Villa Savoye di Le Courbusier. Fine. Se non è d’accordo Prestinenza lo dica. Non ci sono altri termini di discussione. Si scontri con Mario Bellini, non con me. Osservo, inoltre, in ambito di competenze, che la dottoressa Pacelli, presidente del concorso per l’ampliamento, non è architetto, ma storico dell’arte. Che titoli aveva per giudicare di progettazione, secondo lo schema di Prestinenza?

Luigi Prestinenza Puglisi
22 gennaio 
Domani provo a rispondere a questa replica che Sgarbi mi ha mandato. Non capisco però perchè Sgarbi, invece di proporre argomentazioni che le avvalorino, sostiene le sue tesi dicendo che le hanno condivise altre persone. Si potrebbe rispondere che le firme delle petizioni hanno il valore che hanno e a volte esprimono un consenso affrettato e poco apprfondito. E che, come testimoniano le reazioni ai post di questa pagina FB e agli articoli apparsi su Artribune, un numero non minore di architetti e persone di cultura non ne possono più di un approccio mummificatore. Le discussioni però non si sostengono con gli indici di gradimento, ma con le argomentazioni. Che mi sembrano carenti nelle sue risposte.

Luigi Prestinenza Puglisi
23 gennaio

lpp risponde a Sgarbi accusando la sua argomentazione di non utilizzare il principio di non contraddizione.
Per giustificarsi Sgarbi usa due argomenti. Il primo è che con lui ci sono molti, autorevoli e profondi pensatori, tra i quali Oliviero Toscani. Non mi sembra una buona ragione. L’adesione a una petizione non implica la bontà della stessa. Le tesi si sostengono con buone ragioni non con gli indici di gradimento. Il secondo argomento punta sulla conservazione e l’intangibilità del monumento. Al Palazzo dei Diamanti non è lecito aggiungere alcunché esattamente come non lo sarebbe se si modificasse un quadro di Leonardo o un canto della Divina Commedia di Dante. Si tratta di una argomentazione insensata. L’architettura, se non vuole essere ridotta a museo di sé stessa, deve essere costantemente adeguata alle sue esigenze funzionali. Se no dovremmo levare al Palazzo dei Diamanti i bagni, l’impianto elettrico, l’impianto idrico, l’ascensore, la rampa per chi va in sedia a ruote, accorgimenti tutti non progettati certamente nel Rinascimento. Sono modifiche e integrazioni che, per usare l’immagine di Sgarbi, rendono un’opera di architettura diversa da un quadro di Leonardo, dove non inseriremmo mai una lampadina, o alla Divina Commedia dove un rubinetto nel secondo canto sarebbe fuori posto. Si dirà: certo che qualche modifica deve essere fatta, ma deve essere la più nascosta possibile. Bene, adesso finalmente ragioniamo, ammettendo che qualcosa occorre sempre fare e che questo qualcosa deve non compromettere la preesistenza. Per alcuni si tratta di attivare un dialogo che mostri il nuovo e valorizzi l’antico. È la grande scuola italiana del restauro da Carlo Scarpa a Franco Albini. Ma nel caso del Palazzo dei Diamanti applichiamo pure una logica più severa, ancora più conservativa. Facciamo solo il minimo necessario per fare funzionare la struttura. Credo che non possiamo certo accettare che i visitatori escano fuori dal palazzo e al freddo, percorrano una orribile passerella coperta di plastica, come oggi avviene, per poi rientrare nell’altra ala. Ecco perché è stato bandito il concorso. Per garantire questo attraversamento, per eliminare la bruttura esistente. Attenzione: facendolo in una zona esterna al Palazzo, nel retro. E aggiungendo qualche servizio che renda funzionale il monumento. Con un intervento che tra qualche anno, se vorremo, potremo anche abbattere senza alcun danno all’integrità del Palazzo dei Diamanti. Una operazione come se ne fanno decine in tutta Europa con edifici di valore storico non minore. E con eccellenti risultati. Sgarbi, mostrando di non voler sottostare al principio di non contraddizione, ammette che l’intervento di una passerella è comunque necessario e, anzi, auspica che a realizzarla sia Gaetano Pesce, un ottimo architetto noto per le sue forme esuberanti: addirittura dice che potrebbe essere di poliuretano colorato. Insomma: il monumento non si può toccare ma poi, invece che sostituire la passerella con un intervento sobrio, chiede che ci sia un progetto colorato e chiassoso. E il quadro di Leonardo da Vinci che non può essere toccato? E il canto intangibile della Divina Commedia? Bella, comunque, l’idea di chiamare Pesce. Anch’io sono convinto che farebbe un capolavoro. Chissà che ne direbbero Frommel, i Soprintendenti, Italia Nostra… adesso suoi alleati. Ma il punto è un altro. Se Pesce fosse voluto intervenire, avrebbe dovuto partecipare al concorso. Un concorso aperto a tutti è stato regolarmente bandito circa due anni fa. Non volerlo rispettare è un atto di arroganza che, a mio giudizio, non rispetta le regole democratiche. Uno schiaffo alla cultura italiana e agli architetti che afferma che non bisogna credere alle Istituzioni che prima bandiscono una gara e poi mandano a monte tutto, in base a un principio oltretutto contraddittorio (non toccare niente/chiamiamo Gaetano Pesce). A questo punto o pensiamo che Sgarbi abbia qualche problema con il principio di non contraddizione o intuiamo che esiste un’altra motivazione, forse politica. Speriamo che non sia così perché tutto ciò sarebbe infinitamente triste. Soprattutto per persone come me che la politica dei partiti non la praticano e si indignano quando vedono conflitti che appaiono come guerre di bande che bloccano il Paese.
P.S. Nella sua lettera Sgarbi sostiene che io reputo adatti a giudicare i progetti solo gli architetti e che la presidente della commissione del concorso non lo era. Non è così: io credo che tutti possano giudicare. E che, nei dibattiti che investono le idee, si devono giudicare non le persone ma solo i loro giudizi che possono essere giusti o sbagliati. Quelli di Sgarbi, come ho cercato di mostrare, sono sbagliati.
P.P.S.Sempre nella lettera, Sgarbi dice che me la dovrei prendere con gli architetti che hanno aderito alla sua petizione e con il ministro che ha negato il nulla osta. No, caro Sgarbi, io me la prendo con lei che di queste operazioni ne conduce diverse e tutte, a mio parere, esiziali per questa povera Italia. La storia del Palazzo dei Diamanti ha interesse non solo in sé stessa ma perché è emblematica del prevalere di una cultura della mummificazione e del presepe che sta distruggendo il Paese.
P.P.P.S. Nel frattempo è uscito su Artribune un altro mio contributo a questo tormentone.

La controreplica di Luigi Prestinenza Puglisi a Vittorio Sgarbi su Palazzo dei Diamanti

Vittorio Sgarbi 
24 gennaio
Non mi giustifico,e non esibisco indici di gradimento. Indico invece nomi di persone,con un pensiero, alto,distinto, e professionale, nello stesso campo praticato da Prestinenza. Ero amico di Carlo Scarpa come pochi altri, e conosco bene le questioni degli allestimenti museali; ma osservo che Prestinenza conosce male Palazzo dei Diamanti se parla di ascensori, rampe e bagni. Evitabili in quel palazzo come in molte chiese monumentali, frequentate come musei. Adeguamenti interni sono comunque diversi da ampliamenti architettonici.  In certe situazioni, come a Palazzo dei Diamanti, ripeto, e a Palazzo Ducale di Urbino, a palazzo Barberini, a Palazzo Spada, a Palazzo Reale di Napoli, improponibili. E nulla,ripeto, è più offensivo,per i progettisti (lo hanno ammesso i Labics) che insistere sulla reversibilità, come argomento ingannevole. Terribile dire: «Un intervento che tra qualche anno, se vorremo, potremo anche abbattere senza alcun danno all’integrità del Palazzo dei Diamanti». Ma come? Farlo per disfarlo? Suvvia, Prestinenza, non scherzi. Parli nel merito con insigni colleghi, più responsabili di lei, e che non hanno solo firmato l’appello, hanno argomentato in interviste, e con la documentata esperienza di restauri, come Cervellati, Bellini, Portoghesi, lo stesso Pesce; ma anche Zermani e Tagliabue Miralles, che hanno partecipato al concorso di Ferrara con altro spirito. Osservo inoltre l’infinita lontananza di Prestinenza da molte battaglie di cui sono orgogliosissimo, e in cui non l’ho visto: come la difesa del paesaggio dagli immondi e mafiosi parchi eolici. Non so dove era lui. Io ho iniziato contro l’l’orrido restauro di Palazzo del Capitano a Ascoli Piceno. Se a lui piace…

Luigi Prestinenza Puglisi 
24 gennaio
Sgarbi risponde ricordando che era amico di Carlo Scarpa. Domani la mia risposta alla risposta di Sgarbi che trovate qui di seguito. Intanto devo notare che Sgarbi continua a mettere a dura prova il principio di non contraddizione. Dice di amare Carlo Scarpa e suggerisce di coinvolgere Gaetano Pesce con una struttura in poliuretano colorato, ma poi afferma che non bisogna intervenire né con i bagni né con ascensori e rampe, neanche quelli per persone che si muovono con la sedia a ruote.

Luigi Prestinenza Puglisi 
25 gennaio
In risposta alla sua ultima lettera, lpp fa notare a Sgarbi, adesso dichiaratosi amico di Carlo Scarpa, che i danni che creerà la vicenda del Palazzo dei Diamanti potranno essere immensi e che c’è poco da esserne orgogliosi. Sono contento che il giovane Vittorio fosse “amico come pochi altri” di Carlo Scarpa. Il guaio è che Scarpa è morto a 72 anni quando Sgarbi ne aveva 26 e, quindi, nei quaranta anni successivi sembra che abbia avuto tutto il tempo per dimenticarne gli insegnamenti. Sarebbe infatti utile ricordargli, a partire da Castelvecchio, tutti i capolavori dove Scarpa ha mostrato l’inconsistenza, anzi la dannosità della tesi che le preesistenze siano intoccabili. E spero che quella di Sgarbi sia solo un’infelice battuta quando afferma che in un’opera aperta al pubblico non sia necessario inserirvi bagni, ascensori e scivoli, compresi quelli per le persone che si muovono su sedia a ruote. Affermazioni temerarie. Che diventano logicamente spericolate quando Sgarbi sostiene che le opere di sistemazione interna siano comunque meno rilevanti degli ampliamenti architettonici, come quello proposto da Labics a Ferrara. Si tratta di una solenne sciocchezza. Intanto perché, come dovrebbe sapere uno storico dell’arte, lo spazio interno in un edificio è importante non meno delle sue facciate, a meno che non vogliamo considerare l’architettura come una pura scenografia. E poi Sgarbi gioca pericolosamente sull’ambiguità della parola ampliamento. Che può fare intendere un’escrescenza che altera profondamente la logica formale della preesistenza. Ma che, come nel nostro caso, è invece un manufatto che non collide con la struttura del Palazzo dei Diamanti, trattandosi di un padiglione indipendente. In questo senso il progetto dei Labics, oltre a non intaccare alcunché, è totalmente reversibile. Che non vuol dire che si possa smontare con le chiavi inglesi. Ma che in un qualsiasi momento può essere eliminato senza danni al vicino Palazzo dei Diamanti. Non ci vuole molto a capire che questo tipo di intervento dovrebbe essere accettabilissimo anche ai più rigidi conservatori, coinvolgendo il Palazzo ancora meno di una radicale riprogettazione dei suoi spazi interni. Inoltre, non c’è motivo di essere feticisti. E di dare per scontato che un edificio debba durare in eterno. Quindi se il nuovo padiglione, tra venti o trent’anni, si ritenesse di abbatterlo per un progetto migliore, non si vede perché ostinarsi a mantenerlo. Sarà il suo successo di pubblico e di critica a determinarne, una volta ammortizzati i costi, l’esistenza in vita. Sgarbi in ogni occasione sta dalla parte dei conservatori, dei mummificatori, dei presepisti. Di coloro cioè che stanno rendendo l’Italia, diversamente da altri civili dove si è investito molto sulla valorizzazione dei propri beni, un Paese senza vita, senza speranze. I danni che creerà la vicenda del Palazzo dei Diamanti possono essere immensi: d’ora in poi le Soprintendenze avranno sempre più timore ad intervenire per migliorare lo stato in cui versa il patrimonio storico loro affidato, preoccupate di essere poi smentite dal ministro, tallonato dai vari Sgarbi. E gli architetti dubiteranno di amministrazioni che bandiscono concorsi e poi ne rinnegano i risultati. Ecco perché in molti ci stiamo ostinando a discutere di questa brutta storia, di cui lei, Sgarbi, è a mio avviso il principale colpevole. Direi che non c’è di che esserne orgogliosi.

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