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È tempo di credere al mondo – di Marco Ermentini

Mi guardo intorno, c’è una specie di rassegnazione verso un consenso quasi automatico della realtà. È strano, l’architetto dovrebbe mettere in pratica i sogni degli uomini ma siamo malati di disattenzione nella capacità di ascoltare gli altri. È preoccupante assistere a una società di sordi che stanno disimparando a riflettere.  

Tuttavia non ci accorgiamo della realtà che è proprio sotto i nostri occhi: per la prima volta nella storia dell’uomo ciò che non era in nostro potere ora lo è, in tutto o in parte. Siamo all’altezza del mondo e ci siamo accorti che, in poco tempo, abbiamo divorato quasi tutto il capitale terrestre. È curioso ma la nostra presunzione d’indipendenza dalla natura ci ha resi, in realtà, più dipendenti.  Per poterci salvare dobbiamo disinnescare l’unica guerra mondiale ancora in corso: la guerra degli uomini contro il mondo. 

Questa situazione comporta un grande ripensamento anche nella nostra disciplina.  Proviamo a pensarci: nelle nostre storie dell’architettura non c’è un albero, non c’è la natura. C’è solo linguaggio, ermeneutica, astrattismo, accademismo che dimentica il mondo. Basta scorrere l’atlante dell’architettura contemporanea Mibac Casabella…

Forse dopo tante decostruzioni serve rifondare un’architettura che costruisce, propositiva, che deve tornare a occuparsi, a progettare il mondo in cui l’umano non sia dominante ma torni a far parte della natura. Così L’architettura globale entra nella natura, la natura globale entra nell’architettura. Siamo nel pieno del sorgere di un’epoca: perché non coltivare queste sementi del futuro?

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